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Oltretevere - Giacomo Galeazzi
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INTERVISTA ALLA RADIO VATICANA DEL CARDINALE ANGELO BAGNASCO,PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA:
"Il Santo Padre ha dato alla Chiesa un grande impulso per quanto riguarda un processo di autoriforma, perché ciascuno, come ricordano anche San Francesco e altri grandi Santi, deve incominciare sempre a riformare la propria vita spirituale, il suo rapporto di fede con Cristo, il suo amore alla Chiesa. Ed è questa la base della vera risposta della Chiesa e di tutti i cattolici alle sfide del mondo. Dentro questo grande progetto, impulso di riforma spirituale e di conversione dei cuori e della vita, il Papa ha ricordato nel discorso natalizio alla Curia romana alcuni eventi, alcune situazioni di questo anno, a cominciare dalla grande ferita della pedofilia a cui il Santo Padre ha reagito molto prontamente con estrema chiarezza e decisione. La Chiesa italiana,  noi vescovi ci siamo immediatamente allineati, preso ispirazione e coraggio proprio per reagire prontamente. Ogni vescovo come padre e pastore, nella propria diocesi, è punto di riferimento per ogni situazione gioiosa o dolorosissima come questa, e anche per quanto riguarda il grande evento dell'esortazione apostolica sulla Parola di Dio, Verbum Domini. Anche questo è stato un grande evento per la Chiesa universale, e anche per noi in Italia. Più strettamente per la Chiesa italiana c'è stato il grande appuntamento dei nuovi Orientamenti pastorali per il decennio sulla sfida educativa, educare alla vita buona del Vangelo che scandirà la vita delle diocesi italiane per questo decennio. Inoltre, anche la Settimana Sociale dei cattolici a Reggio Calabria è stato un grande appuntamento con le sue conclusioni, i suoi impulsi e infine la vita ordinaria delle parrocchie. Non dobbiamo mai dimenticarla perché costitisce il tessuto seriale e continuativo della Chiesa, come Chiesa di popolo in Italia.Cardinale Bagnasco, come annunciare la speranza cristiana nell'Italia di oggi, spesso segnata da tensioni giovanili, come nelle Università,
e malumori sociali più o meno diffusi…Innanzitutto per annunciare qualcosa si deve conoscere ciò che si annuncia. Altrimenti si va per approssimazioni e per facili distorsioni. Quindi il primo invito è quello di conoscere, incontrare, meditare la Parola di Dio, che è Cristo, come ricorda la Dei Verbum, che ci viene incontro attraverso la parola scritta, le Sacre
scritture, e la Parola trasmessa, la sacra tradizione del Magistero.Quindi una conoscenza maggiore per superare una forma di analfabetismo religioso cui nello scorso decennio avevamo parlato negli orientamenti pastorali. C'è un grande bisogno di questo, di una catechesi, organica, seria, completa il più possibile. E alla luce di questo, vivere nella propria vita il messaggio, la bellezza della fede, la gioia della fede cristiana e cattolica per poterne dare una testimonianza semplice, umile ma convinta. Ed è a questo punto che in tutti gli ambienti, dalla scuola, all'università al lavoro, tra i diversi disagi sociali, si può annunciare la speranza che è Gesù Cristo. Una speranza che non è fuori dal mondo perché Dio si è fatto carne, ma che porta la salvezza con tutti le implicazioni che il Mistero del figlio di Dio fatto uomo porta con sé.  Cardinale presidente, gli italiani si sentono ancora vicini alla cultura cristiana ?Pensiamo proprio di sì. Con grande convinzione e gratitudine al Signore. E ciò è dovuto ad un fatto fondamentale, storico, che continua grazie a Dio e che è la prossimità grande che la Chiesa ha in Italia. Prossimità alla gente. Dove la gente vive. E questo vuol dire la rete delle circa 26mila parrocchie che sono in Italia, delle centomila chiese o campanili, come dir si voglia, dove la presenza del sacerdote, del pastore, è costante. Anche il numero delle Diocesi,
