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Pubblichiamo un estratto di una delle relazioni tenute alla Pontificia Università Lateranense nell'ambito del corso "San Tommaso e il pensiero contemporaneo".

di Rosanna Finamore
Pontificia Università Gregoriana
Per poter dare una risposta personale al motto di Leone xiii:  vetera novis augere et perficere, che divenne lo scopo - come egli stesso dichiarò - della ricerca sul verbum, il gesuita Bernard Lonergan nel libro Conoscenza e interiorità si impegnò innanzi tutto a indagare sui vetera, ancora più approfonditamente che in Grazia e libertà, e a comprendere ciò che san Tommaso intendeva per "processione intelligibile di una parola interiore". A tale scopo doveva coordinare metodi adeguati e coerenti:  partire dai dati, cioè dalle opere tomiste, interrogarle, sviluppare il proprio comprendere a tal punto di poter raggiungere ciò che Tommaso comprendeva e significava, attraverso uno studio storico comparato di testi e autori. 
Ciò comportava una specificazione dell'atto stesso di comprendere che veniva ad articolarsi metodologicamente in vista dello scopo da raggiungere:  "capire il testo, capire il significato del testo, capire il significato di san Tommaso e capire come san Tommaso capiva", abbandonando - come specifica Lonergan - lo stile del manualista che si inebria delle citazioni e poi argomenta illudendosi che la moltiplicazione dei concetti serva a nascondere la sua incomprensione e che le parole dell'Aquinate bastino da sole a manifestare la comprensione che egli ebbe.
Lonergan, con il suo metodo, prendeva posizione contro il concettualismo e si era così prefisso un compito critico che esigeva una ricerca profondamente  sistematica:  "Staccare dall'interpretazione tomista gli interminabili grovigli di un manto di edera intrecciatovi sopra da metafisici supersottili e da gnoseologi concettualisti".
Questo poté avvenire solo maturando la consapevolezza della propria comprensione personale alle prese con questioni storiche e teoretiche, nonché del progredire nel pensiero stesso dell'Aquinate a partire dalle Sentenze fino alla via doctrinae della Summa. Per Lonergan questo significava onorare Tommaso che ben stimava l'atto di comprendere, punto focale della sua psicologia razionale e "chiave" per conoscere l'anima umana. Dicendum quod anima humana intelligit seipsam per suum intelligere, quod est actus proprius eius, perfecte demonstrans virtutem eius et naturam (Summa Theologiae, i, q. 88).
Ancora  sul  comprendere  si  cimentò Lonergan  con  la  sua  successiva  opera Insight. Uno studio del comprendere umano (la  cui  seconda  edizione  italiana  a  cura  di  Saturnino  Muratore  e  Natalino Spaccapelo, è stata pubblicata nel 2007, anno celebrativo in varie parti del mondo del cinquantenario della prima pubblicazione).
Già in Conoscenza e Interiorità il gesuita aveva dato spazio all'insight, all'"intellezione", che è l'atto di comprendere, a partire da Aristotele e nello sviluppo successivo di san Tommaso. Con l'opera del 1957, tuttavia, le motivazioni del filosofo e teologo canadese cambiano; l'intellezione si caratterizza in modo nuovo, essendo "un evento che accade nell'ambito della coscienza". Di esso ogni soggetto fa esperienza, e diviene perciò la base per il "metodo empirico generalizzato".
Nella sua prefazione originale scritta nel 1953 Lonergan dichiarava di non aver intrapreso una ricerca tematica, né di aver scritto un trattato, ma di voler offrire ai lettori un "programma", di voler rivolgere un "invito" non generico ma puntuale "di apprendere, di appropriarsi, di considerare in tutte le sue conseguenze il focus interiore della propria intelligenza e ragionevolezza. Questo focus è l'intellezione. (...) Appropriarsi del focus è sia conoscere, sia conoscere cosa è conoscere la propria intelligenza, la propria ragionevolezza, la propria libertà essenziale e limitatamente efficace".
