È vuota la dodicesima grotta scoperta a Qumran, la località sulla riva occidentale del Mar Morto al centro dall’aprile del 1947 di uno dei più importanti ritrovamenti archeologici del secolo, quello di circa ottocento manoscritti, in gran parte biblici, in ebraico, in aramaico e in greco.La scoperta della grotta, benché priva di testi, è comunque di rilievo e legittima la speranza di nuovi sviluppi legati a futuri scavi. La scoperta, annunciata l’8 febbraio dall’Università ebraica di Gerusalemme, è stata compiuta da una squadra di archeologi dell’ateneo, guidata da Oren Gutfeld, in collaborazione con colleghi della Liberty University della Virginia, negli Stati Uniti. La missione congiunta ha condotto uno scavo stratigrafico che ha portato al rinvenimento di una serie di manufatti simili a quelli trovati nelle altre undici grotte dove erano stati scoperti, sessant’anni fa, i rotoli del Mar Morto. Si tratta di giare, coperchi di terracotta, tessuti di lino come quelli usati per avvolgere i manoscritti, fibbie e lacci in pelle per richiudere i rotoli. Al momento, come ha spiegato Marcello Fidanzio in un’intervista ad «Avvenire» dell’11 febbrai0, nella dodicesima grotta non sono stati trovati manoscritti. In fondo al tunnel gli archeologi hanno invece portato alla luce le piccozze dei beduini che negli anni cinquanta esplorarono molte grotte alla ricerca dei preziosi rotoli. «È possibile che allora abbiano trovato manoscritti e che alcuni di quelli attribuiti a un’altra grotta vengano in realtà da qui, ma non possiamo esserne certi». Nel dare notizia della scoperta della dodicesima grotta, già sul «Times of Israel» è stato sottolineato che molto probabilmente anche questo nuovo sito conteneva preziosi manoscritti ma è stato saccheggiato a metà del secolo scorso. E questo spiegherebbe perché ora la grotta è vuota. Ma quel che è rimasto e che adesso è stato riportato alla luce, come si legge sul quotidiano, dimostra uno strettissimo legame con le altre undici grotte. «Non c’è dubbio che si tratti di un’altra grotta che conteneva nuovi manoscritti» ha dichiarato Gutfeld, citato sia dal «Times of Israel» che dalla France Presse, aggiungendo che tale scoperta alimenta speranze di trovare altre grotte in cui siano custoditi manoscritti. Fidanzio ha aggiunto nell’intervista ad «Avvenire» che il giorno in cui gli archeologi hanno visto rotolare per terra un piccolo cilindro in pelle l’emozione è stata grande. C’erano infatti tutti i motivi per pensare a un nuovo rotolo. Ma le analisi di laboratorio hanno escluso la presenza di scrittura. Probabilmente, come osserva lo studioso, il trattamento del supporto scrittorio non era ancora stato completato. La scoperta riveste comunque una significativa importanza. Infatti sessant’anni fa, tra contrabbandieri, conflitti e antiquari senza scrupoli, l’esplorazione delle grotte del sito e l’acquisizione dei manoscritti avvennero in condizioni certo non ideali, dando luoghi anche a fantasiosi gialli. Ora invece sarà possibile procedere a uno scavo stratigrafico, e forse capire meglio che cosa è avvenuto a Qumran e gettare qualche luce sulla provenienza dei manoscritti la cui rilevanza per la storia dei testi biblici, del giudaismo del Secondo tempio e delle origini cristiane è fuori discussione. ( gabriele nicolò )
© Osservatore Romano - 12 febbraio 2017