228, un numero certamente elevato, indica la vicinanza della Chiesa là dove vive, lavora, soffre e gioisce e quindi un radicamento che costituisce non soltanto l'annuncio esplicito del Vangelo, la preghiera, la catechesi, la vita di carità, ma che esprime anche quell'umanesimo profondo che caratterizza il popolo italiano. Ma possiamo anche allargare e dire l'umanesimo europeo. Guardando al Natale abbiamo registrato violenze contro i cristiani nel mondo. Ma in Europa, nei calendari dell'Unione europea per il nuovo anno sembra sparito il Natale. Sono esempi di un mondo rassegnato alla violenza e al relativismo culturale ?Temo che anche questo segnale sia un segnale di un Europa che sta smarrendo se stessa. E quando uno smarrisce sé, si vuole poco bene. Diceva il Papa che l'Europa non si vuole bene perché sta sfigurando progressivamente il suo volto, la sua identità, negando la sua origine, le radici di ciò che di più bello e più prezioso ha l'Europa e cioè quell'umanesimo plenario, aperto, solidale e comunitario che è eredità soprattutto del cristianesimo e del Vangelo. Quindi anche
questo segno, che lei ricordava, mi pare che vada in questa direzione. Non è un bel segno. Vuol essere forse un segno di apertura a tutti ma, perdendo l'identità propria, non si incontra nessuno.  Si aspetta qualche novità, a breve, dalla Corte di Strasburgo sull'esposizione del Crocifisso nelle scuole iatliane ?  Ci auguriamo una sentenza alla luce del riconoscimento sereno, oggettivo di quello che è la storia dell'Europa, la base, il fondamento della cultura europea che, ripeto, è questo umanesimo profondo, ampio, esclusivo, che vede nel Crocifisso il segno della fede per tutti i cristiani e un segno, diciamo, di quello che è la gratuità della vita, di una vita spesa per gli altri. Quindi un simbolo estremamente ricco ed eloquente di quello che dovrebbe essere ogni vera società umanistica. Cioè la capacità di donarsi gli uni e gli altri nei rapporti quotidiani senza ricercare il proprio interesse, all'insegna della gratuità e dell'amore. Cardinale presidente, l'Italia festeggia i 150 anni dell'unità nazionale. Cattolici, preti e vescovi quanto hanno contribuito all'attuale assetto dello Stato italiano.Come dicevo al recente Forum culturale della Cei, già prima del 1861 esisteva un moto di sentire comune che ispirava e attraversava tutta l'Italia e che costituisce l'apporto più significativo, ancora una volta di tipo religioso, che poi diventa anche culturale e quindi diffuso, rispetto al vivere, al morire, allo stare insieme, alla famiglia, che è l'anima del popolo italiano. Allora il contributo dei vescovi, della Chiesa, dei sacerdoti all'unità d'Italia è stato proprio questo: creare quest'anima. Ora questo contributo non si è mai concluso e la Chiesa cerca con umiltà, con semplicità e convinzione, anche di continuare a dare questo contributo perché tutti sappiamo che un popolo senz'anima si sfalda ma anche che uno Stato senza popolo, un
popolo coeso, si sfigura.L'attuale crisi economica evidenzia una fragilità della società
italiana, disoccupazione, costi per le famiglie in aumento, sindacati divisi sulle nuove regole del lavoro. Tutto ciò quanto preoccupa la Chiesa ?La Chiesa vive accanto alla gente, nelle diocesi, parrocchie,aggregazioni, negli istituti religiosi, quindi conosce direttamente le
vicende delle persone, delle famiglie. Questa è una grande grazia che abbiamo, nel nome del Signore, ma anche una grande responsabilità. Ecco perché noi pastori non possiamo tacere quelle che sono le istanze della gente, del popolo, e dobbiamo darne voce. Quindi è una grande preoccupazione, quello che riguarda la disoccupazione, il costo della vita per le famiglie. La Chiesa da una parte cerca di rispondere nell'immediato attraverso tutta quella rete fittissima di solidarietà che parrocchie, associazioni hanno posto in essere da sempre. Quindi anche l'intervento attraverso l'8 per mille: una grande parte come è noto va in questa direzione. Dall'altra ausopicando, ricordando ai responsabili a tutti i livelli, di fare sempre più rete, di dialogare proprio per costruire risposte sempre più efficaci e risolutive in un
