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vaticano2di Mary Nolan
Un'iniziativa volta a "garantire la trasparenza delle nostre attività, rispondendo così alle legittime aspettative della Chiesa cattolica, dei nostri clienti, delle autorità vaticane, delle nostre banche corrispondenti e del pubblico". Così Ernst von Freyberg, presidente del Consiglio di sovrintendenza dal 26 febbraio scorso e attuale direttore generale ad interim commenta il primo rapporto annuale pubblicato oggi dall'Istituto per le Opere di Religione (Ior) In un'intervista all'Osservatore Romano von Freyberg spiega perché il rapporto vada inteso come parte di un'ampia iniziativa volta a illustrare la missione, le attività e i dati finanziari dell'Istituto.

Qual è la base e quali sono i punti centrali del rapporto?

Quando abbiamo iniziato, lo scorso aprile, una cosa è emersa chiaramente. Dovevamo acquisire maggiore trasparenza. Abbiamo fatto progressi e, dopo il consiglio di sovrintendenza, abbiamo compiuto tre passi. Il primo è stato di impegnarci con i media, e di farlo in modo costante, il che ha portato alla nomina di un ufficio stampa, con a capo Max Hohenberg, che collabora strettamente con la Sala Stampa della Santa Sede. Abbiamo poi proseguito lanciando il sito internet www.ior.va, che ci ha permesso di essere, al momento, una fonte autorevole in rete per quanto riguarda lo Ior. E ora, il terzo passo è la pubblicazione del rapporto annuale. È una cosa che fanno tutte le istituzioni finanziarie del mondo in modo altrettanto dettagliato. La cosa importante da osservare è che il rapporto è standard e che è stato verificato. Collaboriamo con Kpmg, che è una delle quattro grandi società di revisione a livello mondiale. In questo modo dimostriamo non solo quello che facciamo, ma anche che teniamo in ordine i nostri libri contabili, come ci si dovrebbe aspettare.

Contiene qualche sorpresa?

Mostrerà che siamo un'istituzione finanziaria relativamente piccola e gestita in modo oculato. La sorpresa è che non c'è alcuna sorpresa. Serviamo in modo prevalente istituzioni ecclesiastiche e congregazioni religiose.

Perché lo pubblicate adesso?

È uno dei tre passi fondamentali: impegno con i media, lancio del sito internet, pubblicazione del rapporto annuale. Semplicemente è questo il tempo che è occorso per compilare il rapporto in modo adeguato, trattandosi della prima iniziativa di questo genere. Il prossimo anno sarà pronto prima. Mi aspetto di poterlo pubblicare entro la fine di giugno. E se lo Ior manterrà la sua forma attuale, il rapporto verrà pubblicato ogni anno.

Quale direzione seguirà lo Ior?

Spetta alla Santa Sede deciderlo sulla base delle raccomandazioni della Commissione referente. Siamo qui per gestire l'Istituto correttamente nella sua forma attuale. Questo offrirà al Santo Padre delle opzioni quando deciderà quale compito affidarci in futuro. Ma non spetta a noi esprimere giudizi o dichiarazioni su come sarà il futuro.

Qual è il processo per la compilazione di un rapporto come quello pubblicato oggi?

Al centro c'è la presentazione dei risultati finanziari preparata con la società di verifica Kpmg. Essa occupa circa due terzi del rapporto. Poi ci sono i commenti della Commissione cardinalizia, degli auditors, sull'anno passato e su quello in corso. Tutti hanno riflettuto attentamente e scritto ciò che è d'interesse per il pubblico. Il lavoro è consistito nel compilare e controllare tutti i numeri. È un fascicolo di riferimento.

State aspettando la valutazione di Moneyval alla fine dell'anno?

Moneyval valuta lo Stato, non noi. Stiamo facendo tutto ciò che è stato richiesto da Moneyval, ma non si concentreranno su di noi, bensì sugli aspetti di governo.

Può raccontarci qualcosa in più su ciò che avete fatto per ottenere quella situazione di trasparenza auspicato da Benedetto XVI e ora da Papa Francesco?

