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Un giudice del tribunale di Firenze ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità della legge 40, in particolare l’ultimo comma dell’articolo 4 che prevede il divieto della fecondazione eterologa, ossia quella effettuata in vitro con almeno uno dei due gameti esterni alla coppia. Il tribunale ha accolto la domanda di una coppia (lei 38 anni, lui 34) nella quale il marito è affetto da sterilità. Dopo aver tentato la fecondazione eterologa in Svizzera e Repubblica ceca («Abbiamo tentato per due anni, sei volte, spendendo 15 mila euro, ma non è servito a nulla», ha dichiarato la donna) si sono rivolti all’associazione radicale Luca Coscioni, e assistiti dai legali Gianni Baldini e Filomena Gallo (specializzati in ricorsi e campagne pubbliche contro la legge 40) e hanno presentato ricorso al giudice per poter accedere alla tecnica oggi vietata dalla normativa italiana.
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