Misericordia sotto accusa
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Dal libro Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia (Torino, Lindau, 2012, pagine 115, euro 12) in uscita il 26 aprile, pubblichiamo stralci del testo introduttivo scritto dal teologo che, insieme al filosofo Duccio Demetrio, ha firmato il saggio. di PIERANGELO SEQUERI
I poveri, i perseguitati, i carcerati, i feriti e gli smarriti, nella retorica corrente, rimangono il referente esemplare dell’umano che esige sostegno e cura da parte di una società ben organizzata e realmente «civile». La rivendicata differenza della solidarietà e della cura, rispetto alla pietà e alla compassione, sta appunto nella difesa della dignità e della libertà della persona. Faccenda che attiene più coerentemente alla giustizia sociale, che non alla misericordia virtuosa. C’è inoltre un fatto nuovo, culturalmente parlando. La pietà e la compassione «del cuore», fino a ieri apprezzabili espressioni dell’umana sensibilità verso «il misero», sono ora diventate emozioni alquanto sospette nell’orizzonte della nuova razionalità sociale (e post-psicanalitica). La lotta all’alienazione sembra aver individuato, nella critica all’altruismo, un nuovo obiettivo. La compassione, la generosità, l’altruismo, sono, per alcune costruzioni teoriche della biologia e dell’economia, al limite della deviazione psichica: inclinazioni sospette, ipocrisie da smascherare, illusioni da c o r re g g e re . Da un lato la misericordia è sotto accusa di essere uno svincolamento dal rigore della giustizia sociale, che si nutre di diritti e non di commiserazione. Dall’altro, l’esaltazione della misericordia è imputata di essere una forma di mortificazione (dissimulata) dell’amor proprio. La radicalizzazione della denuncia appare eccessiva ai più. Rimane il fatto che, nella nostra sensibilità corrente, essere amati (ascoltati, accolti) «per compassione», o assolti (premiati, promossi) «per misericordia», sono espressioni che non hanno un bel suono. «Misericordia» suona come pietismo, paternalismo, buonismo, moralismo: e alla religione (in particolare al cristianesimo) viene appunto imputato il puntiglio con il quale difende il carattere virtuoso di atteggiamenti mortificanti. È lecito discutere, e anche contrastare, il pregiudizio che mira a ridurre l’etica a semplice pretesa e prevaricazione ideologica. Senza dimenticare, però, che molti dei sospetti sollevati circa la dubbia qualità etica e umanistica di certa semantica della compassione, della misericordia, della carità, che sono divenuti luoghi comuni, devono essere presi in seria considerazione. Lasciandoci ispirare dal compito di illustrare l’attualità della evangelica «beatificazione» della misericordia, ne trarremo anche qualche provocazione sulla opportunità di riflettere più a fondo sull’importanza del tema. E di andare oltre qualche contrapposizione non necessaria: ispirata dalla deriva di qualche ideologismo, più che dalla sapienza della condizione umana e dall’intelligenza della rivelazione evangelica.
© Osservatore Romano - 27 aprile 2012