Is. 53,13.15
Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e molto innalzato.
[…] così si meraviglieranno di lui molte genti;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai ad essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Gv. 17, 4-5
Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Eb. 5, 8-9
Pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono
Contro le Eresie, Ireneo di Lione 5,7
Infatti la gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio.
✞
La nostra condizione ferita ci porta a considerare, erroneamente, la “gloria” come uno spazio o nella migliore delle visioni all’avviarsi, con appropriazione avara e narcisa, di un “processo”.
Ma la Gloria di Dio nel Mistero della Salvezza e nella Traditio scritturale è altro.
La Gloria di Dio è la sua essenza di Amore.
Qui risiede la Sua Gloria, Egli si dona per Amore e dona significato alla parola, al moto, al procedere dell’Amore.
Senza Dio l’Amore non si conosce, si fraintende e si manipola secondo ideologia ed ombelico, sino ad arrivare alle affermazioni vanesie come: “Love is love”, oppure “Love is no sin”.
Ma questo non è Amore ma il barlume distorto e talvolta obnubilato di ciò che l’Amore è. Ed è parabola concava e ritorta verso il sé che glorifica il sé.
Ma la Gloria di Dio è altrove.
Ecco perché il momento della Croce e della morte in Croce è il vertice della Glorificazione perché è il vertice inarrivabile, ma donato a ciascuno, che svela l’Amore di Dio.
Per tale motivo i “re si chiudono la bocca e vedono un fatto mai ad essi raccontato” perché sono feriti dalla miseria e dal peccato e finalmente vedono e possono vedere come è Dio, come è la Gloria di Dio, come è l’Amore. Quell’amore che essi disordinatamente cercano ed alimentano ma che hanno fuggito curvi nelle proprie disordinate passioni.
E così i “re” finalmente odono la musica e la parola mai ascoltata che è però nettare di senso ed armonia colma che tutto significa.
Finalmente viene svelato l'uomo all'uomo.
Nella preghiera sacerdotale al Capitolo 17 del Vangelo di Giovanni questo chiede il Figlio, di essere glorificato, cioè di essere portato al compimento dell’obbedienza e di essere reso perfetto nel donarsi. Perché a questo serve l’obbedienza, a perfezionare e rendere colmo il dono.
Ogni ribellione, liminale e sub-liminale, nei confronti di Dio porta lontano dal dono e dall'essenza autentica di sé
E questa "perfetta adesione obbediente ed orientata" è stata la preghiera costante di Gesù sin dalla più tenera autocoscienza, quella di compiere la volontà del Padre e di compierla fino al totale compimento in cui l’umana natura aderisse perfettamente a ciò che il verbo compie nella generazione eterna.
Una donazione senza riserve che rivela il Padre, nella Sua Persona, rivela il Figlio, nella Sua Persona, rivela il Noi, lo Spirito Santo, nella Sua Persona.
E dunque Ireneo, quando ricorda che la Gloria di Dio è l’uomo vivente intende proprio questo, la Gloria di Dio è l’uomo che compiutamente vive, obbedisce e dunque si dona per Amore e nell’Amore; senza riserve, ad immagine del Suo unico Signore e Redentore.
In tal modo l’uomo “vive” perché è inserito in questo fiume di Amore inenarrabile che sgorga dalla SS. Ma Trinità e in Lei ritorna.
Senza riserve.
PiEffe