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papa-francesco-giovani«Spero che abbiate seminato bene, così il frutto sarà buono. E grazie per lo sforzo che avete fatto». Con queste parole Papa Francesco ha in- trodotto il videocollegamento con gli studenti di cinque Paesi, in rap- presentanza di tutti i continenti del mondo. In spagnolo il Pontefice ha poi risposto alle domande rivoltegli nella stessa lingua e in inglese da cinque giovani. Di seguito una sinte- si delle domande e la traduzione italiana delle risposte del Pontefice.

La prima domanda è stata rivolta da Cameron, alunno del Saint Joseph’s College nel Queensland, Australia, che ha raccontato l’esperienza dell’istituto e ha chiesto cosa fare per far sì che questo nuovo sistema di comunicare tra le scuole possa aiutare i giovani e la società a progredire.
Grazie. E grazie anche per ciò che mi dici che fai e fate. Cerco di rispondere alla tua domanda. Come può Scholas avanzare in questa co- municazione e creare ponti? Prima di risponderti, riprendo una frase che hai detto: «costruire ponti». Nella vita puoi fare due cose contra- rie: o costruire ponti o innalzare mu- ri. I muri separano, dividono. I pon- ti avvicinano. Rispondo alla tua do- manda: cosa potete fare? Potete continuare a comunicare tra voi, comu- nicare le esperienze, le esperienze che fate. Voi avete molto nel cuore. Potete realizzare tante cose. Proprio questo mi hai detto quando ti sei presentato, comunicarlo affinché al- tri s’ispirino e ascoltare dagli altri ciò che ti diranno, e con questa co- municazione nessuno comanda, ma tutto funziona. È la spontaneità del- la vita, è dire un sì alla vita. Comu- nicare è dare, comunicare è generosi- tà, comunicare è rispetto, comunica- re è evitare ogni tipo di discrimina- zione. Andate avanti ragazzi. E mi piace ciò che avete detto che fate. Che Dio vi benedica.

Da Israele è intervenuto Eyal, che frequenta la scuola La Salle a sud di Tel Aviv, che ha parlato della sua esperien- za maturata in una scuola dove studiano insieme ebrei, cristiani e musulmani.
Grazie. Vedo che vi muovete bene e sapete comunicare tra voi nelle di- verse lingue e a partire dall’identità della propria religione. E questo è bello. Cosa mi volevi domandare?

Eyal ha chiesto al Papa di tornare in Terra santa, in Israele.
Mi piacerebbe tornarci. Ci sono stato qualche mese fa e sono stato molto contento di venire... sì sono stato molto contento di venire.

Più stringente la domanda di Sina, da Istanbul, in Turchia: nella sua voce ancora gli echi delle violenze che hanno sconvolto nel passato recente una parte del suo Paese e delle tragedie che si consumano a due passi da casa sua. “Cosa ci aspetta nel futuro?” ha chiesto.
Grazie per la domanda, e grazie per la riflessione che hai fatto, che voi giovani non volete la guerra, che volete la pace. E questo dovete gri- darlo dal cuore, dal didentro: Vogliamo la pace!, dal didentro. La tua domanda: il futuro sarà migliore o peggiore? Io non ho la sfera di cristallo che hanno le maghe per guardare il futuro. Ma ti voglio dire una cosa: sai dove sta il futuro? Sta nel tuo cuore, sta nella tua mente e sta nelle tue mani. Se ti senti bene, se pensi bene e se con le tue mani porti avanti questo pensiero buono e questo sentimento buono, il futuro sarà migliore. Il futuro è dei giovani. Ma attenzione, giovani con due qualità: giovani con ali e giova- ni con radici. Giovani con ali per volare, per sognare, per creare, e con radici per ricevere dai più anziani la saggezza che ci danno. Perciò il fu- turo è nelle vostre mani se avete ali e radici. Abbi il coraggio di avere ali, di sognare cose buone, di sognare un mondo migliore, di protestare contro le guerre. E, dall’altro lato, di rispettare la saggezza che hai ricevu- to da chi è più grande di te, dai tuoi genitori, dai tuoi nonni, dagli anzia- ni del tuo paese. Il futuro sta nelle vostre mani. Approfittatene per ren- derlo migliore.

