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Irlanda cattolica sotto attaccoDal territorio rurale fino a tutto il palcoscenico nazionale, il nuovo establishment irlandese nutre un aperto disprezzo per il patrimonio cattolico del paese. Lo sostiene Patrick Hayes su Catholic Voice (Irish culture under attack-by its own custodians, issue 443, Catholic Voice) “Gli irlandesi comuni vedono un’eredità di cui essere orgogliosi, la nuova classe dirigente del paese vede un problema da risolvere”.

Siccome, “l’Ovest rurale è troppo cattolico, troppo omogeneo, troppo irlandese”. Secondo l’agenda woke del governo, tutto questo deve cambiare e pare che stia cambiando, “con il pieno entusiasmo di un establishment culturale che ha deciso che la vecchia Irlanda non deve essere semplicemente riformista, ma cancellata”. La famiglia silenziosamente viene smantellata. Per secoli, la famiglia irlandese, radicata nei ruoli complementari di marito e moglie, madre e padre, è stata il fondamento della civiltà così come gli irlandesi la intendevano. Del resto, la Costituzione del 1937 le aveva dato il pieno riconoscimento, come fondamento primario e naturale della società. Il testo di Catholic Voice sottolinea il ruolo che aveva la madre in casa. Non si trattava di arretratezza, era saggezza. Riconoscere che i bambini crescono meglio quando sono cresciuti dalla propria madre e dal proprio padre era un dato di fatto. Nessun apparato statale può sostituire l’amore e la stabilità di una famiglia naturale. Nel 2024 il Governo ha sottoposto al popolo due referendum esplicitamente volti a rimuovere la famiglia tradizionale. Agli elettori è stato detto che i riferimenti al ruolo delle donne in casa erano “sessisti” e “obsoleti”. La famiglia, proposta dallo Stato, dovrebbe essere ridefinita per includere qualsiasi “relazione duratura”. È un linguaggio più elastico, che rende la parola famiglia, priva di significato. Il popolo irlandese ha respinto entrambi gli emendamenti in modo decisivo. Ma l’intenzione dell’establishment era chiara. Coloro che si sono schierati in difesa della famiglia tradizionale sono stati etichettati come reazionari e il loro voto contrario è stato definito non come un’affermazione democratica, ma come la prova che il popolo “non era stato sufficientemente educato a estirpare i propri istinti”. Non credo di sbagliarmi ma tra quelli che si sono schierati a favore della famiglia tradizionale, c’era sicuramente la comunità di fedeli cattolici che ogni domenica mattina alle 10,30 si radunano per celebrare la Santa Messa rigorosamente in latino nella suggestiva chiesa neogotica di St. Kevin’s Church of Dublin in Harrington street. Ho partecipato all’”Easter Triduum” (Triduo Pasquale) dell’aprile 2026. Tra i canti celestiali del professionale Coro della comunità, ho visto la chiesa piena di tanti ragazzi e ragazze, e di giovani coppie di famiglie con diversi bambini, addirittura mi è capitato di conoscere una mamma e un papà con la bellezza di dieci figli. Evidentemente in questi ambienti ci sono ancora irlandesi che resistono alla scristianizzazione in atto nel Paese. Certo si tratta di gente motivata che ha bisogno di interiorità, di preghiera, di identità. Una situazione che fa ben sperare per il futuro, del resto anche altrove in Europa, ci sono segnali incoraggianti come in Inghilterra e in Francia. Per la Veglia Pasquale 2026 registra un boom record di battesimi di adulti e adolescenti, con oltre 21.000 nuovi fedeli. In Francia, in particolare, si conta un incremento del 28% degli adulti rispetto all'anno precedente. Il fenomeno, che evidenzia un ritorno alla fede in particolare tra i giovani dai 18 ai 30 anni. L’articolo di Hayes continua con le interessanti riflessioni in merito al tentativo di estromettere la Chiesa dalla società irlandese. Per oltre un millennio, la Chiesa cattolica ha plasmato i ritmi della vita irlandese: il suo calendario, la sua architettura, le sue scuole e i suoi ospedali, la sua concezione di nascita, matrimoni e morte. Ora