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buenos-aires-1BUENOS AIRES, 17. Il presidente e capo del Governo dell'Argentina, Cristina Fernández de Kirchner, "non è una donna pro-aborto. Al contrario, è una donna pro-vita, per attitudine". Quello legato al progetto di legge sulla depenalizzazione dell'aborto "è un tema controverso ma l'atteggiamento del presidente è chiaro e do valore al fatto che ci abbia ricevuto, alla sua disponibilità". In due interviste - una diffusa sul sito della Chiesa argentina, l'altra pubblicata dal quotidiano "El Litoral" - l'arcivescovo di Santa Fe de la Vera Cruz, José María Arancedo, nuovo presidente della Conferenza episcopale, parla del recente incontro avuto con il capo dello Stato alla Casa Rosada, ribadendo la posizione dei vescovi sulla depenalizzazione dell'aborto, un progetto ancora in nuce nel Paese ma che ha già fatto molto discutere. È una posizione netta, inequivocabile, a difesa del nascituro: "Davanti alla vita che è il primo diritto dell'uomo - riferiscono le agenzie Aci Prensa e Aica citando monsignor Arancedo - la Chiesa ha un atteggiamento chiaro, inamovibile. Ciò che è dentro il ventre materno, quando la donna è in stato di gravidanza, non è un viscere ma un essere umano". Da qui l'esortazione agli argentini a "scommettere sulla cultura della vita" e l'invito ai legislatori a informarsi di più sull'aborto e sul diritto alla vita fin dal concepimento.
 L'arcivescovo ha sottolineato la grande disponibilità di Cristina Fernández de Kirchner, la quale, poche ore dopo la richiesta giunta dalla Conferenza episcopale argentina, ha accettato di incontrare la nuova Commissione esecutiva (eletta nei giorni scorsi durante l'assemblea plenaria). È stata una riunione "cordiale, caratterizzata da libertà di espressione e da capacità di ascolto, molto utile per le relazioni tra la Chiesa e il Governo. Si sono toccati temi generali, tutti quelli che fanno parte dell'agenda dei vescovi, dalla famiglia alla vita, dal lavoro all'educazione". Autonomia e cooperazione: queste, secondo monsignor Arancedo, le parole-chiave del rapporto tra la Chiesa e lo Stato. "I vescovi devono sempre essere visti come pastori, i quali non danno una lettura politica di opposizione o da partito di governo. Tutto questo in un contesto di autonomia e di assoluta libertà della Chiesa e del Governo, per il bene comune e al servizio dell'uomo", ha spiegato. Una posizione ribadita dalla Commissione esecutiva: la parola dei pastori "nasce dalla nostra fede nel Vangelo e non deve essere interpretata politicamente. Le nostre principali preoccupazioni sono legate al valore della vita, alla famiglia, all'educazione, alla cultura del lavoro, alla prevenzione della droga fra i giovani. Da qui l'insistenza a tener conto della dignità della vita e della povertà".
I vescovi hanno donato al presidente argentino un'icona di Gesù che rappresenta il Buon Pastore e le conclusioni del Congresso di dottrina sociale della Chiesa, svoltosi a maggio con il tema "Uniti per promuovere lo sviluppo integrale e sradicare la povertà" e teso a favorire l'impegno dei cittadini nella costruzione di una patria giusta e solidale, nel quadro delle celebrazioni del bicentenario dell'indipendenza. "Preghiamo affinché la sua presidenza possa essere al servizio delle aspettative di un popolo che l'ha votata in maggioranza", ha detto monsignor Arancedo alla Fernández de Kirchner, auspicando un dialogo aperto, libero, diretto, con i vescovi. "Un Paese cresce quando, armonicamente, le diverse istanze e poteri, nell'ambito della Repubblica e della Costituzione, lavorano e si rispettano", ha sottolineato il presule sulle pagine di "El Litoral" di Santa Fe, spiegando che sulle questioni più importanti la serenità di giudizio deve prevalere sugli interessi politici, poiché "è in gioco il benessere della nazione".
Le sfide da affrontare sono tante e hanno come protagonista la famiglia: "Nel mondo globalizzato - si legge nell'intervista pubblicata sul sito della Conferenza episcopale - la famiglia è trasmettitrice non solo di vita ma anche di valori culturali. Credo che faccia parte di una buona politica pubblica rafforzare i legami della famiglia e che essa sia realmente la prima scuola di vita per i suoi figli. Fa parte della responsabilità sociale. Molte famiglie sono come aggredite da idee estranee al loro pensiero. Occorre tener conto dell'importanza della stabilità, del lavoro. Oggi sembra che la famiglia stabile sia un discorso del passato o di destra. Alcuni pensano che per essere progressisti ci sia bisogno di parlare di "altra famiglia". Non si considerano l'amore, la fedeltà, la dedizione. Alcune relazioni affettive tra le persone - conclude Arancedo - non hanno orizzonti, desiderio di progettarsi nei figli. C'è una crescita del soggettivismo: "Oggi ho bisogno di questo e domani di quest'altro". Si è perso di vista il dono che implica l'amore".

(©L'Osservatore Romano 18 novembre 2011)