Davanti al «sì» di Maria
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Dal libro di Tommaso Claudio Mineo Il più bel sì. Iconografia dell’Annunciazione (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2012, pagine 207, euro 30) pubblichiamo stralci della prefazione di Stefano De Fiores. È l’ultima pubblicazione scritta dal mariologo morto lo scorso 14 aprile. di STEFANO DE FIORES
La pagina aurea del Vangelo di Luca, che narra l’annuncio dell’Angelo a Maria (Luca, 1, 26- 38), ha dato origine ai più bei commenti oratori, come è avvenuto con le quattro magnifiche omelie di san Bernardo «a lode della Vergine Madre». Non solo, ma il racconto ha attirato l’attenzione dei pittori e degli scultori di ogni epoca, che hanno fissato nell’immagine gli atteggiamenti dell’Annunciata, dall’iniziale sorpresa di fronte all’inatteso saluto al consenso finale, con cui la ragazza di Nazaret acquiesce all’invito a divenire la madre del Messia, Figlio di Dio. La prima e acuta interpretazione dell’annuncio a Maria si deve a Ireneo (morto nel 202), vescovo di Lione, che parte dal piano della salvezza, implicante il principio fondamentale della "ricapitolazione", per cui Dio riprende nella redenzione gli elementi della caduta. Ora, come nella caduta troviamo Adamo, Eva, l’albero e il serpente, così nella redenzione incontriamo Gesù nuovo Adamo, Maria nuova Eva, l’albero della croce e l’angelo. In particolare nella Vergine annunciata, Ireneo scorge la nuova Eva, che esercita una causalità salvifica a favore di tutto il genere umano: «Come Eva dunque, disobbedendo, divenne causa di morte per sé e per tutto il genere umano, così Maria, che pur avendo lo sposo che le era stato assegnato era ancora vergine, obbedendo divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano» (Contro le eresie, III, 22, 4). Con Bernardo di Chiaravalle (morto nel 1153) il consenso dell’umile Vergine viene drammatizzato e acquisisce una dimensione cosmica. Maria è collocata al centro dell’universo e l’invo cazione a lei assume un ritmo incalzante perché pronunci quel sì, che aprirà la via alla venuta del Salvatore e all’effusione della misericordia divina sull’umanità peccatrice: «Questa risposta attende da te l’umanità intera, prostrata ai tuoi piedi. (...) Perché indugi? Perché trepidi? Credi, parla e accogli. (...) Alzati, corri, apri! Alzati con la tua fede, corri con la tua disponibilità, apri col tuo consenso!» (Omelie, IV, n. 8). Balza agli occhi di tutti la "portata sociale" e la "causalità effettiva" del comportamento di Maria: strappata da un recinto individuale e privato, è chiamata a operare all’interno della storia religiosa del mondo per la salvezza umana. Con la lettera apostolica Mulieris dignitatem (1988), Giovanni Paolo II allarga gli orizzonti nel considerare la donna di Nazaret, poiché interpreta l’evento dell’incarnazione non solo all’interno della storia della salvezza del popolo d’Israele, ma anche «a partire dalla storia spirituale dell’uomo intesa nel modo più ampio, così come si esprime attraverso le diverse religioni del mondo» (n. 3). Ciò significa che nell’annuncio a Maria si ha «l’inizio di quella risposta definitiva, mediante la quale Dio viene incontro alle inquietudini del cuore dell’uomo» (n. 3). Ed è proprio la Vergine di Nazaret a rappresentare l’umanità e a fornire l’archetipo spirituale della risposta umana da offrire alla proposta divina della salvezza. Un mariologo del XX secolo, Heinrich Köster (1993), ha salutato nella risposta di Maria all’angelo «la data di nascita della personalità cristiana». È quanto dire che in Maria troviamo un paradigma antropologico di grande v a l o re ? Ella presenta in se stessa la vera icona dell’uomo secondo il piano di Dio: un io responsabile e insieme radicalmente relazionale. Maria appare — secondo la formula di san Luigi Maria di Montfort — «tutta relativa a Dio», cioè costituita dalla relazionalità al Padre, a Cristo e allo Spirito, e quindi a tutti gli esseri umani. La fede di Maria sfocia nel dono di sé, nella vita posta a disposizione di Dio, nell’azione coerente con il suo programma di vita: «Si compia in me la tua parola» (Luca, 1, 38). Queste premesse di ordine biblico e teologico fanno da sottofondo alla serie di immagini dell’annunciazione e permettono di comprendere perché Maria svolga un compito di protagonista collaboratrice nel piano della salvezza e sia raffigurata dagli artisti soprattutto nel momento del consenso. Il motivo ricorrente delle mani incrociate sul petto indica la sua fede o completa disponibilità al volere divino, che la chiama a cooperare al concepimento verginale del Figlio di Dio nella stirpe umana. Spesso gli artisti sfuggono alla tentazione di un certo deismo, poiché percepiscono la relazionalità della Vergine alle tre divine persone. Il Padre è rappresentato sovrastante la scena come inizio dell’opera salvifica mediante l’invio del Figlio, talvolta raffigurato come minuscolo bambino, che scende dal cielo oppure è ormai presente nel grembo della madre. Lo Spirito normalmente non manca, in quanto è parte essenziale del messaggio angelico: «Lo Spirito Santo scenderà su di te» (Luca, 1, 35). Tutto questo mostra come le raffigurazioni artistiche dell’annunciazione siano generalmente espressioni di una fede profonda, ancorata alla rivelazione biblica.
© Osservatore Romano - 24 maggio 2012