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Le polemiche insorte a seguito delle controverse dichiarazioni di Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), hanno fatto sorgere importanti interrogativi sulle linee di tendenza in atto nella Federazione, miranti a dilatarne i compiti istituzionali.

Negli ultimi anni, infatti, oltre a operare necessarie riflessioni per l'aggiornamento del codice deontologico ai mutati scenari della professione, la Fnomceo ha finito per esporsi sempre più su questioni di politica sanitaria e su temi eticamente sensibili che, prima di essere controversi e fonte di divisione nella categoria, non le competono istituzionalmente. Non si tratta solo di una forzatura, operata da Bianco e da alcuni suoi fedelissimi, di attribuire all'ssemblea dei presidenti degli Ordini provinciali importanti documenti che non erano mai stati sottoposti a discussione e approvazione.

Un'analoga forzatura si era consumata nel giugno scorso a Udine, quando - sono parole del presidente di Udine - la dirigenza della Fnomceo aveva tentato di «dare uno scossone a un Parlamento sonnacchioso», per spingerlo (forse sollecitata dal senatore Ignazio Marino) a legiferare sul testamento biologico. Il progetto era naufragato poi solo quando la tenace opposizione di alcuni presidenti provinciali e la vigilanza di Avvenire avevano reso evidente che la Presidenza non poteva pretendere di parlare a nome di tutti i medici. A distanza di otto mesi e in vicinanza della scadenza elettorale, si è tentato di far passare come posizione condivisa da tutti i medici un giudizio molto positivo sulla legge 194, una spinta per l'introduzione della pillola abortiva Ru486 e la richiesta di una modifica in senso eugenetico della legge 40 sulla procreazione assistita.

Di fronte a tali forzature occorre fare alcune precisazioni. La legge istitutiva attribuisce al consiglio direttivo dell'Ordine pochi essenziali compiti, come la compilazione degli albi professionali degli iscritti, la vigilanza sul decoro e sull'indipendenza dell'Ordine, la designazione di rappresentanti presso commissioni o enti , la promozione di iniziative intese a facilitare il progresso culturale degli iscritti, la collaborazione per lo studio dei problemi sanitari provinciali e locali. Gli Ordini esercitano anche un potere disciplinare nei confronti dei sanitari iscritti e debbono favorire la conciliazione nelle controversie che coinvolgano i sanitari.

Sembra evidente, dunque, che non spetta agli Ordini dei medici fare politica sanitaria. Inoltre, non è loro compito dare patenti di bontà a leggi dello stato (come la 194), né tantomeno spingere per interventi legislativi (in tema di procreazione assistita o di testamento biologico) o per l'introduzione di farmaci (peraltro pericolosi per la salute della donna) come la Ru486.

Più in generale, non compete agli ordini dei medici di tentare di stravolgere la natura della professione e lo stesso giuramento di Ippocrate (che vieta la somministrazione di farmaci abortivi), piegando il medico a una visione ideologica della medicina, di orientamento contrattualistico e utilitaristico, senza peraltro che gli organi rappresentativi degli stessi medici abbiano potuto adeguatamente riflettere e pronunciarsi su questi temi.

Ancor meno accettabile è che questo possa anche solo generare il sospetto di subordinare l'etica medica alle esigenze della politica e di essere funzionale all'interesse di una parte in campagna elettorale.

Ci auguriamo che il presidente Bianco, che per il suo abuso è stato costretto a una umiliante smentita (giustificata da presunta "ingenuità"), approfondisca la sua autocritica e abbia la sensibilità di dimettersi dalla carica. Ci auguriamo anche che, in un soprassalto di responsabilità, i presidenti provinciali blocchino l'attuale deriva ideologica della Fnomceo.

Sarebbe quanto mai lesivo per il decoro e la rappresentatività della professione se, in risposta alle forzature di tipo libertario, dovessero costituirsi correnti politiche all'interno degli Ordini, in analogia a quanto accaduto nella magistratura. Peggio ancora, sarebbe deleterio se i medici dovessero ricorrere a gesti più clamorosi per sottolineare il distacco da una modalità di conduzione così ideologicamente orientata a favore di una autodeterminazione senza limiti.

Fonte E' Vita