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Francia Leone la storiaÈ giusto contrapporre la Francia cattolica che ha accolto il Papa e che possibilmente rivendica anche un proprio posto nella vita sociale e politica e la Francia laica, secolarizzata, quella che ha il diritto di aborto in Costituzione, la Francia che si è appena dotata della legge sul suicidio assistito, la Francia che crea problemi alle scuole cattoliche? Si può ipotizzare un braccio di ferro? Come ha fatto Stefano Fontana (Il Papa e i cattolici francesi, un passo fuori dalle catacombe, 29.9.26, lanuovabussola.it)

Tuttavia, il primo aspetto del viaggio del Papa che balza agli occhi, è l’“invasione” numerica di piazze e boulevard come forse nessuno si era aspettato. Non può essere stato un fenomeno casuale o solo quantitativo, scrive Fontana. “Era presente la Chiesa, la fede, ci si confessava e si pregava. Era come un’uscita dalle catacombe alla luce del sole per rivendicare un ruolo da tempo dimenticato. Non si può prevedere come si evolverà questa esperienza di presenza pubblica, ma il suo carattere rappresentativo della attiva visibilità storica della Chiesa come popolo è stato molto forte”. L’altro aspetto è quello della quantità di osservazioni e valutazioni fatte da Leone XIV a difesa della legge naturale. Sia a Lourdes, che nella sede dell’Unesco, Leone XIV ha parlato chiaramente di difesa della vita come riconoscimento della dignità umana, di tutela del diritto alla vita come fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano e aveva condannato manipolazioni genetiche, maternità surrogata, acquisto di organi ed eutanasia. Un altro contesto da valutare nel confronto con la laicità alla francese è la richiesta dei cattolici a essere rispettati, che venga riconosciuta la libertà di essere se stessi nella pubblica piazza e di contribuire a costruire la società. Il Papa ha invitato a non considerare il cristiano coinvolto nella vita pubblica come una minaccia perché «la vera laicità non esclude la dimensione religiosa ma sa trarne vantaggio». «Una giusta laicità – ha continuato – non consiste quindi nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune». Sul significativo viaggio del Pontefice è intervenuto anche Marco Invernizzi (Notre-Dame non brucia più, 28.9.26, alleanzacattolica.org) Partendo dalla simbolica rinascita della cattedrale e dalle parole del Santo Padre, per il dirigente di Alleanza Cattolica “Notre-Dame evoca tante cose diverse: vi sorgeva un tempio pagano dedicato a Giove, che venne sostituito dalla chiesa-madre di Francia, la cattedrale della figlia primogenita della Chiesa. Per la legge di separazione dello Stato dalla Chiesa del 1905 la cattedrale è proprietà dello Stato, che ne concesse l’uso alla Chiesa. Quante domande suscita: è un simbolo tuttora di Parigi, della Francia della laicité, eppure rimanda al tempo della cristianità, che la Rivoluzione ha voluto colpire, con il suo gotico meraviglioso”. Pertanto, Invernizzi si domanda: “Perché amare un simbolo di un’epoca che viene costantemente disprezzata da chi cerca di governare il pensiero ancor prima della politica francese? Indipendentemente dall’incidente, non ci si poteva esimere dal parallelo con la civiltà cristiana ridotta in cenere, di cui Notre-Dame era l’espressione. Il governo più laicista d’Europa ha impegnato se stesso per la ricostruzione della cattedrale della sua capitale, ma anche il mondo ha reagito. E in sette anni la cattedrale è tornata più splendente di prima. “Se era lecito porsi delle domande allora sulla scomparsa del cristianesimo in Occidente e in Francia in particolare, - scrive Invernizzi - è altrettanto lecito oggi interrogarsi sulla possibilità della rinascita di quella stessa fede che allora sembrava alla fine di un ciclo”. Tuttavia, la chiesa e le civiltà possono scomparire, ma possono anche essere ricostruite, se qualcuno lo vuole e se Dio lo permette. Forse si può ripartire dai ventunomila adulti che sono stati battezzati a Parigi nella notte di Pasqua? C’entrano con la riapertura di Notre-Dame e la visita del Pontefice? Non si può saperlo né tantomeno affermarlo. Si può, però, sperarlo. A patto, però, che la fede cristiana venga professata e pubblicamente testimoniata, come ha detto il Papa nell’omelia della Messa il 26 settembre, dopo che ottocentomila persone erano accorse per incontrarlo e gremivano la famosa piazza dove, ormai oltre duecento anni fa, scorse il sangue dei martiri del Terrore giacobino. Non soltanto ha chiesto di essere testimoni in pubblico, ma di costruire una nazione fedele alle sue radici cristiane: vi invito, ha detto Leone XIV, «a costruire una nazione rinnovata a partire dalle sue radici irrigate dalla fede. Non tenete la fede in Gesù Cristo solo per voi stessi, ma lasciatela traboccare per dissetare e colmare le persone che incontrate». Allora partiamo da quei ventunomila catecumeni, segno di una nuova evangelizzazione in atto? Ci sono però delle condizioni, come ha ricordato lo stesso Pontefice incontrando i membri dell’assemblea sinodale provinciale, i catecumeni e i neofiti. Anzitutto la formazione: «una formazione il più possibile integrale, capace di abbracciare i diversi aspetti della vita cristiana e favorire l’unificazione fra la loro fede e la loro vita. I neofiti, infatti, hanno bisogno di approfondire le fondamenta della fede cristiana, di essere adeguatamente formati dal punto di vista biblico e teologico, di scoprire sempre più la ricchezza della dottrina e le diverse dimensioni dell’agire morale cristiano connesso alla professione di fede». Certamente i neofiti vanno anzitutto accolti. Troppe volte abbiamo ascoltato contro-testimonianze, di preti sciatti che danno un modulo a chi chiede la Cresima, ma anche di laici che non sono capaci di commuoversi quando qualcuno si converte e che, poi, non hanno l’entusiasmo e la capacità di sacrificarsi per aiutarli nella loro formazione. Il Papa, infatti, ha colto un punto essenziale: dopo la conversione ci vuole la formazione, una formazione integrale che parta dal Catechismo della Chiesa Cattolica come da un punto di riferimento sicuro, che superi i troppi dubbi e le tante incertezze della nostra epoca.

Un’ultima osservazione: la Spagna e la Francia sembravano spacciate per la fede. Invece è bastata la presenza del Santo Padre per fare uscire dalle catacombe uomini e donne, e anche i bambini, perché si riversassero nelle strade soltanto per guardare il Vicario di Cristo. E’ il segno che esiste una minoranza creativa, avrebbe detto Benedetto XVI, a partire dalla quale poter lavorare. Vogliamo prepararli alla nuova evangelizzazione? Vogliamo non rassegnarci alla morte della Chiesa in Occidente? Domande fondamentali che dobbiamo porci.

Torino, 30 settembre 2026

S. Girolamo, Dottore della Chiesa.              A cura di Domenico Bonvegna

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