Berlino, quel (nuovo) vescovo già scomunicato dai gay
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Guido Horst
E ora si comincia... Essere nominato arcivescovo di Berlino è un conto. Ma la partenza con il piede giusto come sommo pastore di 390.000 cattolici nell’arcivescovado della capitale tedesca, nell’ambiente post-cristiano e secolare della Germania dell'Est, al giorno d’oggi è decisa soprattutto da una domanda: qual è la posizione del nuovo arrivato nei confronti dei gay e delle lesbiche? Il 2 luglio la nomina di Rainer Maria Woelki era da poco ufficiale, ma le ricerche erano già iniziate. E solo due giorni dopo il giornale berlinese “Tagesspiegel” era già informato: la Chiesa Cattolica sbaglia a mandare nella capitale qualcuno “che ha apertamente un problema con gli omosessuali”, ha detto il deputato parlamentare del SPD Johannes Kahrs al giornale Berliner Zeitung. “Nominando arcivescovo di Berlino il rappresentante di un orientamento religioso arretrato”, non si favoriscono certo buoni rapporti. Un situazione che si opporrebbe allo stile di vita della gente.
Il deputato Kahrs con la sua critica faceva riferimento al rapporto della rivista settimanale di Amburgo, “Der Spiegel”, secondo cui Woelki avrebbe condannato l’omosessualità definendola un’infrazione dell’”ordine della creazione”. Il gruppo di lavoro “Lesbiche e gay nella SPD” (Schwusos), per queste ragioni, avrebbe considerato la nomina di Woelki un segnale negativo. “Questo renderà il dialogo con la chiesa cattolica più complicato”, ha detto il presidente degli Schwusos,Ansgar Dittmar. Per tutti i gay e le lesbiche impegnati nella chiesa cattolica le dichiarazioni di Woelki sarebbero “un colpo basso”. Il portavoce dei Verdi per le politiche ecclesiastiche, Josef Winkler, ha dichiarato al giornale "Tagesspiegel" che, tra le altre questioni, la gestione del tema dell’omosessualità stabilirà se Woelki potrà mantenere la sua carica di arcivescovo della capitale.
Ecco cosa avviene quando al più alto rappresentante di una roccaforte post-cristiana tedesca si mostrano le possibili conseguenze del suo atteggiamento ostile. E il fatto che Woelki, nel 2000, abbia conseguito il dottorato presso l’Universitàdell’Opus Dei “Santa Croce” di Roma, con una tesi sull’importanza della parrocchia, ha suscitato ulteriore scalpore fra i media. Ma perché è stato mandato proprio lui, schivo con i media e considerato un uomo di chiesa conservatore – Woelki, prima di essere nominato vescovo suffraganeo di Colonia, fu il segretario privato del cardinale Joachim Meisner – sullo scivoloso parquet della capitale tedesca?
Il cardinale Georg Sterzinsky, arcivescovo emerito di Berlino, morto il 30 giugno dopo una lunga malattia, non ha visto la nomina del suo successore. Per la chiesa cattolica, nella capitale è in vigore il concordato prussiano: il Vaticano invia a Berlino una lista di tre nomi e il Capitolo del Duomo della città elegge il nuovo arcivescovo con voto segreto. Ma la procedura è diventata un tiro alla fune e la lista dei tre nomi è tornata indietro almeno una volta alla nunziatura di Berlino. Il Capitolo del Duomo non riusciva a decidere. Così sono emersi infine nomi che sarebbero stati presumibilmente fra i preferiti: il vescovo di Regensburg Gerhard Ludwig Müller era uno di questi, così come il suo collega di Bamberga, l’arcivescovo Ludwig Schick. O persino il cardinale Reinhard Marx, che a Monaco si sente come si sentono tutti i non bavaresi in Baviera: si sente un estraneo. Sembra che anche il vescovo di Limburg Franz Peter Tebartz-van-Eltz facesse parte della lista dei tre nomi, come il vescovo suffraganeo di Berlino Matthias Heinrich, che nel periodo della sede vacante, almeno, si era fatto notare dai media come amministratore apostolico. Ma alla fine arrivò la scelta dell’uomo che nessuno aveva preso in considerazione: la scelta del Capitolo del Duomo è probabilmente ricaduta sul candidato della lista dei tre nomi proveniente da Roma, rielaborata almeno una volta, con il quale il consiglio dei canonici credeva di poter avere vita più facile: un fenomeno conosciuto nelle diocesi tedesche, nelle quali la successione dei vescovi deve essere regolamentata sulla base del concordato prussiano.
Il Capitolo del Duomo tende a eleggere non il più forte, ma il sommo pastore con il quale si pensa di avere meno difficoltà. A Rainer Maria Woelki spetta un lungo cammino. A causa della lobby dei gay, certo, che peserà ogni sua parola con il bilancino. Ma non solo.
© http://vaticaninsider.lastampa.it/ - 8 luglio 2011