la sua cancellazione è ben avviata. Gli ospedali fondati da ordini religiosi vengono spogliati della loro identità, i crocifissi vengono rimossi dai reparti, le missioni fondatrici vengono sciolte in operazioni di rebranding istituzionale. A questo proposito l’articolo fa l’esempio dell’Ospedale Nazionale di Maternità. Poi ci sono le scuole cattoliche che passano ad enti di beneficenza multiconfessionali. Il tutto presentato come una risposta neutrale ai cambiamenti demografici, ma di fatto, funziona come distacco controllato della Chiesa dalla formazione dei bambini irlandesi. I genitori, che scelgono un’educazione cattolica, si sentono sempre più spesso indotti a pensare che la loro preferenza sia, nella migliore delle ipotesi una semplice eccentricità privata. Ma c’è anche un tentativo di riscrivere la storia nazionale. L’impulso è identico a quello che sta accadendo oltremanica in Inghilterra, dove le istituzioni incaricate di preservare il patrimonio nazionale sono invece impegnate a smantellarlo. In Irlanda, i vari fallimenti del passato, le scuole industriali e le istituzioni delle Maddalene, vengono usati come un piede di porco per estirpare la Chiesa da ogni angolo della vita pubblica, come se non potesse fare alcuna distinzione tra fallimento storico e verità duratura. Il Museo Nazionale, l’Abbey Theatre, i dipartimenti di scienze umane delle università seguono tutti lo stesso copione. La cultura cattolica tradizionale irlandese, è trattata come materia prima per la critica piuttosto che come un’eredità da amare e trasmettere. La profonda fede cattolica di Patrick Pearse e quella della generazione rivoluzionaria – la loro messa prima della rivolta, le loro confessioni finali – viene tacitamente minimizzata perché complica la narrativa laica che l’establishment preferisce. Però, il popolo non ha dimenticato. In Inghilterra la gente comune ha iniziato a reagire attraverso un movimento chiamato Raise the Colours, una campagna virale in cui i cittadini hanno esposto la Union Jack e la Croce di San Giorgio dalle loro case e attività commerciali. È stato un gesto semplice ma significativo. Coloro che hanno esposto la bandiera sono stati etichettati come “estrema destra” dallo stesso establishment che espone allegramente la bandiera arcobaleno del Pride dagli edifici comunali. Raise the Colours è stato spontaneo: una dichiarazione della gente comune che non aveva acconsentito allo smantellamento della propria identità. L’equivalente irlandese era l’urna elettorale. Il referendum del 2024 il voto contrario è stato un segnale democratico diretto del popolo all’establishment non in nostro nome. Quell’istinto sopravvive nelle chiese gremite a Natale, nei genitori che mantengono silenziosamente i figli alle lezioni di religione, nelle nonne che pregano ancora il Rosario e lo tramandano, nei pellegrini che scalano il Croagh Patrick a piedi nudi ogni domenica di Natale. Tuttavia, ciò che sta accadendo in Irlanda non è un’evoluzione culturale spontanea, scrive Hayes, ma “un programma di sostituzione gestito, guidato da accademici, professionisti di ONG, emittenti statali e progressisti urbani che hanno concluso che l’Irlanda cattolica e tradizionale è fonte di vergogna piuttosto che di orgoglio”. Si muovono attraverso le istituzioni e applicano la stessa logica ovunque: il vecchio deve essere smascherato, ridimensionato ed eliminato. Il suicidio culturale dell’Irlanda non è ancora compiuto, la comunità di fedeli di St. Kevin lo dimostra. Ma le persone che lo porterebbero a termine sono al potere e sono pazienti. La domanda è se un numero sufficiente di uomini e donne irlandesi riconosca ciò che si sta perdendo e lo ami abbastanza da dirlo. La famiglia non è un’istituzione obsoleta, la Chiesa non si è limitata a evangelizzare l’Irlanda, l’ha costruita. E una nazione che non sa onorare ciò che la creata non saprà a lungo cosa è.

Torino, 17 aprile 2026 

Ss. Roberto di la Chaise-Dieu, Roberto

di Molesme e Stefano di Citeaux.                 DOMENICO BONVEGNA