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ROMA, 1. «Le strutture della sanità cattolica sono sottoposte a uno stress gestionale e organizzativo che, in tempi di crisi come l’attuale, mette a repentaglio la sostenibilità del servizio»: è quanto ha avvertito il segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), il vescovo Mariano Crociata, nel suo intervento al convegno dedicato a «Le istituzioni cattoliche in Italia. Un servizio prezioso in evoluzione», che si è tenuto sabato mattina a Roma.
All’incontro è intervenuto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, oltre a 200 rappresentati degli istitui sanitari. Il presule ha spiegato di sapere bene «come i ritardi abbiano radici complesse e chiedano a tutti una condivisione del disagio collettivo che attraversa non solo l’economia del nostro Paese. Nondimeno vanno segnalate disparità che non sempre rispettano la dignità propria di un servizio pubblico. Siamo fiduciosi che l’esperienza del credito di professionalità e talora anche di eccellenza di cui godono le istituzioni sanitarie cattoliche, possa trovare riscontro in un’attenzione rinnovata alle attese di cura dell’intera popolazione, che si dirige alle strutture pubbliche senza fare troppe differenze, se non — quando può — quelle dettate dal credito scientifico e dalla qualità dei servizi offerti». Quella cattolica — ha continuato il segretario generale della Cei — rappresenta, «una quota significativa, per numeri e qualità, della sanità pubblica. A essa fanno ricorso cittadini di tutte le regioni del Paese, confermando un credito guadagnato sul campo nel corso del tempo. L’intera società italiana trae vantaggio da presenze in cui la ricerca dei migliori standard di efficienza dei servizi socio-sanitari si coniuga con un’ispirazione imperniata sull’”accoglienza e cura totale della persona” e su una cultura della vita — dal concepimento fino alla sua conclusione naturale — che contrasta con la contemporanea rimozione del limite, del dolore, della morte». Per questo la Chiesa stessa «guarda con fiducia alle istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana, nella certezza che esse possono offrire un valido contributo all’azione dello Stato nell’ambito della sanità, facendo appello al valore della solidarietà, nel rispetto del pluralismo dei valori e dei soggetti». La solidarietà e il dialogo dovrebbero indicare la via più adeguata per affrontare e superare le difficoltà: la segreteria della Conferenza episcopale, ha detto monsignor Crociata, «offre la sua disponibilità ad accompagnare la ricerca di soluzioni alle questioni che interessano la responsabilità degli organismi sanitari nel loro rapporto con le istituzioni governative e statuali. È importante non sprecare questa opportunità e cercare percorsi convergenti, per dare compattezza e persuasività ai rapporti istituzionali, che potranno solo avvantaggiarsi da un dialogo unitario, aperto e franco». Per il presule «vanno scongiurati, per la loro sterilità se non per i danni che procurano, sia un’irragionevole contrapposizione frontale, sia la ricerca di percorsi di parte che disperdono energie e allontanano soluzioni strutturali positive per tutti. Confidiamo che la capacità di ascolto da parte delle istituzioni e della politica» caratterizzi un percorso «che conduca a trovare soluzioni di sostenibilità e di durata per strutture socio-sanitarie attanagliate dalla crisi». Secondo il segretario generale della Cei è particolarmente urgente analizzare «le cause più profonde» e i «veri effetti» di questa situazione, «che non sono soltanto di carattere economico. In non pochi casi, la crisi economica è stata la circostanza rivelatrice di una fragilità più profonda. Non mi riferisco tanto a quelle strutture socio-sanitarie nelle quali sono state, purtroppo, portate allo scoperto malefatte e vere e proprie colpe di estrema gravità, morale se non amministrativa, poiché tutto questo, eventualmente, si condanna da sé; mi soffermo invece — ha detto il presule rivolgendosi ai rappresentanti delle istituti sanitari — sulla perdita o quantomeno sull’appannamento di quello spirito che è all’origine di tante vostre opere. In esse si esige qualcosa di più della professionalità e della legalità, che devono essere assicurate con il massimo rigore: se non si radicano nel vivo carisma ispiratore della storia che ci sta alle spalle, anche la tensione etica si vede indebolita fino a estenuarsi». Per monsignor Crociata occorre tornare a rivolgere l’attenzione al piano delle motivazioni di fondo e in esso cercare coesione e sostegno: «Non è secondario ciò che sta progressivamente mutando nella composizione del personale che opera nelle vostre strutture, sempre più caratterizzato da una forte diminuzione di quello religioso. Si tratta di un’evoluzione che ha ripercussioni significative non soltanto sul piano economico». L’«identità specifica delle istituzioni sanitarie cattoliche, infatti, non è un limite né può costituire un elemento di discriminazione. Rappresenta piuttosto una risorsa in più per la capacità che possiede di interpretare profeticamente i mutamenti in atto, mostrando la viva attualità dei carismi fondatori». Sentire la responsabilità di essere eredi di una storia spirituale che ha generato e tenuto vive a volte per secoli opere significative, se non imponenti per valore, non deve rendere ciechi alle esigenze di cambiamento. Oggi un nome ineliminabile del cambiamento necessario è proprio sinergia. C’è una terza via, infatti, oltre la falsa alternativa tra andare avanti come si è sempre fatto e gettare la spugna e disfarsi di un’op era come se fosse un peso ingombrante: è la via della collaborazione, della interazione e della integrazione, delle molteplici forme di alleanze per segmenti specialistici o per intere strutture. Se si coglie questa opportunità, in una fase che sta vedendo cambiare profondamente il panorama della sanità, allora ci si troverà facilmente a camminare insieme.

© Osservatore Romano - 2 giugno 2013