La Russia e la sua Chiesa viste da vicino
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Eccellenza, come giudica il clima che circonda le relazioni diplomatiche tra la Federazione Russa e la Santa Sede, oggi?
Antonio Mennini: Mi sembra sostanzialmente che in questi ultimi anni le relazioni con le autorità statali siano state improntate a una reciproca intesa e al rispetto dei valori fondamentali, umani e cristiani. Del resto, anche a livello internazionale la Santa Sede e la Federazione Russa si sono trovate non di rado a sostenere concordemente le medesime posizioni umanitarie ed etiche in seno a importanti organismi internazionali.
A parte la rigidità non assoluta delle posizioni, qual era in Urss la effettiva realtà sociale rispetto alla religione ("oppio dei popoli")?
Mennini: Credo che sia utile, anzi indispensabile, operare un distinguo - che purtroppo viene sistematicamente ignorato - quando si affronta il tema della religione in Unione Sovietica. Se ci si riferisce allo Stato, non parlerei di "rigidità non assoluta delle posizioni": per lo Stato sovietico è sempre stato chiarissimo che la fede andava soppressa, e la Chiesa usata di volta in volta per ricavarne il maggior profitto possibile - messa esemplarmente al muro come nemico di classe, oppure sbandierata ai congressi internazionali per la pace, a seconda delle contingenze. Altra cosa era la società, che non aveva nessuna possibilità di esprimersi a livello di opinione pubblica, ma che perfino in un momento tragico come il '37, in un censimento poi rigorosamente archiviato e mantenuto segreto, si espresse in maggioranza (56,7 per cento) come credente ortodossa, dimostrando così con evidenza che la politica antireligiosa del governo bolscevico era stata un fallimento. Un altro fattore non trascurabile a caratterizzare la "realtà sociale" rispetto alla religione è riassumibile nella famosa espressione dello scrittore Nikolaj Leskov, secondo cui «la Russia venne sì "battezzata" ma non "educata" al cristianesimo». Di qui il fenomeno di un'appartenenza interiore, intuitiva, talvolta viscerale, che identifica giustamente nell'Ortodossia il fondamento della propria identità anche nazionale e culturale, ma non diventa principio di discernimento nelle scelte culturali, sociali e politiche. Questo fece sì che in epoca sovietica il popolo stesso talvolta partecipasse alla distruzione di chiese e a eccidi di sacerdoti. Neppure oggi questo dualismo di fondo è stato completamente superato, è appunto uno degli aspetti missionari su cui maggiormente insistono i pastori più illuminati della Chiesa ortodossa.