«Rimaniamo uniti in questo compito di fare che la terra sia custodita; nella consapevolezza che curare il creato è curare l’umanità intera». Lo ha auspicato il Papa nel saluto rivolto alla delegazione internazionale jainista ricevuta in un’auletta dell’Aula Paolo VI prima dell’udienza generale di mercoledì mattina 1° giugno. Accompagnata dal cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, dal vescovo segretario Miguel Ángel Ayuso Guixot, dal sottosegretario Indunil Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage e dall’officiale Michael Santiago, la delegazione jainista era composta da 35 persone. La guidava Nemu Chandaria, presidente dell’Institute of Jainology, con sede a Londra.Vi do il benvenuto e mi piace questo incontro, un incontro che fa crescere la nostra responsabilità nella cura del creato, di quel dono che tutti noi abbiamo ricevuto — il dono del creato — perché ne abbiamo cura. Il creato è lo specchio di Dio, è lo specchio del Creatore, è lo specchio della natura, di tutta la natura, è la vita della natura e anche il nostro specchio. A noi, a tutti, piace la madre Terra, perché è quella che ci ha dato la vita e ci custodisce; direi anche la sorella Terra, che ci accompagna nel nostro cammino dell’esistenza. Ma il nostro compito è un po’ curarla come si cura una madre o come si cura una sorella, cioè con responsabilità, con tenerezza e con la pace. Vi ringrazio per tutto quello che voi fate in questo compito e rimaniamo uniti in questo ideale, in questo compito, in questo lavoro di fare che la nostra madre, la nostra sorella Terra sia custodita; nella consapevolezza che curare, custodire il creato, la Terra, è curare e custodire l’umanità intera. Grazie.
© Osservatore Romano - 2 giugno 2016