Cristian, da Eastern Cape, in Sud Africa ha chiesto al Papa da dove na- scesse l’idea di questa piattaforma.
Scholas è nata... stavo per dire per caso, ma no, non è stato per caso. È nata da un’idea di questo signore qui presente, José María de Corral, coadiuvato da Enrique Pal- meiro. È nata così Scholas, formando una escuela de vecinos [scuola di quartiere], nella diocesi di Buenos Aires. Oltre alle scuole, una rete di escuelas de vecinos , per costruire ponti tra le scuole di Buenos Aires. E ha costruito molti ponti, molti ponti, persino ponti transoceanici. È iniziata come una cosa piccola, come una speranza, come qualcosa che non sapevamo se sarebbe riuscita, e oggi possiamo comunicare tra noi. Perché? Perché siamo convinti che i giovani hanno bisogno di comunica- re tra loro, hanno bisogno di mostrare i loro valori e di condividere i loro valori. I giovani oggi, hanno bi- sogno di tre pilastri fondamentali: istruzione, sport e cultura. Per questo Scholas unisce tutto. Abbiamo organizzato una partita di calcio. Lo fanno le scuole e si organizzano anche eventi culturali. Istruzione, sport e cultura. Andiamo avanti, perché gli Stati possano preparare sbocchi lavorativi per questi giovani sostenu- ti dall’istruzione, dallo sport e dalla cultura. E lo sport è importante perché insegna a giocare in squadra. Lo sport salva dall’egoismo, aiuta a non essere egoisti. Perciò è importante lavorare in gruppo e studiare in gruppo e percorrere il cammino del- la vita in gruppo. Come vedi, la tua domanda non mi ha spaventato. Ti ringrazio molto per avermela fatta. E andate avanti su questo cammino della comunicazione, della costruzio- ne di ponti, della ricerca della pace, attraverso l’istruzione, lo sport e la cultura. Grazie.

E non poteva mancare il collegamento con un barrio. È stato da La Campa- nera, in El Salvador, dove era in colle- gamento Ernesto. Gli ha parlato degli sforzi che si fanno nel suo Paese per conquistare un po’ di istruzione, di formazione.
Ti ringrazio per il saluto dal tuo quartiere, dal tuo paese, con i tuoi amici. So del lavoro che state facen- do in El Salvador. José María me ne ha parlato. So che state facendo ab- bastanza progressi e che state lavo- rando duro nell’istruzione, ma ricor- da quello che ho detto al tuo com- pagno del Sudafrica: istruzione, sport e cultura. E attenzione alle m a ra s [gang violente] perché, come esistono ponti che vi uniscono, esi- stono anche comunicazioni per di- struggere. State molto attenti quan- do ci sono gruppi che cercano la di- struzione, che cercano la guerra, che non sanno lavorare in squadra. Di- fendetevi tra di voi, come squadra, come gruppo, e lavorate duro su questo. So che state lavorando mol- to bene, e molto ben sostenuti. Il ministero dell’Istruzione so che vi sostiene. Andate avanti su questo cammino di lavorare in gruppo e di difendervi da quanti vogliono ato- mizzarvi e togliervi questa forza del gruppo. Che Dio vi benedica.

In conclusione il moderatore dell’incontro ha chiesto al Papa quale fosse il suo messaggio per tutti i giovani del mondo.
Una cosa che non è mia, Gesù l’ha detto tante volte: «Non abbiate paura». Nel mio paese abbiamo un’espressione che non so come si traduce in inglese: «No se arru- guen». Non abbiate paura, andate avanti, costruite ponti di pace, gio- cate in squadra e rendete il futuro migliore perché ricordatevi che il fu- turo è nelle vostre mani. Sognate il futuro volando, ma non dimenticate l’eredità culturale, sapienziale e reli- giosa che gli anziani vi hanno lasciato. Avanti e con coraggio. Fate il futuro!

© Osservatore Romano - 6 settembre 2014