Con una basilica di Santa Maria di Collemaggio inaccessibile fino alla sua ricostruzione post-terremoto, si rinnova il rito della Perdonanza Celestiniana, l’annuale giubileo che si celebra all’Aquila da 719 anni per volere di Celestino V; una festa che dal 2015 diventerà anche “patrimonio immateriale” dell’Unesco. Sarà l’Eni a finanziare i lavori in basilica così come quelli per il rifacimento del vicino Parco del Sole, come è stabilito nella convenzione con il Comune dell’Aquila; il 29 agosto è fissata la firma dell’a c c o rd o . Il rito della Perdonanza consente di lucrare l’indulgenza plenaria a chi, «sinceramente pentito e confessato», visiterà la basilica dai vespri della vigilia fino a quelli dell’anniversario dell’inizio del pontificato, come recita la cosiddetta Bolla del Perdono emessa da Papa Celestino nel 1294. Quest’anno la messa di apertura, il 28 agosto, viene celebrata all’esterno della basilica dal cardinale delegato Domenico Calcagno, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. «Erano tempi difficili — afferma il cardinale nell’omelia — per le tensioni in ambito civile e anche all’interno della Chiesa, non diversamente da quanto accade oggi. E l’ispirazione di Papa Celestino V, tradotta in concreto nella Bolla, dava una risposta di fede e di amore». E continua: «Il 29 agosto era il giorno in cui si commemorava il martirio di san Giovanni Battista, la festa della decollazione, ed era anche il giorno dell’inizio solenne del pontificato di Papa Celestino V. La Bolla del Perdono è molto chiara sia quanto alle circostanze che hanno suggerito l’istituzione della Perdonanza sia quanto alla finalità della stessa istituzione. Il Battista con la sua testimonianza fino al martirio è un esempio di fedeltà alla parola di Dio». A concelebrare insieme al cardinale sarà anche l’a rc i v e s c o v o metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi. «Papa Celestino — scrive il presule nel suo messaggio agli aquilani — fu dunque, e tale si mostrò al mondo, vero dispensatore della misericordia di Dio. È fondamentale, nella vita cristiana, imparare ad avere misericordia verso noi stessi, perché è proprio nel nostro circuito interiore che spesso si intrecciano nodi difficili da sciogliere, per cui diventiamo giudici spietati di noi stessi, incapaci di amarci perché incapaci di perdonarci. Nella misura in cui ciascuno di noi apprenderà l’arte di “volersi b ene” nel Signore, diventerà pure idoneo ad avere misericordia verso gli altri». L’arcivescovo presiederà, la sera di giovedì 29, la messa conclusiva e il rito di chiusura della Porta Santa.
© Osservatore Romano 29 agosto 2013