Se lo Stato viene prima della persona
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Il 12 novembre scorso a Montecitorio il cardinale Tarcisio Bertone, ricordando la visita di Giovanni Paolo II, ha esortato le istituzioni ad adoperarsi affinché "le leggi dello Stato non ledano in nessun modo il diritto alla vita, anzi promuovano la difesa dei diritti fondamentali della persona umana, specialmente di quella più debole". Il segretario di Stato riprende così l'appello della Caritas in veritate, in continuità con le encicliche di Paolo VI Humanae vitae e Populorum progressio. Non si insiste mai abbastanza sul fatto che gli Stati devono essere sussidiari ai cittadini e non viceversa. Per questo è importante la lezione che si ricava dall'attuale crisi economica.
La crisi dimostra che non si è tenuto conto di quanto auspicato dall'enciclica di Benedetto XVI e ora ribadito dal segretario di Stato. Si direbbe invece che la persona è stata considerata un mezzo, uno strumento - anziché il fine - per le esigenze degli Stati, divenendo sussidiaria alla volontà di crescita del potere. E questo è stato dimostrato dall'origine della crisi, che è nata, anzitutto, dal crollo della natalità. Questo è stato permesso e persino incoraggiato, e ora si cerca di compensarlo con una crescita economica truccata, fondata sull'insostenibile indebitamento delle famiglie e di conseguenza sulla loro vulnerabilità e debolezza.