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“La libertà religiosa non è un diritto a fianco agli altri, ma è la sintesi e la base di tutti i diritti, la cartina di tornasole sul grado di libertà di un Paese”. Lo ha affermato questa mattina p. Bernardo Cervellera, direttore di “Asia News”, al workshop sul tema “Diritti delle minoranze e libertà civili”, nella seconda e ultima giornata della Conferenza internazionale “Religioni, culture, diritti umani: relazioni complesse in evoluzione” alla Farnesina, promossa dalla sezione italiana della Conferenza mondiale delle religioni per la pace, insieme all’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), sotto l’alto patronato della presidenza della Repubblica. In Asia – ha riferito p. Cervellera – vive quasi la metà della popolazione mondiale, ed è il continente che ha il “primato delle violazioni della libertà religiosa”. I primi nella “classifica nera”: Arabia Saudita, Yemen, Pakistan, Butan, Corea del Nord, India e Cina. “La mancanza di libertà religiosa non è legata alla povertà”, ha continuato. E avviene “anche nel paradiso turistico delle Maldive, dove è vietata ogni manifestazione pubblica di fede”. “La repressione della libertà religiosa è violenza contro la persona, contro la società e contro il futuro di un Paese”, ha affermato p. Cervellera. “Non si accontenta di distruggere gli individui, ma annienta chiese, scuole, luoghi di ritrovo. Vuole distruggere ogni influenza che la religione ha sulla cultura e sulla società”. In particolare, per quanto riguarda la religione cristiana. In Indonesia, “i musulmani in combutta con i soldati fanno sì che i cristiani non trovino lavoro”. In India, si registrano “nuove persecuzioni, con la distruzione di interi villaggi”. In Cina, “sono vietate le scuole a conduzione religiosa”. In Iraq, “le persecuzioni contro i cristiani vanno di pari passo con quelle contro l’‘intellighenzia’ irachena: l’eliminazione di intellettuali e scienziati sta distruggendo il Paese più della guerra”. Così, ha concluso il direttore di “Asia News”, “cresce il fondamentalismo nei Paesi islamici, mentre nei Paesi atei aumentano le violazioni dei diritti umani e le tensioni sociali”. E “la repressione della libertà religiosa è sempre più legata a ragioni di potere”. Ma, “ci sono parti della società civile molto attive nella solidarietà, contro una montante indifferenza internazionale e il bieco mercantilismo”, e sono “segni di speranza”.

© SIR - 13 maggio 2010