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ceiLa «necessità» di un rinnovamento in chiave missionaria delle parrocchie e la «preoccupazione» per un progressivo snaturamento della cultura popolare e l’avanzare della cosiddetta teoria del gender. Sono i due principali binari lungo cui si sono dipanati i lavori della sessantottesima assemblea generale dell’episcopato italiano che si sono conclusi questa mattina in Vaticano. È quanto emerge dal comunicato finale presentato oggi dal cardinale presidente, l’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco. Durante i quattro giorni dell’assise, aperta nel pomeriggio di lunedì dall’intervento di Papa Francesco cui è seguito un «ampio confronto a porte chiuse», si è dato spazio anche all’espletamento di alcuni adempimenti statutari.
L’assemblea ha designato vicepresidente per l’area Nord il vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla, ha rinnovato i vertici delle dodici commissioni episcopali e ha eletto i quattro rappresentanti al sinodo dei vescovi dell’ottobre prossimo. Il cardinale arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, nominato presidente della commissione episcopale per il Servizio della carità e la salute diventa anche presidente di Caritas italiana. La «sensibilità ecclesiale», si legge nel comunicato finale, è stata «la cifra principale del discorso del Santo Padre». Papa Francesco, infatti, ha esortato l’episcopato italiano ad «andare controcorrente», rispetto a un contesto nel quale «spesso siamo accerchiati da notizie sconfortanti». Di tale vocazione e responsabilità a «vivere con la gente» ha parlato anche nella prolusione il cardinale Bagnasco, che ha dato voce ai «nodi antichi e nuovi del Paese»: la piaga della disoccupazione, la tragedia dei migranti, i tentativi legislativi di equiparare il matrimonio e l’istituto familiare ad altre unioni. Tutti temi ripresi e approfonditi nel dibattito assembleare, con i vescovi preoccupati dello «snaturamento» della cultura popolare, della disgregazione dei rapporti e delle manipolazioni di carattere tecnologico. In particolare — rileva il comunicato — l’assemblea ha «messo in guardia dalla cosiddetta teoria del genere, che si sta diffondendo in modo subdolo soprattutto nelle scuole e che coinvolge l’imp ostazione generale del senso della vita, della sessualità e dell’amore». Di qui l’appello rivolto a genitori ed educatori perché «prendano coscienza di ciò che a questo riguardo viene insegnato ai loro figli e trovino le forme per contrastare apertamente una tale deriva antropologica, culturale e sociale». Sul fronte prettamente ecclesiale, invece, è emersa con forza «la necessità di superare la pastorale ordinaria con un rinnovamento missionario delle parrocchie, che si traduca in modalità e proposte operative, sostenute da una robusta formazione di sacerdoti e laici». In questo senso si è anche indicato che una «sapiente rimotivazione degli organismi di partecipazione può costituire la premessa indispensabile anche per cercare nuove vie e nuove figure per l’amministrazione delle parrocchie, senza togliere ai parroci la specifica responsabilità primaria, ma liberandoli da pesanti fardelli che generano stanchezza e tolgono tempo alle relazioni pastorali per l’annuncio del Vangelo, accompagnamento dei fedeli, la ricerca personale di ciascuno». Tema principale dell’assise era la verifica della recezione dell’Evangelii gaudium, l’esortazione apostolica di Papa Francesco. Ai vescovi, riferisce il comunicato, sono state presentate le sintesi dei contributi giunti dalle Conferenze episcopali regionali, da dove si rileva, innanzitutto, come l’esortazione abbia ricevuto una «buona accoglienza di fondo». I vescovi «hanno evidenziato la piena continuità tra l’esortazione apostoli- ca, il magistero del concilio e dei Pontefici che, dopo di esso, si sono succeduti sulla Cattedra di Pietro». Dai lavori assembleari, è però emersa anche la novità con cui l’Evangelii gaudium propone tali contenuti per un nuovo volto di Chiesa e un nuovo stile: «quello del pastore che precede il gregge, lo accompagna e lo segue». Una novità che deriva dal «particolare carisma di Papa Francesco, capace di provocare e di suscitare entusiasmo» e che rende necessaria un’autentica «conversione pastorale».

© Osservatore Romano - 22 maggio 2015