Il credente medita su quello che percepisce come il silenzio di Dio
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di Gianfranco Ravasi Il medico Rieux nel romanzo La peste (1947) di Albert Camus, quando stringe tra le braccia il bambino colpito dal morbo, non riesce a trattenersi: "Mi rifiuterò sino alla fine di amare questa creazione dove i bambini sono torturati". In quell'assenza indifferente del Creatore davanti al dolore innocente molti hanno visto una prova lampante dell'inesistenza di Dio. È questo uno dei capitoli più vasti della stessa storia della cultura perché il dolore, il male, la tragedia naturale sono il terreno privilegiato sul quale si celebrano le apostasie o le esplicite professioni di ateismo e dove la fede è collocata in un crogiuolo ardente di prova. In realtà il tema dell'assenza di Dio o del suo silenzio o della sua apparente indifferenza e della relativa tenebra in cui anche il credente si trova impigliato costituisce un immenso campo in cui fedeli e increduli si incrociano.
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