Quelle Marie troppo umane censurate dall'età moderna
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Due grandi volumi di immagini sacre, corredate da commenti spirituali tratti dalle Sacre Scritture e dai testi dei santi, sono il frutto di una passione nata nell'infanzia per una Madonna combattente, la Vergine a cavallo e armata di spada protettrice di un paese siciliano, Scicli, nell'animo di un ragazzino che poi sarebbe diventato un famoso chirurgo, Tommaso Claudio Mineo. Il frutto di questa passione è una raccolta in due grandi volumi di immagini della Vergine con bambino nella sua versione più dolce e materna: quella in cui come madre allatta il suo piccolo. Nell'infinità di Madonne del latte che i due volumi ci offrono vediamo certo differenze: fra le ieratiche icone in cui il gesto dell'allattare sembra quasi rappresentato nel suo significato simbolico, più che nella sua immediatezza fisica, e le bellissime Madonne rinascimentali che allattano compiendo gli stessi gesti delle donne, con la stessa sollecitudine amorosa di una madre verso il suo piccolo. Ma in tutte è forte e presente la concretezza dell'amore materno, che si realizza nella gravidanza e nell'allattamento. Probabilmente nessuna altra immagine come quella dell'allattamento, che significa dare il proprio corpo da mangiare a un altro essere umano bisognoso, trasmette l'idea di completa donazione amorosa, e quindi si avvicina a quella che, nella tradizione cristiana, è la più alta donazione di sé: quella di Gesù che si immola per l'umanità peccatrice e che, come nell'ultima cena e nel sacramento eucaristico, offre il suo corpo e il suo sangue ai fedeli.
Al tempo stesso, l'allattamento costituisce una prova concreta dell'Incarnazione: Gesù è stato un bambino come gli altri, allattato da sua Madre. La sua divinità non esclude la sua umanità, anche negli aspetti più fragili che questa implica.
Per questo la tradizione iconografica cristiana prima, cattolica e ortodossa poi, non ha mai avuto remore a rappresentare senza veli una parte del corpo femminile dalle riconosciute valenze erotiche come il seno, anche se l'immagine si poteva prestare ad ambivalenze: nel primo volume di questa raccolta è riprodotta l'opera di Jean Fouquet, parte del dittico di Melun, che ce ne dà un esempio. Essa era stata commissionata per celebrare le grazie dell'amante del re, piuttosto che per glorificare la maternità di Maria. Certo, l'ambiguità in questo caso è manifesta, ma la potenza simbolica dell'amore fra madre e Figlio è così forte da purificarla, almeno per gli osservatori più devoti: omnia munda mundis.
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