«Osare nel nome di Cristo», corren-do anche «il rischio dell’incomprensione e dell’ostilità», forte della testi-monianza sempre attuale di san Fi-lippo Neri. Sono queste le linee del servizio episcopale che monisgnor Edoardo Aldo Cerrato sta per inizia-re a Ivrea, così come le ha indicate il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato — tra l’altro originario pro-prio della diocesi piemontese — du-rante la messa per l’ordinazione del presule, celebrata sabato 8 settembre nella chiesa romana di Santa Maria in Vallicella.
Monsignor Cerrato — che, dopo aver svolto per diciotto anni l’incari-co di procuratore generale della con-gregazione dell’Oratorio di San Fi-lippo Neri, prenderà possesso della diocesi il 7 ottobre — ha risposto al mandato affidatogli dal cardinale Bertone a nome del Papa, con l’im-pegno a «guardare negli occhi» la gente di Ivrea per costruire un vero rapporto di amicizia personale. «Ciò in cui desidero crescere — ha scritto nel primo messaggio alla sua diocesi — è la mia amicizia con Gesù Cristo; ciò a cui tengo maggiormente è la vostra amicizia con Cristo; ciò di cui sono certo è che nell’amicizia perso-nale di ognuno di noi con Cristo crescerà anche la nostra reciproca amicizia». In una parola monsignor Cerrato così presenta l’essenza del suo mandato: «Gesù Cristo diventi sempre più il centro della nostra vita». Per realizzarlo servono paternità e servizio, ha detto il cardinale Berto-ne durante l’omelia. «A ragione sant’Agostino afferma che l’episco-pato èamoris officium, compito e in-carico d’amore. Tutte le specifiche articolazioni, i vari aspetti e doveri di questo ministero — ha spiegato — trovano qui, nell’amore, la loro sor-gente e la loro forma compiuta. Un amore molto concreto, che anzitutto non separa mai Gesù Cristo dal suo corpo che è la Chiesa. Un amore che si traduce nell’ansia di portare a Cristo tutte le persone e di aiutarle nelle loro, spesso faticose, situazioni di vita». Rivolgendosi direttamente al nuo-vo vescovo, il cardinale ha ricordato come Ivrea sia «una terra dalle pro-fonde tradizioni religiose, segnata da ricchezze naturali, culturali e religio-se». Ha quindi ripercorso la grande storia cristiana della popolazione di Ivrea, cresciuta alla luce dell’Assunta e dei compatroni san Savino e la beata Antonia Maria Verna, fonda-trice delle suore di carità dell’Imma-colata Concezione, e del «grande evangelizzatore» beato Varmondo, che si distinse nell’abbinare la carità evangelica all’impegno di annunciare la Parola di Dio. A monsignor Cer-rato poi «certamente non mancherà anche l’aiuto e la preghiera dei suoi predecessori», i monsignori Arrigo Miglio, oggi arcivescovo di Cagliari — conconsacrante insieme al nunzio apostolico in Italia, arcivescovo Adriano Bernardini — e Luigi Bet-tazzi. A Ivrea, si è detto sicuro il porpo-rato, il nuovo vescovo porterà la ric-chezza della sua lunga esperienza romana e del carisma oratoriano di san Filippo Neri, condito da una particolare devozione mariana. Per incoraggiarlo, il cardinale Bertone gli ha ricordato l’insegnamento di san Leone Magno: dabit virtutem qui contulit dignitatem, colui che ti dà la dignità dell’episcopato ti darà anche la forza e la capacità di esercitarlo, «soprattutto nei momenti di croce». In questa prospettiva il segretario di Stato ha chiesto a monsignor Cer-rato di spendersi «senza riserve co-me colui che ha appreso da Gesù la lezione del Buon Pastore», di non rassegnarsi «al distacco silenzioso della gente da Cristo, e quando le vie e forme tradizionali di apostolato appariranno, specialmente per gli adolescenti e i giovani di oggi, meno efficaci» è proprio quello il momen-to di saper «proporre e accogliere nuove forme, sull’esempio di san Fi-lippo Neri». Il segreto è essere un «padre e pastore» che «proclama il Vangelo» annunciando «a tutti che Gesù Cristo, morto e risorto, è il Si-gnore e Salvatore» e «incarnando la carità in tutte le necessità spirituali e materiali del popolo». Tra i servizi essenziali del vescovo, ha ricordato il porporato riferendosi al rito liturgico dell’ordinazione, c’è l’impegno a «edificare il corpo di Cristo, che è la Chiesa, perseverando nella sua unità, insieme con tutto l’ordine dei vescovi, sotto l’autorità del Papa». Negli anni romani mon-signor Cerrato «ha irrobustito — ha ricordato il porporato — il suo amo-re e la sua devozione verso il Papa quale punto di riferimento decisivo, da accogliere con apertura e docilità di cuore, da accompagnare e soste-nere con la preghiera e con la condi-visione pubblica del suo magistero. Per la Chiesa di Ivrea anche questo sarà un bene prezioso». Sul nuovo vescovo, il cardinale ha invocato poi «l’abbondanza del do-no dello Spirito Santo: solo Lui in-fatti può metterlo in grado di adem-piere questi compiti, che superano di gran lunga le nostre forze e le misu-re umane», e di vivere così con la comunità di Ivrea un’«esp erienza cristiana» nel segno delle parole di sant’Agostino «per voi sono pastore e con voi sono cristiano». Un’altra ricchezza che monsignor Cerrato porterà in dono ad Ivrea è la spiritualità del beato oratoriano John Henry Newman. E proprio con le parole del grande cardinale ingle-se, il segretario di Stato ha espresso la gioia per l’ordinazione: «Lode a Colui che è Santissimo nell’alto dei cieli. E lode sia nella profondità. Bellissimo in tutte le parole, ma ben più in tutte le sue vie». Infine il cardinale Bertone ha ri-volto «un pensiero speciale» alle congregazioni dell’Oratorio: sono at-tualmente ottantaquattro in diversi Paesi di tre continenti. «Il congresso generale — ha affermato — si riunisce anche per eleggere» il successore di monsignor Cerrato. Da qui l’auspi-cio che «nella realtà oratoriana si rinnovi e si intensifichi l’impegno di “parlare al cuore” dei singoli e del mondo, nell’espletamento concreto delle varie attività e opere formative».
© Osservatore Romano - 9 settembre 2012
Nello stile di san Filippo Neri
- Details
- Hits: 1460