Una patologia che richiama l'attenzione della Chiesa
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Personaggi illustri come Rousseau, Freud, Schopenhauer, Goya e Beethoven oltre a condividere le grandi capacità intellettive che li hanno resi celebri, avevano in comune la stessa patologia: la sordità. Beethoven era sordo quando componeva la iv sinfonia. Goya, dipingeva le sue più famose tele, pervase dalla malinconia che gli derivava dalla sordità completa che lo colpì a 46 anni. Quanto la patologia possa aver inciso sulla personalità di questi uomini è intuibile e possiamo affermare che alcune tra le opere più rappresentative di un pittore come Goya, o le composizioni più mirabili di un musicista come Beethoven, forse non sarebbero state tali senza la patologia di cui soffrivano. Erano il dolore e l'isolamento che li spingevano a cercare nell'arte, quasi fosse una terapia, rimedi che potessero alleviare il disagio dell'handicap di cui erano portatori. Già nell'antichità la medicina offriva terapie della sordità che si basavano sull'applicazione di mercurio, sul galvanismo, sull'omeopatia e sull'impiego di cornetti acustici di varie misure e fogge. La sordità, da sempre, è stata vissuta come isolamento, emarginazione ed handicap ed era imperativo limitarne gli effetti emarginanti.
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