ISLAMABAD, 17. Quello alla libertà religiosa continua a essere in Pakistan un diritto sempre più limitato: a conferma di ciò giunge, fra l'altro, un rapporto dell'Asian Human Rights Commission - un organismo non governativo che promuove il rispetto dei diritti umani in Asia - che pone in luce le condizioni di sofferenza delle minoranze, con dati che mostrano nell'ultimo anno una realtà preoccupante: nove persone uccise e 161 arrestate per aver cercato di contrastare la legge sulla blasfemia o per esserne state ingiustamente accusate e 1.800 ragazze cristiane e indù convertite forzatamente alla religione musulmana. Nel rapporto relativo al 2011, diffuso dall'agenzia Fides, si denuncia una situazione di sostanziale immobilismo nel Paese che consente alle forze estremiste di agire in maniera pressoché indisturbata. Soprattutto la controversa legge sulla blasfemia continua a essere applicata in maniera pretestuosa per colpire non solo i cristiani, perché di essa, spesso, ne sono vittime anche indù e sikh, se non talvolta anche gli stessi musulmani. Secondo alcune stime le minoranze religiose conterebbero circa otto milioni di persone. Il gruppo maggiore è quello indù, con circa 4,2 milioni di fedeli, mentre i cristiani sono 3,9 milioni, i sikh circa 15.000. Altre comunità religiose, molto più piccole, includono parsi, bahai e ahmadi, con circa 5.000 aderenti. In un memorandum inviato alle autorità statali dalla Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale del Pakistan - riferisce sempre l'agenzia Fides - si sottolinea che "la questione delle minoranze è cruciale nella nazione".L'organismo dell'episcopato chiede l'istituzione di un'apposita "Commissione per i diritti umani e le minoranze" che abbia i poteri di un organo giudiziario e inoltre auspica l'invito nel Paese di un osservatore speciale delle Nazioni Unite. Per la Commissione urgono nello specifico "cambiamenti nella Costituzione e leggi e politiche che assicurino il rispetto dei diritti civili, politici, sociali, culturali ed economici per le minoranze". Il Pakistan, si conclude, "è un paese democratico, ma la sua struttura legale somiglia a uno stato teocratico" Fra le altre, ad esempio, si osservano forme varie di discriminazioni verso le minoranze nel sistema educativo. Inoltre, si denuncia l'esproprio dei terreni. Recentemente, nel Punjab, un terreno sul quale sorgeva una struttura gestita dalla Caritas è stato espropriato dalle autorità. Il complesso comprendeva una casa per anziani, una scuola, un convento e una cappella.
Nel rapporto dell'Asian Human Rights Commission si ricorda l'uccisione nel 2011 del ministro federale per le Minoranze religiose, Shahbaz Bhatti e del governatore del Punjab, Salmaan Taseer, impegnati entrambi in un'opera di giustizia e di contrasto alla diffusione dell'odio e della divisione tra le comunità. In un anno, ha commentato il presidente della Conferenza episcopale in Pakistan, il vescovo di Faisalabad, Joseph Coutts, "il Paese ha perso due alfieri contro la legge sulla blasfemia, Shabhaz Bhatti e Salman Taseer, mentre quella legge iniqua non è stata toccata né messa in discussione". Il 4 gennaio scorso è stato celebrato in tutto il Paese il primo anniversario della morte del governatore del Punjab. Per l'occasione, padre James Channan, direttore del Dominican Peace Center di Lahore, ha dichiarato: "A un anno dalla morte del governatore nulla è cambiato. I difensori dei diritti umani hanno paura e sono ridotti al silenzio. La legge sulla blasfemia appare intoccabile".
Come accennato, nel rapporto si parla anche della questione delle conversioni forzate. Una situazione di immobilismo ha infatti favorito anche la conversione forzata alla religione musulmana di giovani donne appartenenti a gruppi religiosi minoritari. Secondo i dati dell'organizzazione non governativa World Vision in Progress, nel corso degli ultimi tre mesi del 2011 sono stati registrati nel Punjab 24 casi di conversioni forzate all'islam di donne cristiane. Inoltre, sempre secondo la ong, il 96 per cento dei casi di blasfemia risultano verificarsi nella provincia e quasi sempre gli accusatori rimangono impuniti. Anche nella provincia del Sindh conversioni forzate e violenze minacciano le minoranze. In particolare, nell'area di Karachi la violenza è molto diffusa. Nei giorni scorsi una comunità pentecostale è stata fatto oggetto di un attacco.
(©L'Osservatore Romano 18 gennaio 2012)