Nessun compromesso sulla libertà di coscienza
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WASHINGTON, 11. Una linea di cautela ma anche di fermezza emerge dalle prime reazioni dei vescovi degli Stati Uniti, in merito all'annuncio ieri, da parte della Casa Bianca, di un piano, ancora da illustrare nei dettagli specifici, che dovrebbe portare a una parziale revisione delle politiche che riguardano l'adeguamento dei piani di assistenza sanitaria coperti dalle assicurazioni private. Piani che offrono la possibilità di un più facile ricorso all'uso di farmaci abortivi e agli interventi di sterilizzazione, ponendosi in netto contrasto con il diritto alla tutela della libertà di coscienza. Si tratta di politiche che coinvolgono direttamente gli istituti a gestione religiosa e i propri dipendenti, ai quali spetterebbe gratuitamente, come ai lavoratori delle altre organizzazioni e istituzioni, una copertura assicurativa che garantisce l'accesso ai servizi sanitari, che includono anche le pratiche abortive - che secondo le nuove direttive del Governo vengono considerate come "servizi preventivi" per la tutela della salute delle donne. Secondo quanto spiegato in un intervento dal presidente Obama, le organizzazioni religiose non dovranno più coprire i costi della copertura assicurativa ai propri dipendenti, ma saranno le compagnie assicurative a doverlo fare. "Ci siamo resi conto - ha osservato il presidente Obama - che c'è un principio a rischio, quello della libertà religiosa". Un principio che il presidente ha affermato "di avere a cuore". Il presidente ha comunque confermato e difeso il piano del Governo in materia sanitaria, che favorisce l'accesso alle pratiche abortive.
In due note distinte, la Conferenza episcopale continua a esprimere preoccupazione per le conseguenze derivanti dalla futura applicazione delle nuove direttive - emanate dal Department of Health and Humans Services - in materia di assicurazioni private (che per le organizzazioni religiose varranno dal 2013), pur riconoscendo che l'annuncio fatto dal presidente Obama offre delle opportunità sulla questione della tutela della libertà di coscienza. "Mentre parrebbe esserci un'apertura nel rispondere ad alcune nostre preoccupazioni - sottolinea in una nota il presidente della Conferenza episcopale, l'arcivescovo di New York, Timothy Michael Dolan - ci riserviamo un giudizio dopo aver appreso i dettagli".
I vescovi passano poi a specificare il loro impegno senza tregua in difesa della vita e della libertà di coscienza, in un'altra nota, dove si sottolinea che la conferma da parte del presidente Obama delle nuove direttive in materia di assicurazioni private, che favoriscono le pratiche abortive, "resta una grave preoccupazione" e "i presuli non possono rinunciare a ribadirlo". In particolare, l'episcopato si sofferma sul fatto che l'annuncio "di alcuni cambiamenti" in riferimento al modo in cui verranno applicate le direttive è ancora incerto e lascia fuori la questione della totale esenzione delle organizzazioni religiose. Il fatto che saranno le compagnie assicurative a coprire i costi di piani sanitari che includono anche la distribuzione di farmaci abortivi e gli interventi di sterilizzazione - e non più, dunque - i datori di lavoro, lascia aperta la questione, per esempio, se ciò vale anche per le compagnie assicurative religiose che quindi non risulterebbero esentate.
Inoltre, i datori di lavoro, nel caso sempre delle organizzazioni religiose, potrebbero dichiarare di non prevedere piani assicurativi per i propri dipendenti che coprano pratiche abortive; ma, si osserva a tale proposito nella nota dell'episcopato, ciò non toglie il fatto che le compagnie assicurative e i singoli dipendenti possano accordarsi separatamente per inserire la copertura di queste pratiche in sede di stipulazione dei contratti. Questi, e altri cambiamenti, ancora non meglio chiariti da parte del Governo, richiedono pertanto, si rileva, "un'attenta analisi morale". E, come nel caso accennato, ad esempio, degli accordi tra compagnie assicurative e lavoratori per l'accesso alle pratiche abortive, tali scelte individuali non dovrebbero ricevere il medesimo sostegno economico previsto, invece, per le restanti coperture assicurative previste dai piani offerti dai datori di lavoro.
I vescovi affermano pertanto che "continueranno a fare pressione al fine di ottenere la più grande protezione della libertà di coscienza che si possa ottenere dal potere esecutivo", aggiungendo che comunque "l'unica soluzione completa a questo problema, che coinvolge la libertà religiosa, è quello di revocare le nuove direttive emanate dal Department of Health and Human Services".
Nel concludere la loro nota, i vescovi ribadiscono anche di voler proseguire la pressione sul Congresso. In particolare, si esortano i membri del ramo legislativo ad approvare il disegno di legge noto come Respect for Rights of Conscience Act, la proposta legislativa sul rispetto dei diritti di coscienza che riguarda principalmente gli operatori della sanità. Si tratta di un disegno di legge bipartisan che sostiene i diritti di coscienza per tutti coloro che offrono e acquistano un'assicurazione sanitaria.
(©L'Osservatore Romano 12 febbraio 2012)