Nell'introduzione, la dichiarazione dello scopo si articola in una serie di traguardi:  interrogarsi sulla natura del conoscere, occuparsi degli atti conoscitivi e quindi non di ciò che è conosciuto ma del conoscente, preferire alle proprietà astratte della conoscenza la guida da offrire al lettore al fine dell'appropriazione personale, che avverrà solo gradualmente e per la quale si offriranno vari elementi, tra loro assemblati da criteri che possano risultare pedagogicamente efficaci.
Lonergan, quindi, scrive per il lettore contemporaneo, il suo impiego di considerazioni matematiche o scientifiche, oltre che filosofiche e teologiche, non è finalizzato solo a proporre con chiarezza l'intellezione ma a scoprire attraverso la metodicità del pensiero scientifico l'importanza della validità del metodo che interpella costantemente l'intelligenza e la ragione del conoscente.
Le competenze filosofiche e teologiche di Lonergan manifestano in quest'opera uno spessore specificamente metodologico, epistemologico. Fin dall'introduzione egli sollecita il lettore a interrogarsi sull'attività del conoscere per scoprirne, con l'operatività, la vitalità delle istanze metodologiche che non gli sono estranee. "Che cosa è, tuttavia, in definitiva - chiede Lonergan - la natura e il fondamento del metodo se non un afferrare riflessivo e un'applicazione specializzata dell'oggetto della nostra ricerca, cioè della struttura dinamica immanente e ricorrentemente operativa nell'attività cognitiva umana?".
L'apprendistato e il discepolato con san Tommaso avevano reso Lonergan attento a esplorare i contenuti per scoprire le vie attraverso cui si era giunti a essi; i vetera erano stati scandagliati non per essere semplicemente ripetuti, ma per incamminarsi verso quei nova che li potessero augere et perficere. In greco la parola mèthodos è composta di mèta e hodòs, letteralmente mèthodos è la "strada che conduce alla meta", propriamente è anche la "via che conduce oltre".
L'opera Insight era stata pensata da Lonergan come un'introduzione alla teologia, come un incamminarsi verso una metodologia teologica che rendesse la teologia attenta ai cambiamenti culturali, che la ponesse in grado di rispondere alle esigenze storiche; Insight può rappresentare quindi un ulteriore reperimento dei nova che sono tali in quanto si conoscono i vetera con cui sono in relazione. Nelle due parti che compongono i suoi venti capitoli, "Intellezione in quanto attività" e "Intellezione in quanto conoscenza", quella più ricca di citazioni di san Tommaso è la seconda, ma le citazioni, per il numero, sono di gran lunga minori di quelle delle precedenti opere che tematizzavano il pensiero dell'Aquinate. Quello che avvince, tuttavia, è che il pensiero del santo sia dinamicamente sotteso a quello di Lonergan, avendo egli ereditato da Tommaso le qualità dell'intelligere e del verbum e con esso i tratti costitutivi del soggetto umano che sono alla base stessa del conoscere e del metodo.
Come già aveva indicato nell'introduzione a Conoscenza e interiorità, Lonergan riconobbe il grande impegno e merito di san Tommaso:  "tentare, per quanto in modo remoto e implicito, di fondere insieme ciò che a noi può sembrare così disparato:  una fenomenologia del soggetto con una psicologia dell'anima".
Lonergan fu costantemente interessato, come era solito dire, "al soggetto in quanto soggetto", cioè al soggetto in quanto conoscente e agente, il che significa cosciente di sé e dei propri atti, attento ai dati sensoriali, intelligente, razionale, libero e responsabile. Nonostante i sette secoli che distanziano Lonergan da san Tommaso, a partire da Insight il suo pensiero è sotteso alle principali scelte compiute dal gesuita nel far dialogare filosofia, scienza e teologia, nel ricomporre in una sintesi efficace pensiero cristiano e modernità, cultura umanistica e cultura scientifica, nel ritessere i rapporti tra fede e cultura.


(©L'Osservatore Romano - 23 luglio 2009)
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