momento che non è soltanto una congiuntura economica che ha invaso il mondo ma che sembre anche un cambiamento strutturale di mentalità e di stili. Noi ci auguriamo, anche rispetto alla famiglia che è lo zoccolo duro, l'argine che ha tenuto più di ogni altro in questo momento difficile e continua a tenere, che ci  sia un riconoscimento culturale ed economico sempre più efficace, sia per sostenere la famiglia, sia per incoraggiare i giovani a non avere timore a progettare una nuova famiglia con il dono straordinario di fare figli con maggiore
serenità. Cardinale presidente, guardando alla politica italiana. Secondo i vescovi, c'è una questione morale oggi nella politica nazionale ?La questione morale è una questione innanzitutto culturale e in quanto tale tocca sempre, continuamente, l'uomo e tutte le espressioni dell'umano, della vita personale e sociale, collettiva, a tutti i livelli. Quindi esiste sempre una questione morale. Non è mai spenta, non è mai fuori moda. Proprio perché tutto quello che l'uomo fa, in quanto persona, e la società, come soggetto collettivo, fino alle
articolazioni dello Stato, deve toccare e tocca la moralòità. Vale a dire il bene e male. Il giusto e l'ingiusto, il vero e il falso. Quindi queste categorie sono dentro ad ogni azione, dalla più piccola alla più grande, dal soggetto personale al soggetto collettivo. Dato che però siamo nella storia e respiriamo le culture più o meno domoninanti, come il relativismo imperante per il quale non esiste più il bene o il male ma il meglio di o il peggio di,  ecco la dimensione
etica, l'educazione morale, è sempre uan questione attuale a tutti i livelli e in tutti gli ambienti. Non dobbiamo mai assolutamente, addormentarci su questo versante, nessuno, Ma tenere sempre viva la categoria della moralità, che non è moralismo, come qualcuno dice
senza fondamento, quasi fosse una convenzione conveniente, ma una dimensione strutturale della persona. Il bene o male vuol dire costruire l'uomo o la società, oppure distruggere l'uomo o la società.Più volte la Chiesa esorta i cattolici all'impegno in politica. Ma come può avvenire ciò se, come accade, la nomina dei parlamentari è saldamente in mano alle segreterie dei partiti ?Il nostro appello di vescovi ad una nuova generazione di politici
cattolici, non è un atto di disistima o ingratitudine verso quei cattolici che già ora, da tempo, sono impegnati in politica. Verso di loro semmai c'è l'incoraggiamento e l'invito ad essere sempre di più e sempre meglio una presenza incisiva, efficace, per il bene di tutti. A portare quindi il proprio contributo, chiaro, argomentato, nelle diverse sedi politiche. Ma certamente, viviamo nella storia e certamente bisogna pensare anche al futuro. Come è logico, in qualunque società, famiglia, gruppo. E quindi vogliamo proprio insistere e incoraggiare i giovani che si sentono portati per questa forma di servizio alla collettività che è la politica, questa grande forma di carità come diceva Paolo VI, però preparandosi. Preparandosi. Facendo discernimento su sé, sulle proprie capacità, attitudini intellettuali, morali. Ma preparandosi. Preparandosi attaverso una vita cristiana radicata, profonda, attraverso una conoscenza il più possibile completa della Dottrina sociale cattolica e una conoscenza più puntuale, un addestramento circa la polis con tutte le sue articolazioni. Dalle più immediate e vicine come quelle territoriali, amministrative, a quelle più ampie e complesse che sono la politica nazionale. Questo a livello di esortazione, incoraggiamento e
preparazione seria. Per quanto riguarda l'immissione, noi vescovi non entriamo nel merito delle dinamiche degli ingressi o degli ingaggi. Ma affidiamo questo aspetto più problematico, a cui lei faceva riferimento, all'onestà, al discernimento, alla serietà dell'attuale politica per poter arricchire - al più presto -  il mondo politico, quindi il servizio al bene nazionale,  di nuove intelligenze, di nuovi soggetti, di nuove preparazioni".

© http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/rubricahome.asp?ID_blog=242 - 30 dicembre 2010