L'invito a intensificare "la ricerca delle radici cristiane della nostra società" è stato rivolto dal Papa a docenti e studenti del Pontificio Istituto di
Archeologia Cristiana, ricevuti sabato mattina, 20 dicembre, nella Sala Clementina.
Signor Cardinale,
cari fratelli e sorelle!
Con vero piacere accolgo e saluto ciascuno di voi, che fate parte del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana. Saluto, in primo luogo, il Gran Cancelliere, il Cardinale Zenon Grocholewski, e lo ringrazio per le parole con le quali si è fatto cortese interprete dei comuni sentimenti. Saluto il Rettore, il Corpo docente, i collaboratori e gli studenti. L'odierno gradito incontro mi offre l'opportunità di manifestare vivo apprezzamento per la preziosa e feconda attività culturale, letteraria ed accademica che svolge il vostro Istituto a servizio della Chiesa e, più in generale, della cultura.
In effetti, come a voi è ben noto, non è possibile una completa visione della realtà di una comunità cristiana, antica o recente che essa sia, se non si tiene conto che la Chiesa è composta di un elemento umano e di un elemento divino. Cristo, il suo Signore, abita in essa e l'ha voluta come "comunità di fede, di speranza, di carità, quale organismo visibile, attraverso il quale diffonde per tutti la verità e la grazia" (LG 8). In questa pre-comprensione teologica, il criterio di fondo non può che essere quello di lasciarsi conquistare dalla verità ricercata nelle sue autentiche fonti, con un animo sgombro da passioni e pregiudizi, essendo l'archeologia cristiana una scienza storica, e come tale basata sullo studio metodico delle fonti.
La diffusione della cultura artistica e storica in tutti i settori della società fornisce agli uomini del nostro tempo i mezzi per ritrovare le proprie radici e per attingervi gli elementi culturali e spirituali che li aiutino ad edificare una società a dimensione veramente umana. Ogni uomo, ogni società, ha bisogno di una cultura aperta alla dimensione antropologica, morale e spirituale dell'esistenza. È pertanto mio fervido auspicio che, grazie anche al lavoro del vostro benemerito Istituto, prosegua ed anzi si intensifichi la ricerca delle radici cristiane della nostra società. L'esperienza del vostro Istituto prova che lo studio dell'archeologia, specialmente dei monumenti paleocristiani, consente di approfondire la conoscenza della verità evangelica che ci è stata trasmessa, ed offre l'opportunità di seguire i maestri e testimoni della fede che ci hanno preceduto. Conoscere l'eredità delle generazioni cristiane passate permette a quelle successive di mantenersi fedeli al depositum fidei della prima comunità cristiana e, proseguendo sullo stesso cammino, continuare a far risuonare in ogni tempo e in ogni luogo l'immutabile Vangelo di Cristo. Ecco perché, accanto ai pur importanti risultati ottenuti in campo scientifico, il vostro Istituto si preoccupa giustamente di offrire un proficuo contributo alla conoscenza e all'approfondimento della fede cristiana. Accostarsi alle "vestigia del Popolo di Dio" è un modo concreto di constatare come i contenuti dell'identica ed immutabile fede sono stati accolti e tradotti in vita cristiana secondo le mutevoli condizioni storiche, sociali e culturali, lungo l'arco di molti secoli.
Cari fratelli e sorelle, continuate a promuovere la custodia e l'approfondimento della vastissima eredità archeologica di Roma e delle varie regioni del mondo antico, consapevoli della missione propria del vostro Istituto, quella cioè di servire la storia e l'arte valorizzando le numerose testimonianze che la "Città eterna" possiede della civiltà occidentale, della cultura e della spiritualità cattolica. Si tratta di un patrimonio prezioso formatosi nel corso di questi due millenni, un tesoro inestimabile di cui siete amministratori e dal quale occorre, come fa lo scriba del Vangelo, trarre incessantemente del nuovo e dell'antico (cfr. Mt 13, 52). Con questi auspici, nell'imminenza ormai del Santo Natale, formulo fervidi voti augurali per voi e per le persone a voi care, mentre di cuore tutti vi benedico.
(©L'Osservatore Romano - 21 dicembre 2008)