I numeri falsi degli abortisti
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Renzo PuccettiQuesto quotidiano nasce e vive per smontare i tanti miti del progresso. Di questi miti c’è n’è uno che in molte nazioni è servito e serve da ariete per le legislazioni abortiste. Più o meno può essere declinato così: l’aborto non è una cosa bella, ma le donne abortiscono comunque, se legalizziamo l’aborto almeno le donne non moriranno per le complicanze degl’interventi clandestini. È la seducente dottrina del male minore, capace non solo, come ammoniva Hanna Arendt, di fare dimenticare troppo in fretta il male comunque compiuto, ma addirittura di lasciare credere che si sta facendo il bene, che si è persone responsabili, in ultima analisi che così facendo si è veramente buoni. Non è uno scherzo, ad esempio “aiutare le donne nel momento del bisogno” è ciò che fa pensare al dr. Willie Parker di essere un buon samaritano mentre esegue gli aborti. Effettuare aborti tecnicamente impeccabili era quello che faceva dire nel 2006 al presidente di una sessione del convegno mondiale dei sanitari abortisti a Roma: “Noi, siamo i veri pro-Life”. È seguendo questa logica che l’Organizzazione Mondiale della Sanità promuove la legalizzazione dell’aborto come elemento fondamentale per la tutela della vita e della salute delle donne. Ed è questo il pensiero che nelle società occidentali mantiene il sostegno alle leggi abortiste. È vero? Diffondendo l’aborto legale si è davvero pro-Life? Si tutela davvero la vita?