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Spirito-Santodi INOS BIFFI

La discesa dello Spirito Santo è il segno che Cristo, morto e risorto, è ormai glorioso e Signore alla destra del Padre, e che la sua opera di salvezza è compiuta. Lo Spirito costituisce il vincolo di amore che unisce il Padre e il Figlio: con la sua effusione a Pentecoste anche i discepoli di Gesù entrano a far parte di questa comunione e vengono così introdotti nell’intimità trinitaria.
Anzitutto lo Spirito appare in stretta relazione con Gesù. Egli è alla genesi della maternità di Maria, che concepisce nel suo grembo verginale non in virtù di possibilità umane, ma perché su di lei viene lo Spirito Santo (Luca, 1, 35). Tuttavia, non solo il suo inizio, bensì tutto il seguito della vita di Cristo si rivela guidato e animato dallo Spirito, disponibile in pienezza con la sua elevazione e glorificazione. Lo Spirito scaturisce dalla Pasqua di Gesù (Giovanni, 7, 39) ed è nel suo «Nome» che il Padre ce lo invia come avvocato e consolatore (Giovanni, 14, 26). D’altronde, Gesù è venuto esattamente perché l’umanità potesse avere lo Spirito Santo, senza del quale essa sarebbe desolatamente arida e povera. Egli è per eccellenza il dono della redenzione, di cui appare il frutto e la sua gratuità. Grazie a questo dono nasce la Chiesa, che a Pentecoste celebra il suo genetliaco. Essa proviene da Cristo e dal suo Spirito, sempre operanti in stretta sintonia. È il Signore a effondere lo Spirito nei nostri cuori e, insieme, è lo Spirito a consegnarci il Signore, a essere il Maestro, e a mantenere viva nella Chiesa e nella storia la verità di Cristo. Egli è, infatti, lo «Spirito della verità» (Giovanni, 14, 16) e la memoria di Gesù. «Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto» (Giovanni, 14, 26). Ancora, è lo Spirito che ci fa riconoscere Gesù come il Signore (1 Corinzi, 12, 3); che ci fa rinascere dall’alto e ci comunica la vita nuova (Giovanni, 3, 3-8); che ci rende proprietà di Cristo (Romani, 8, 9); che incide silenziosamente e potentemente in noi i lineamenti di Gesù e ce ne trasmette la sensibilità; che, abbeverandoci, ci fa gridare: «Abbà, Padre» (Gàlati, 4, 6), e fa salire dai nostri cuori gemiti inenarrabili (Romani, 8, 26). In breve, quello del credente è tutto un vivere nello Spirito (Romani, 8). Del resto, lo stato di grazia è costituito dalla presenza dello Spirito Santo, che, inabitando nell’anima nostra, la trasforma radicalmente e la rende libera dalle lentezze e dagli impacci, e nella sua divina fantasia riscatta dalla monotonia e dall’ovvietà, e induce a compiere opere umanamente impensabili e imprevedibili. Ed è il caso di osservare che tutti i discepoli del Signore lo ricevono sovrabbondantemente, e che non vi sono altre condizioni per averlo in esuberanza. È, poi, il medesimo e unico Spirito al principio di tutte le grazie distribuite in molteplice e mirabile varietà nella Chiesa e per l’edificazione della Chiesa (cfr. 1 Corinzi, 12-23). Diremmo: lo Spirito è il geniale artista nell’esistenza cristiana. Pervasi dallo Spirito, possiamo essere sapienti, cioè essere sale della terra; possiamo avere l’intelligenza della fede ed essere luce del mondo (Ma t t e o , 5, 13-14); possiamo, inoltre, possedere la capacità dell’illuminato e saggio discernimento, per decidere in conformità col disegno di Dio; e anche essere corroborati così da saper resistere alle suggestioni e tentazioni, che mirano a infrangere la comunione filiale con Dio, e camminare, in ogni circostanza e traversia, con fiduciosa e serena confidenza sotto il suo sguardo provvido e paterno. Senza lo Spirito sarebbero vuote e sterili tutte le opere e tutto il ministero della Chiesa. Pensiamo all’annuncio della Parola di Dio, che sarebbe un suono vuoto, se non ci fosse lo Spirito ad aprire i cuori. O ai sacramenti, per esempio all’eucaristia, dove il Corpo di Cristo è reso presente proprio in virtù dello Spirito, lo stesso Spirito in virtù del quale il Corpo di Gesù è stato concepito nel grembo di Maria (Luca, 1, 35). Né potrà avvenire che alla Chiesa e alle anime lo Spirito venga meno: l’ininterrotta supplica di Gesù assiso alla destra del Padre ci assicura che non si interromperà mai l’elargizione del suo dono.

© Osservatore Romano - 8 giugno 2014