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arcobalenodi JEAN-LOUIS TAURAN

Il libro Loado seas, mi Señor. Comentario a la encíclica del Papa Francisco Laudato si’, di Fernando Chica Arellano e Carlos Granados García, (Madrid, Biblioteca de Autores Cristianos, 2015, pagine 368, euro 20) ci mostra la ricchezza dell’enciclica di Papa Francesco Laudato si’. Scorrendo le pagine dell’opera, mi sono convinto che ciò che propone l’enciclica non è altro che una nuova civiltà. Laudato si’ non è un’enciclica sul cambiamento climatico. È un’enciclica sociale.
Il Papa inizia guardandosi attorno e percepisce che tutto è interconnesso: gli esseri umani, la natura, l’ambiente, il creato e la società. Da qui la grande affermazione: «ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme». Siamo chiamati a contemplare il mondo con gli occhi del Creatore: la Terra è l’ambiente che bisogna custodire e il giardino che occorre coltivare. Il rapporto uomo-natura non deve essere sorretto dall’avidità, dalla manipolazione e dallo sfruttamento. Deve conservare l’armonia del creato, affinché tutto sia al servizio degli uomini di oggi e di domani. Siamo quindi di fronte a un’ecologia globale. Per il credente, l’ambiente è “divino”, perché può essere interpretato come spazio di unione con Dio. Laudato si’ denuncia una forma di divinizzazione della tecnica e del mercato. Non esiste una crescita infinita o illimitata (cfr. n. 139). Inoltre, è un appello a cambiare il nostro modo di pensare e di vivere. Perciò siamo invitati ad abbandonare la logica del dominio, dello sfruttamento, dello spreco e della depredazione. Per il Santo Padre la crisi ecologica e la crisi sociale sono due facce della stessa medaglia. Per questo motivo occorre un approccio integrale per combattere la povertà, ridare dignità agli esclusi e contemporaneamente salvaguardare la natura. Il testo è attraversato da assi fondamentali che gli conferiscono unità. Il Papa stesso li menziona all’inizio del suo scritto. Si tratta dell’«intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso; la critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia; l’invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell’ecologia; la necessità di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilità della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita» (n. 16). Alla luce di queste considerazioni, secondo quanto ha scritto il noto giornalista francese Henri Tincq, si potrebbero formulare dieci comandamenti di Papa Francesco per tutelare il pianeta. Primo: uscirai dal mondo dell’indifferenza. La terra è la nostra casa comune. Secondo: lotterai contro il riscaldamento del sistema climatico. Occorre promuovere fonti di energia alternativa e rinnovabile, cambiare stile di vita, di produzione e di consumo. Terzo: approvvigionerai di acqua tutta la Terra. L’accesso all’acqua potabile è un diritto umano fondamentale. Quarto: metterai al centro i poveri. Lottare per la salvaguardia del pianeta presuppone anche l’eliminazione delle disuguaglianze sociali. Eppure gli esclusi sono oggi ancora l’immensa maggioranza. Quinto: combatterai il mito del progresso indefinito. La crescita duratura e i progressi tecnici non sono neutri. Tendono all’accumulazione di guadagni che permettono ai Paesi ricchi di sperimentare il sovrasviluppo, dove consumo e spreco si danno la mano, mentre le nazioni povere restano nella miseria. Sesto: resisterai all’onnipotenza. C’è un nesso tra il degrado dell’ambiente e il degrado umano ed etico. Occorre un approccio integrale per combattere la povertà, conferire dignità agli esclusi e al tempo stesso preservare la natura. Settimo: entrerai nella logica del dono gratuito. La Terra ci è stata data. Non si può quindi intendere secondo criteri utilitaristici. Appartiene a quanti vengono dopo di noi. Ottavo: Favorirai la transizione energetica. Occorre sviluppare gradualmente forme di energia poco inquinante, promuovere un’agricoltura diversificata, assicurare l’accesso all’acqua potabile. In questo contesto, bisogna pensare a istituzioni internazionali dotate di potere di sanzionare. Nono: accetterai di rallentare la marcia. Bisogna fermarsi e pensare che «quando siamo capaci di superare l’individualismo, si può effettivamente produrre uno stile di vita alternativo e diventa possibile un cambiamento rilevante nella società» (n. 208). Decimo e ultimo: cercherai una felice sobrietà. Si tratta di apprezzare le piccole cose, di ringraziare per le possibilità che la vita offre. Concludendo, il grido della natura maltrattata e il grido dei poveri abbandonati giungono fino in cielo. È importante sapere che mondo desideriamo trasmettere alle generazioni future (cfr. n. 160). Papa Francesco ci fa capire meglio la complessità dei problemi, non esitando a utilizzare il metodo del dialogo con la filosofia e le scienze umane. Ci invita a ripensare il nostro mondo e ad agire. In definitiva, Francesco propone alle società materialistiche assetate di “b enessere” il “buon vivere”.

© Osservatore Romano - 27 febbraio 2016