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“Insigni studiosi hanno affrontato il tema della formazione culturale di Antonio Rosmini mostrando come alla base di quella formazione e di quello sviluppo fosse il convinto rifiuto delle dottrine illuministiche e del sensismo che avevano dominato la vita intellettuale dei decenni precedenti la Rivoluzione dell’Ottantanove e di quelli ad essa immediatamente successivi”. Lo ha detto, ieri pomeriggio, Carlo Ghisalberti, professore emerito di Storia del diritto all’Università La Sapienza di Roma, intervenendo alla seconda giornata dell’XI corso dei Simposi Rosminiani, Stresa (Vb). “Tale rifiuto – ha aggiunto il professore - aveva portato Rosmini ad opporsi alle idee di Melchiorre Gioia e Gian Domenico Romagnosi per le loro aperture agli ideali filosofici dominanti i tempi dell’egemonia franco–napoleonica in Italia, da lui respinti perché contrari agli insegnamenti della Chiesa. Luciano Malusa, ordinario di Storia della filosofia all’Università degli studi di Genova, ha illustrato la missione diplomatica di Rosmini a Roma avvenuta tra il 1848 e il 1849, attraverso il commentario scritto dallo stesso Rosmini un anno dopo l’esperienza di Roma: “Una missione da Pio IX – secondo il docente – che possiamo comunque considerare piacevole per Rosmini. Incoraggiato dal Papa Pio IX, Rosmini propose una Confederazione di Stati, anche se purtroppo non si ottenne nulla da quella missione”.
L’ultima relazione della serata, su “Antonio Rosmini per un Risorgimento della Chiesa”, è toccata a Paolo Marangon, docente e ricercatore in Storia della pedagogia presso l’Università di Trento. “Per capire l’impegno politico e diplomatico di Rosmini – ha dichiarato Marangon - occorre rifarsi al marzo del 1833 quando Rosmini era intendo a scrivere le ultime pagine delle ‘Cinque piaghe della Santa Chiesa’, in particolare le pagine riguardanti la nomina dei vescovi e proprio in queste righe sta l’origine della rinascita della Chiesa: probabilmente attraverso la valorizzazione delle Chiese locali, e forse non solo nel 1848, doveva passare la rinascita della Chiesa tutta”. La serata si è conclusa con un concerto nel giardino di Villa ducale (Centro internazionale di studi rosminiani). Stamattina i lavori proseguono con le relazioni di Francesco Traniello, ordinario di Storia contemporanea all’Università degli studi Torino, su “Rosmini e il Risorgimento: il punto di vista dei contemporanei” e di Domenico Fisichella, ordinario di Dottrina dello Stato e di scienza della politica nelle Università di Firenze e di Roma La Sapienza, su “Antonio Rosmini e il problema del federalismo”.

© SIR - 28 agosto 2010