Obiezione di coscienza
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Giacomo GaleazziLa «libertà della Chiesa»,secondo l'ex governatore vaticano card.Giovanni Lajolo, è «il principio base dei rapporti tra Chiesa e Stato». «Libere le istituzioni statali di trovare la normativa che a esse pare migliore nelle presenti condizioni sociali; libera la Chiesa di proporre le sue ragioni, in quanto siano coinvolti aspetti morali o comunque relativi al proprio ordinamento», ha spiegato: «ragioni che la Chiesa - ben inteso - non intende imporre, e nemmeno proporre su base di fede, ma in base ad argomenti di ragione, chiedendo solo che come tali vengano seriamente esaminati e non scartati a limine per il fatto di provenire dalla Chiesa e di essere coerenti alla sua fede». Lo Stato deve riconoscere nella propria legislazione il diritto all'obiezione di coscienza, da parte di credenti o di istituzioni religiose, contro le norme che siano in contrasto con l'etica cristiana o di altre confessioni, ha proposto il cardinale Giovanni Lajolo, presidente emerito del Governatorato della Città del Vaticano, nell'intervento tenuto oggi all'Università Cattolica di Milano nell'ambito dell'incontro «Sovranità della Chiesa e ordine costituzionale». «Essenziale», secondo Lajolo, «al di là degli effetti che ne derivano sulla società, è che resti sempre garantita la libertà della Chiesa e delle sue istituzioni di vivere e agire in conformità alle proprie convinzioni religiose e, parimenti, la libertà delle singole persone di vivere e agire in conformità al dettato della propria coscienza». Qui il porporato fa riferimento «alla recente esperienza negli Stati Uniti», un Paese «fondato in primo luogo proprio sulla libertà di religione», ma dove «recenti sviluppi normativi, introdotti dall'attuale governo federale in materia di adozioni, col pretesto della non-discriminazione dei 'genders', e in materia di aborto - visto come questione di 'reproductive health', con l'imposizione a tutte le strutture sanitarie dell'obbligo di assicurazione per le spese di aborto - pongono le istituzioni cattoliche e gli stessi cittadini cattolici di fronte a gravi problemi di coscienza». E per Lajolo, «non è detto che anche in Europa e in Italia, soprattutto dopo certe raccomandazioni del Parlamento di Strasburgo, ma anche per l'inconsistenza morale presente in non piccola parte del campo politico e per taluni sviluppi giurisprudenziali, non si scivoli insensibilmente in analoghe difficili situazioni». Da qui l'esigenza di «un'articolata elaborazione dottrinale» dell«'istituto giuridico» - o meglio, «metagiuridico, morale» - dell'obiezione di coscienza. «In quanto possibile - propone Lajolo -, esso dovrebbe anzi essere assunto dalla stessa legislazione civile e ivi trovare valorizzazione come 'opzione di coscienzà (il termine è del professor Dalla Torre), vale a dire come strumento di libertà interiore a cui gli individui, ma anche le istituzioni della Chiesa e delle altre confessioni e religioni possano legalmente ricorrere di fronte a norme legislative che, per i loro risvolti morali, siano in contrasto con norme morali ufficialmente affermate dalle rispettive autorità religiose e siano quindi sicuramente riconoscibili come tali».
© Oltretevere - www.lastampa.it - 17 aprile 2012