Pare che la mormorazione non sia un peccato distinto dalla maldicenza e dalla detrazione.
Infatti:
S. Isidoro così scrive (Etym. 10): « Il sussurrone, o mormoratore, è così denominato dal suono delle sue parole: poiché non parla in faccia, ma parla all'orecchio dicendo male di altri ».
Ora, parlare di altri in tal modo è proprio della detrazione. Ma lo vedremo tra poco. Quindi la mormorazione non se ne distingue.
Sta scritto (Lv 19,16 Vg): «Non essere denigratore, né mormoratore in mezzo al popolo». Ma il denigratore pare che si identifichi col detrattore.
Perciò anche la mormorazione non si distingue dalla detrazione. Si legge ancora (Sir 28,13): «Maledici il mormoratore e l'uomo di doppia lingua».
Ma l'uomo di doppia lingua non è altro che il maldicente: poiché è proprio dei maldicenti parlare in due modi, cioè in un modo dietro le spalle e in un altro alla presenza del prossimo.
Quindi il mormoratore si identifica col maldicente.
Distinguo..
A proposito dei « mormoratori e maldicenti » di cui parla S. Paolo (Rm 1,29s), la Glossa [ interlin., ord. e P. Lomb. ] spiega: «Mormoratori sono quelli che seminano la discordia tra gli amici, maldicenti quelli che negano o sminuiscono il bene altrui».
La mormorazione o sussurrazione e la maldicenza coincidono nella materia, e anche nella forma, cioè nell'espressione verbale: poiché l'una e l'altra consistono nel dir male del prossimo a sua insaputa.
E per questa somiglianza talora vengono scambiate l'una con l'altra. Per cui quando l'Ecclesiastico (Sir 5,14) dice: «Non meritare il titolo di mormoratore», la Glossa [ interlin. ] aggiunge: «Cioè (il titolo) di maldicente».
Esse però differiscono nel fine.
Poiché il maldicente mira a denigrare la fama del prossimo: per cui insiste specialmente nel sottolineare, presentando al pubblico con evidenze, quei difetti che possono infamare una persona, o almeno sminuirne la fama. I mezzi di comunicazione sociale sono, se mal usati, un facilitatore della maldicenza.
Invece il mormoratore mira a distruggere l'amicizia, come risulta dalla Glossa citata [ s. c. ] e da quel passo dei Proverbi (Pr 26,20): «Se non c'è il mormoratore, il litigio si calma».
Perciò il mormoratore insiste nel presentare quei difetti che possono eccitare contro una persona l'animo di chi ascolta, secondo le parole della Scrittura (Sir 28,9): «Un uomo peccatore semina discordia tra gli amici, e tra persone pacifiche insinua l'inimicizia». Questa operazione divisoria è tipica del diavolo il quale fu il primo mormoratore ed indusse la deformazione del volto di Dio; deformazione così ben radicata da diventare il sub-liminale "dubbio su Dio e sulla Sua bontà".
Infine su che cosa si basa la detrazione?
È una sorta di ladrocinio ed estensione del settimo comandamento nell'ottavo. Rubare la stima, la fama. Dicendo o eccitando al falso. Questo era particolarmente caro ad Israele e, soprattutto, al cuore di Dio, che lo esplicita nella legge divina. Distruggere la stima e il buon nome degli altri, o semplicemente annacquare il prestigio è una sorta di ladrocinio e di omicidio. E ben riesce quando conserva delle punte o delle apparenze di vendibilità cogliendo alcune cose vere.
Spesso la detrazione non avviene in maniera plateale ma sotterranea, carsica. Una goccia per volta. Anche perché, con tale metodica, chi la attua, si sente meno responsabile e, sotto sotto, sa bene che il risultato ottenuto è più stabile ed efficace, perché pervertirà il reale. E se questo non lo sa chi la attua, lo sa bene il "nemico" di cui egli è schiavo in questo comportamento malato.
