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Gian Maria Vian, adesso il Vaticano critica pure Sanremo?
Ci interessiamo di molte cose. Anche di cultura. L'articolo uscito l'altro ieri era una critica musicale, che ho titolato citando Bennato: «Fossero solo canzonette». Ma subito si è scritto che il Vaticano attaccava Sanremo... Bizzarro, no?
Non una critica alla kermesse in sé?
No, bastava leggere bene il breve articolo. Abbiamo criticato le canzoni, lo stile musicale. E l'ha fatto Marcello Filotei, redattore del nostro giornale ma anche compositore, tanto che per noi è «il maestro». Fabrizio Del Noce ha detto che si aspettava una critica sul piano morale. Ma credo che un giornale di idee come siamo debba entrare nel merito. In redazione, tra l'altro, siamo in tanti ad amare la musica. Ad esempio?
Il segretario di redazione, Gaetano Vallini, e il capo del servizio internazionale, Giuseppe Fiorentino, sono appassionati di musica pop-rock, l'assistente alla direzione, Marilia D'Addio, è amante della lirica come Del Noce. Il vicedirettore Carlo Di Cicco predilige la classica, il grande rock e Fabrizio De André. Io, più eclettico, vado dal gregoriano a Peppino Di Capri, Da Frank Sinatra ai Blues Brothers, polifonia e oratori barocchi compresi. Filotei è un raffinato conoscitore di musica elettronica, il sogno futurista di anticipare i rumori a cui oggi ha dedicato un articolo: lui il 10 agosto scorso ha commentato in prima pagina le parole che il Papa aveva dedicato alla musica definita «quell'arte normale che coglie verità attraverso la bellezza».
Benedetto XVI conosce Sanremo?
Non lo so. Ma certo è un grande esperto di musica, che frequenta a un livello davvero molto alto. E all'Osservatore la musica è sempre stata seguita con attenzione: abbiamo moltiplicato le firme, con molti approfondimenti.
Non perde autorevolezza il giornale del Papa se dedica un pezzo a Sanremo?
Non credo proprio. Sanremo è importante nel panorama italiano. Credo sia giusto analizzarlo. Lo ripeto: a noi interessa il dibattito culturale. La musica poi fa parte della storia del cristianesimo da sempre: è stato un grande studioso francese, Henri-Irénée Marrou, a dedicare un importante libro al trattato della musica secondo lo spirito di sant'Agostino, finalmente disponibile in italiano in una bella edizione Medusa.
Di recente avete celebrato i 40 anni del "White Album" dei Beatles con un articolo che si è detto perdonasse John Lennon, colpevole di aver detto nel 1966 che i Beatles erano più famosi di Gesù Cristo...
Anche qui non abbiamo perdonato nessuno. Anche perché non c'era nessuno da perdonare. Abbiamo ricordato come andarono le cose. Come scrisse l'Osservatore nel numero del 14 agosto 1966: Lennon spiegò che intendeva dire come la gente prestasse più attenzione a loro che a Gesù Cristo. Una considerazione non priva di fondamento, riconobbe già allora il nostro giornale. E soprattutto abbiamo voluto ricordare un bellissimo album.
Paolo Bonolis ha risposto alle critiche di ieri dicendo che «ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero, è libero di esprimerlo a favore della vita o della canzone». Insomma, una piccola stoccata ve l'ha voluta dare...
Rispondo dicendo che su quanto ha detto sono d'accordo, ovviamente.
Si aspettava tanto clamore per un pezzo così breve?
Mi aspettavo più attenzione per il vero scoop di ieri...
Quale?
L'editoriale del premier britannico Gordon Brown sulla crisi economica alla vigilia del suo incontro col Papa e a ridosso del prossimo G20 che si terrà a Londra il 2 aprile. Ma in Italia non molti l'hanno rilevato.
© P. Rodari Palazzo Apostolico