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dito bimbo e vecchioLa gioia come fonte di conversione

La gioia che pervade questo periodo di attesa è un paradigma.

Infatti seppure la vita eterna è la "cosa" più seria della nostra vita. Seppure i nostri cammini vivono in una "valle di lacrime". Nonostante siamo costati a Dio un carissimo prezzo, un infinito dolore e annichilimento è una indicibile passione... ciò che pervade il cammino dei cristiani è la gioia e la lode, lo stupore e l'esultanza.

"Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio" proclama il profeta Isaia (Is. 61,10)
e gli fa eco il magnificat proclamato cui rispondiamo a Dio con le Sue parole e le parole della Madre: "L'Anima mia magnifica il Signore!" (Lc. 1,46).

Così l'esortazione dell'apostolo: "Siate lieti" (Fil. 4,4). Attenzione non dice l'apostolo "sentitevi" lieti ma "siate" lieti.
La gioia del Vangelo infatti è una gioia che sorpassa, supera, completa e trasfigura ogni sentire e si fonda sulla presenza reale, salvifica, creatrice e rinnovatrice di Dio; qui ed ora!
Ecco perché questa è un tempo di gioia.

Lo stesso vangelo, narrando della figura ascetica del Battista ci fa comprendere che ogni disciplina e austerità scaturisce pienamente solo dalla gioia.
Dalla consapevolezza radicale di dire "non sono degno di slegare il laccio del sandalo".
E cioè, di affermare che sebbene Dio mi chiami alla sponsalità con Lui nella comunione dei fratelli a me non interessa un luogo e una poltrona, una carica e un prestigio, a me basta esserci, anche come l'ultimo degli sguatteri. Come una scopa dietro ad una porta che non serve e si usa solo quando serve.

Ogni fatica e ogni deserto. Ogni rinuncia e ogni morte è per me nulla davanti alla gioia che viene donata. Una gioia che mi acceca e mi dona stupore e che suscita lode e canto e danza del cuore. Qui si fonda la conversione.

Francesco di Assisi questo lo aveva capito bene quando parla della Perfetta Letizia per esplicare il "luogo" teologico ed esistenziale della perfetta Gioia.
E questa esperienza viene rafforzata quando, nella preghiera dell'Absorbeat che, benché non di Francesco da lui scaturisce, viene detto:
Rapisca ti prego Signore
l'ardente e dolce forza del Tuo Amore
l'anima mia da tutte le cose che sono sotto il cielo
e donami di morire per Amore dell'Amore tuo
come tu ti sei degnato di morire per amore dell'amore mio.

Infatti il segno dell'anima che ha incontrato Dio non è la povertà, né la castità e neppure l'obbedienza, pur essendo consigli evangelici ineludibili e per tutti i battezzati - seppure vissuti in forma diversa nelle diverse vocazioni - infatti se i consigli evangelici non aiutano a sorridere e non portano gioia ma sclerocardia, musoneria e derivati... beh, c'è il rischio che l'anima è ancora curva su sé stessa e non ha colto, custodito e coltivato il dono della gioia.
Sotto sotto l'anima è velata da una sottile superbia e non fonda la propria stima sullo sguardo di Dio ma sulle proprie opere e sui propri fantasmi.

Invece, e questo tempo di Grazia ce lo proclama solennemente, il segno dei segni è la gioia forte e robusta che nasce dallo stupore di un Dio che ti ama e ti sostiene nel Suo amore.
Ama non solo tutti, ma ciascuno, e ciascuno chiama per nome. Un nome unico e personale che risuona in pienezza nella comunione dei fratelli, nella Chiesa.
Egli viene non tarderà. Viene ora nella gioia del Natale. Viene "ora" alla fine dei tempi.

Erroneamente si pensa che questo sia un punto di arrivo. In parte lo è nel compimento della santità. Ma ancora prima è un punto di partenza, anzi: il punto di partenza.
Perché dalla gioia si genera l'uomo nuovo e dalla gioia si percorre un lungo cammino, passo dopo passo.

Le spine, infatti, hanno senso perché c'è la rosa. La quale è un dono di bellezza, di profumo e di gioia.

La gioia non solo produce conversione del cuore ma, in certo qual modo, accelera la venuta di Cristo perché accende di desiderio la Chiesa e l'umanità che attende la seconda venuta del Suo Signore e sposo e chiede ardentemente che il Regno di Dio si compia; qui ed ora.
E tale ardente attesa dipana molte nubi e scioglie i nodi, di ogni ordine e grado.

Vieni Signore Gesù, Maranatha!
Non tardare, la terra ti attende; alleluja!

E la tua Gioia, in me, prenda casa, come fondamento, come sostanza ed abbellimento e come apertura perenne al dono. Come tenda nel deserto.

E che meraviglia affermare, finalmente, non sono io il Cristo ma sono di Cristo e in Lui tutto attendo.

Paul Freeman