Talvolta con rivestimenti apparentemente spirituali come lo scrupolo. Lo scrupolo infatti nasce da una cattiva assunzione del limite o della propria miseria e pertanto si diventa detrattori e ladri perché proiettivi. Il dramma che dentro di noi non abbiamo affrontato nella Luce di Dio, che scalda, illumina e converte, diventa deformazione dell'occhio e delle intenzioni. E il ladrocinio semina deformazione perché vive nella deformazione.
Oppure la Detrazione, con la ricerca idolatrica della Verità che spezza la Carità con il manto, ipocrita, del servizio, semina sclerocardia, perché vive di essa. In tal caso la Detrazione si comporta in maniera oposta alla Carità descritta in 1Cor.13.
Ci caschiamo sovente, qualche rara volta in buona fede, talvolta per rispondere in maniera smodata al bisogno di identità.
Detraggo dunque sono, e qui si sposa con l'invidia e la gelosia (vd La Gelosia, riflessione biblica ed indicazioni pastorali)
Gli scupoli spirituali non nascono da una sensibilità pura ma piuttosto contorta, problematica e problematizzante ed evita di maturare in un contesto protetto ed adatto che obbligherebbe alla crescita.
È tipico dello scrupoloso non cercare mai il Sacramento della rRiconciliazione e la sistematicità della Direzione Spirituale, inventando continue scuse esterne a sé perché non ha risolto le morti dentro di sé.
Sono persone one-man-band che non hanno alcuna esperienza di Chiesa, oppure ce l'hanno in forma molto superficiale, narcistica ed infantile; e talvolta questa povera esperienza di chiesa è rivestita da ampia conoscenza nozionistica. L'esperienza come comunità fraterna autentica e scarnificante, vera penitenza e luogo di conversione, è carente (non sempre per responsabilità propria) e si muovono sempre ai margini di un cammino vocazionale autentico che li inchiodi al muro dell'autentica conversione.
I social, i forum e le chat, in questo, amplificano questa fuga strutturata che l'individuo compie facendo del male a sé ed agli altri. La guerra del tutti contro tutti, la messa in chiaro di "screen-shot", specie se giustificati, non elimina questa malattia ma la amplifica. La propria malattia e l'altrui malattia. E l'altrui malattia, spesso, è la propria malattia. In quel momento si mette in piazza non solo il limite del fratello ma, drammaticamente, manipolando, anche il proprio.
Internet, ad esempio, di per sé mezzo neutro, sovente, con alcuni siti, sia essi "sociali e progressisti" o da altra parte "conservatori", con i forum e con i social è tutto un proliferare di maldicenza, mormorazione e detrazione.
Detrazione spesso mossa da persone, fratelli e sorelle, che non hanno mai veramente centrato il loro cammino vocazionale e non hanno mai fatto una autentica esperienza di Chiesa. E purtroppo anche se hanno ricevuto la grazia immensa del ministero ordinato.
Non dobbiamo scandalizzarci, nemmeno se ci cadiamo facilmente noi.
Persino nel primigenio collegio degli apostoli attorno al Signore e Maestro accadeva questo:
"Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo lungo la via?». Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro:
«Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»" (Mc. 9,33-37)
Il cammino di guarigione è lungo e non dobbiamo farci illusioni: la via dei social o di internet distrae da questa priorità. Altra è la porta stretta.
Ma come, si obietta... Non viene forse spezzata così ogni forma di critica, di opinione che spegne il cervello, la capacità di logica e di crescita, il fiorire e la crescita delle opinioni?
Anche questa osservazione, dietro la legittimità di alcune ragioni, desidera sdoganare la nostra malattia: il solipsismo, la nostra deificazione, il delirio della ferita di origine, il grido mai sazio dell'io ferito e fortemente ego-riferito. Eppure basterebbe un colloquio serio di accompagnamento spirituale...
Per cui dietro il ragionare, il riflettere e finanche il criticare, se manca l'appartenenza che Cristo crea, anche con chi non ci è "fratello" nella fede, si rischia di usare gli argomenti come una clava prepotente che non fa fiorire il vero ma lo nega per imporre i propri deliri e, talvolta, per distorsione, le proprie menzogne.