Guardando agli ultimi sei mesi, ci siamo concentrati essenzialmente su tre cose. Anzitutto la trasparenza o, si potrebbe dire, la reputazione. Per la Santa Sede è molto importante che lo Ior diventi un soggetto positivo e non distragga l'attenzione dal messaggio del Santo Padre. In secondo luogo, sul processo per contrastare il riciclaggio di denaro sporco, conosciuto anche come processo Moneyval, al quale abbiamo dedicato enormi risorse. Con questo intendo una squadra di 25 persone del Promontory Financial Group che sta controllando ogni singolo conto e sta conducendo delle indagini particolari per noi. Il terzo elemento è l'organizzazione e l'operatività. Abbiamo introdotto il ruolo di chief risk officer con Antonio Monterisi. Abbiamo introdotto una nuova struttura organizzativa, manuali operativi per mettere in guardia contro il riciclaggio di denaro, ma anche regole e procedure per altre sezioni dell'istituto. Le prossime due grandi questioni sulla nostra lista sono il servizio ai clienti e il modo in cui operiamo. Quando il Santo Padre avrà deciso quale direzione vuole fare seguire allo Ior, ci adatteremo presto al nuovo modello.

E vi sentite in grado di adattarvi rapidamente?

Abbiamo una squadra molto valida, costituita da persone che già lavoravano qui e da persone che abbiamo chiamato da fuori. E la ricerca continua. La posizione chiave che riempiremo quando il Santo Padre avrà deciso il nostro orientamento futuro sarà quella del direttore generale. Io sarò direttore generale solo per un breve periodo di tempo. La soluzione a lungo termine deve ancora essere presa in esame.

È soddisfatto dell'immagine dello Ior? Sta migliorando, cambiando?

Penso che in molti si stanno rendendo conto che stiamo diventando più trasparenti e che stiamo procedendo sulla via dell'adeguamento e ce ne rendono merito. Non voglio esprimere giudizi sulle opinioni esterne, ma credo che ci venga riconosciuto il merito. Non possiamo cambiare il passato. Il passato è quello che è.

Secondo lei, come venite considerati dai media?

In linea di massima penso che veniamo trattati molto correttamente dai media. Ritengo che, fintanto che ci sforzeremo di dire la verità e di non prendere in giro la gente, anche i giornalisti saranno disposti ad accettare quello che diciamo e a ripeterlo ai loro lettori. E vorrei che quando affermano di avere parlato con delle fonti, parlassero invece con me. E c'è un portavoce che potrebbero chiamare in qualsiasi momento. Risponderemmo. Vorrei incoraggiare i giornalisti a partire dall'alto quando vogliono sapere qualcosa.

Riguardo alle misure adottate per aggiornare la gestione dei conti dello Ior?

Una cosa è trattare i clienti in modo scortese e non dare spiegazioni. Ci scusiamo se questo è avvenuto e cercheremo di porvi rimedio. Ma dovete ricordare che quello che facciamo è normale per qualsiasi banca del mondo occidentale. D'altro canto, la banca ha bisogno di informazioni personali, che in alcuni casi non sono aggiornate. Quindi dobbiamo rintracciare i clienti e chiedere informazioni. Dal punto di vista dei clienti può apparire frustrante, perché nessuno di loro ha fatto niente di male. Abbiamo definito categorie di clienti, come risulta dal nostro sito. Le missioni diplomatiche accreditate presso La Santa Sede sono tra queste, in accordo con gli standard diplomatici internazionali. È importante comprendere che applichiamo a tutti le stesse regole procedurali, indipendentemente dal loro status. Il mondo è cambiato e le vecchie istituzioni di tanto in tanto hanno bisogno di aggiornarsi. Per quanto riguarda le critiche esterne, ricordatevi che lo Ior è soggetto al diritto vaticano e che la sua posizione è stata nuovamente rafforzata, nello scorso mese di agosto, dal motuproprio di Papa Francesco. Se si vuole trattare con il mondo in generale - e questo per noi significa banche corrispondenti disposte a fare affari con noi - occorre conformarsi agli standard internazionali. La responsabilità ha un ruolo importante in ciò che facciamo.

(©L'Osservatore Romano 2 ottobre 2013)