La libertà più cara agli Stati Uniti
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WASHINGTON, 14. Due settimane per la libertà religiosa: è l'iniziativa annunciata dall'episcopato cattolico negli Stati Uniti che ha diffuso una dichiarazione in cui ribadisce la necessità di tutelare il diritto fondamentale considerato a rischio a causa di una serie di provvedimenti delle autorità statali che applicano politiche, volte in particolare a facilitare le pratiche abortive, contrarie ai valori morali e religiosi. "La nostra prima, più cara libertà": è il titolo scelto per il documento - sviluppato a cura dell'Ad Hoc Committee for Religious Liberty della United States Conference of Catholic Bishops (Usccb) - che invita tutte le diocesi a organizzare, dal 21 giugno al 4 luglio, una serie di eventi per sottolineare "il prezioso valore dell'eredità cristiana e della libertà in America", richiamato anche con precisi ricordi storici.
Si tratta, è spiegato, di una grande campagna nazionale di insegnamento e di testimonianza, alla quale sono invitate ad aderire anche altre comunità religiose, che culminerà - appunto il 4 luglio - con la celebrazione della principale festa del Paese, l'Independence Day. La Usccb ha pubblicato una speciale preghiera per il sostegno spirituale dell'iniziativa: "A tutti i cattolici - è scritto - sollecitiamo un'intensificazione delle vostre preghiere e del digiuno per una nuova nascita della libertà nel nostro amato Paese. Per questo vi invitiamo a unirvi a noi in una preghiera urgente per la libertà religiosa". Preghiera che proseguirà poi verso la fine dell'anno: oltre all'osservanza estiva, si esortano infatti anche vescovi e sacerdoti a utilizzare le omelie nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo (25 novembre) per la predicazione sullo stato della libertà religiosa, sia per quanto riguarda il contesto nazionale che quello internazionale. Un appello viene inoltre rivolto per un generale coinvolgimento attivo dei laici e in particolare di scrittori, artisti, produttori, editori, registi e blogger affinché "vengano utilizzati le proprie competenze e i propri talenti in difesa della nostra prima libertà".Il documento offre una serie "di esempi concreti" di violazione della libertà religiosa, a partire dalle nuove direttive in materia sanitaria: il contrasto si è particolarmente acceso negli ultimi mesi, a seguito della decisione del Governo di obbligare tutti i datori di lavoro, incluse le istituzioni e organizzazioni religiose, a offrire piani assicurativi ai propri dipendenti che prevedono anche rimborsi per la contraccezione e la sterilizzazione. In questo caso, come in altri, si osserva, "non si tratta affatto di una disputa teologica o legale senza reali conseguenze". Il Governo ha offerto delle esenzioni per le istituzioni e le organizzazioni religiose, ma per i vescovi "le autorità federali pretendono di definire quali sono quelle ritenute "abbastanza religiose" da meritare la protezione della libertà religiosa". Su un altro fronte, quello dell'immigrazione, sono poi emerse limitazioni alle stesse attività caritative. Il riferimento esplicito va alle severi leggi contro gli ingressi illegali degli stranieri promosse in alcuni Stati, in primis Alabama e Arizona. In un precedente intervento i vescovi avevano peraltro evidenziato che questi provvedimenti hanno anche contribuito "a creare discordia nelle comunità". A subire pesanti limitazioni sono le strutture che offrono accoglienza o gli stessi membri del clero che amministrano i sacramenti agli immigrati irregolari: si tratta di leggi "in Alabama e in altri Stati che proibiscono ciò che il Governo considera "dare rifugio" alle persone prive di documenti legali e che per la Chiesa è invece carità e cura pastorale".
Nella lista figura anche l'interruzione dell'erogazione dei sostegni economici, ad esempio nello Stato di Illinois, alle agenzie cattoliche che si occupano di adozioni, che rifiutano di prestare i loro servizi alle coppie formate da persone dello stesso sesso oppure alle coppie non unite in matrimonio. Oppure la disdetta dei contratti con le agenzie impegnate a contrastare il fenomeno delle nuove schiavitù e che non garantiscono alle donne vittime di violenze l'accesso alle pratiche abortive o ai contraccettivi. E ancora si denuncia una realtà di discriminazione che coinvolge gli studenti cristiani in alcune università.
Tuttavia dall'episcopato si osserva che le istituzioni e le organizzazioni cattoliche lavorano da sempre per il bene comune. "Siamo cattolici. Siamo americani. Siamo orgogliosi di essere entrambi, grati per il dono della nostra fede, come discepoli di Cristo e grati per il dono della libertà che è nostra in quanto cittadini".
(©L'Osservatore Romano 15 aprile 2012)