Ma il meglio, su questo "ritmo" della guerra di tutti contro tutti è proprio soprattutto dei e tra i "fratelli nella fede". Qui siamo professionisti, perché non abbiamo compreso né fatto nostra l'esortazione e la Forma Vitæ del Signore: "Padre nostro".
"Io non faccio succedere le cose", dice Al Pacino nelle vesti di satana ne l'Avvocato del diavolo, ".. non è così che funziona... libero arbitrio! È come l'ala di una farfalla, una volta toccata, non si solleva più da terra.. no, io ho solo preparato la scena", la scena del trionfo dell'io malato, del solipsismo, della vanità, della vanagloria e della superbia, delle ferite proprie ed altrui.
Basta un tocco alle ali della farfalla, basta poco e la tua anima si inquina. Meglio se con la parvenza di oggettività.
L'umorismo invece sgonfia perché ridimensiona anzitutto sé stessi e richiama alla verità dell'umiltà.
Altra è la via della Carità e dell'appartenenza che, senza spegnere il vero, la ricerca del vero e la brama del vero, la schiettezza e l'asciuttezza, per sé (sommamente per sé) e poi per gli altri, riconosce anche il senso del proprio limite.
Limite fin troppo poco onorato e coltivato. L'umiltà è tutto.
Essa non è solo culmine di un cammino ma anche il fondamento necessario per il Bene. L'incipit necessario.
Bene di sé, Bene degli altri, Bene Comune. Bene necessario nell'ordine triplice delle relazioni: con Dio, con sé e con i fratelli.
Come è diversa l'esortazione dell'apostolo nella lettera ai Romani al cap. 12 "La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità." (Rm. 12, 9-12)
La detrazione, infatti nega l'ospitalità. Chi detrae non ospita nessuno. È "clericale" ad incipit, anche se laico. Anzi talvolta il laico è più clericale e lobbistico nel suo "circolo ermeneutico".
Non si nega l'ospitalità solo dell'altro, ma si nega a sé stessi l'ospitalità sana e serena nel mondo che ci è consegnato, preludio, magari fortemente velato, della casa del Padre. Cioè si spegne il "contenitore della Sapienza", che raccoglie tutti i sette doni dello Spirito Santo. Si detrae perché si nega di essere accolti da Lui.
Il danno peggiore
Ed infatti il danno peggiore, sia il mormoratore, che il maldicente, che il detrattore non lo compie fuori di sé ma dentro il proprio cuore. Alimentando ed amplificando la frattura interiore che porta dentro.
Si comincia con uno scrupolo e si finisce con una struttura deviata.
Si parte dal dubbio e si cerca la "setta".
Si parte dal dubbio e si finisce per negare l'ospitalità al volto che ci viene incontro.
Dimenticando come e quanto, in realtà, si è ospitati costantemente da Dio, anzitutto con l'esistenza e il dono continuo della vita che ci è data gratuitamente, istante per istante, (gignomai - γίγνομαι - Gv. 1,3), e poi con il perdono che rinnova.
C'è il rischio che - nonostante un'apparenza sacramentale e, addirittura, consacrata - il mormoratore e/o il detrattore non sia andato a fondo del proprio cuore e sia piuttosto un fuggitivo. Non abbia sperimentato fino in fondo la misericordia rigeneratrice di Cristo. Abbia rinunciato, magari a molto, ma non al desiderio scrupoloso e problematico di voler dare sempre qualcosa a Dio. Come Giuda di Keriot.
Non si è arreso.
Non si è abbandonato.
Ma riserva per sé quello che Francesco chiama il "male della propria volontà" (FF. 145), rivoltandosi in essa come una scrofa nel fango (2Pt. 2,22).
Non ha detto veramente "basta" al peccato, per quanto gli concerne. Non ha detto con Cristo, con le parole di Cristo, e con la fiducia in Cristo, al proprio cuore, "Taci, calmati!".
Perché?
Perché il detrattore, il maldicente e il mormoratore, non cerca la stima in Dio ma nel suo io malato e mendica consenso qua e là come una farfalla impazzita.
È seminatore di zizzania alla ricerca di strutture che possano confermarlo nella sua isteria con l'apparenza del cercare la Verità. Dimenticando, quasi sempre, il principio, i mezzi e le finalità della Carità.
Non ama né sé stesso, né il fratello, né Cristo ma, avidamente, con una sorta di lussuria rivestita, o comunque mutata, magari da una vita di lascività, di prepotenza clericale, di dipendenza incatenata e che incatena, ama la sua idea di Dio. La sua proiezione è il suo feticcio, l'idolo.
È la gnosi del cuore.
Presente in modo particolare nelle persone che hanno una intelligenza ed un intuito sopra la media.
"Intesi ch’a così fatto tormento
enno dannati i peccator carnali,
che la ragion sommettono al talento" (Inferno, canto V, 39, Dante Alighieri)
Ogni occasione è buona per non essere disarmato e auto-confermarsi nel proprio io malato. Ecco dunque che il mormoratore, il maldicente e il detrattore è, in definitiva, un avaro in senso paolino. Un idolatra. Incapace di dono e di alterità. Schiavo, non rende libero nessuno. Però lo fa con l'apparenza di servire la verità o di servire Dio. Si auto-consacra nel delirio di sé.
La vita fraterna autentica, la vita di Chiesa autentica, bene e medicina per tutti, spezza queste catene di morte e talvolta le sgonfia con un sano umorismo.
Acutissimo
Acutissimo nel vedere il peccato altrui e nel discernerlo è invece cieco, drammaticamente cieco, verso il proprio peccato, il proprio errore, la propria ferita. E tale vuole rimanere perché mai si disarma.
Nella migliore delle ipotesi ha anche un cenno di discernimento riflesso ma lo copre immediatamente (per difesa, accidia e fuga) con un velo di spiritualità e misericordia o di razionalizzazione. Sono tecniche di vendita che fa a sé stesso. Qui si trovano i migliori perfezionisti e rigidi di tutte le correnti, tradizionalisti e progressisti, anti-papisti e papolatri. Ma anche tanti cinici.
E trova conferma nei fratelli e nelle sorelle simili a sé nel cinismo, nella detrazione, nella mormorazione e nella maldicenza.
Che poi, in un mondo frammentato ed impaurito come il nostro, tali deliri fanno setta e gruppo, social followers, non deve stupire. Di followers magari pochi, purché confermino le malattie del cuore.
La ferita del peccato d'origine, evidentemente, è stata meditata ed affrontata poco; esistenzialmente. C'è un vuoto di Scienza, di Intelletto e di Sapienza. Dio ci preservi e ci renda sempre più nudi e, per quanto possibile, disarmati. Capaci di silenzio. Di reale digiuno.
Allargare il cuore, infatti, vince sempre e crea le basi del Bene Comune e del Regno.
Non cade nel giochetto della rimozione e della negazione addossando sull'altrui spalle il marcio che ognuno si porta dentro inserendosi a piè pari nella cerchia dei "sani".
Perché Egli, Il Cristo, Signore Maestro, Gesù, sommamente amato ed amabile, vale la pena ricordarcelo, non è venuto per i "sani" ma per i "malati ed i peccatori"; cioè per me e per noi.
Per tutti coloro che si rendono impermeabili, sclerocardici, magari dietro una facciata di sé (sommamente difesa) c'è il pericolo che il tempo della conversione non arrivi mai.
Verso la seconda morte.
Ma Cristo ci ama ed è fondamentale non dimenticare questo prezioso Bene presente per ossigenare cuore e polmoni con l'aria pura del Regno invece che avvoltolarci nell'iper-trofia dell'io che genera mormorazione, detrazione e maldicenza.
Paul Freeman