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disabile discriminatoPuntualmente l’anno scolastico si avvia senza che ai disabili siano state riconosciute le tutele e le assistenze garantite loro dalla legge: i membri dell’alleanza educativa – scuole, comuni, ASL, perfino le parrocchie – sembrano colluse nel lasciar correre i disservizi senza appartenenza e vicinanza. E sì che questo sarebbe un ottimo campo per contrastare a viso aperto la “cultura dello scarto”…

di Paul Freeman

In questi giorni si consuma l’ennesimo scempio nei confronti dei disabili in età scolare e nei confronti delle loro famiglie. Le scuole non garantiranno il sostegno e i Comuni non garantiranno l’educativa scolastica, come dovuto.
Faccio presente in pillolina, alcuni punti, per attivarsi, per genitori, operatori e uomini e donne di buona volontà.
Sovente, le Scuole, i Comuni, le ASL e talvolta, pur marginalmente, anche le Parrocchie, sono collusi nell’ignorare le legittime richieste e/o nel lasciar correre senza appartenenza e vicinanza.
Senza mettere al centro il Bene e l’approccio personalizzato al Disabile, come vuole la Costituzione.
Seguono punti per aiutare i genitori e gli operatori del settore.

1 – Ci deve essere la Diagnosi funzionale e l’individuazione di handicap che, pur non parlando di ore, parla di tipo di rapporto di cui necessità il bimbo o la bimba in età scolare.

2 – A questo deve seguire il PEI. Diciamo che il PEI, come Piano Educativo Individualizzato, nasce già in seme con la Diagnosi Funzionale. Tuttavia esso attualizza l’approccio individualizzato, cioè quello di cui necessità il giovane disabile in ordine sia alla Assistenza/Educativa familiare, sia in ordine al Sostegno ed in ordine all’Educativa Scolastica. Mettendo chiaramente, in ore, ed in qualità il tipo di intervento, quello che necessita al bambino disabile. Le istituzioni hanno il dovere di adempiere a quanto indicato nel PEI, sia in ordine al Sostegno, sia in ordine all’Educativa Scolastica, sia in ordine all’intervento Domiciliare, secondo proprio ambito. E di adempierlo senza ritardi.

3 – Il PEI è documento prodotto da una condivisione di tre agenzie educative. Anzitutto la Famiglia, poi l’ASL e poi la Scuola, con la partecipazione anche del Comune di Residenza. Non è pertanto documento collegiale e non sottostà a regole collegiali come chiaramente indicato dal DPR del ’94. Non si decide a maggioranza, né per criteri di economia ma per il bene individualizzato del disabile. Tuttavia, un po’ per la non estrema chiarezza del legislatore ed un po’ perché la scuola si arroga diritti statalisti che non ha, e, non ultimo, da pareri di esperti, anche blasonati e noti, che, in tal senso, non considerano le dimensioni previe di metafisica che informano la Costituzione, confondendo il ruolo sostitutivo con quello suppletivo, la famiglia dell’alunno disabile viene marginalizzata. Insomma il PEI, eccetto evidenti casi suppletivi, non si decide a maggioranza e sostenere il contrario è lesivo dell’art. 30 della Costituzione e del bagaglio metafisico che informa e precede la Costituzione stessa.

4 – Alcune Regioni hanno accordi di programma. Questi ovviamente non hanno nessuna valenza se in contrasto con la legge. Tuttavia a volte i Comuni, sotto la spinta di questi Accordi, possono richiedere al referente di Competenza una “collatio” della documentazione medica per indicare con precisione le ore necessarie al domiciliare. Questa documentazione funge da documentazione mediana tra la Diagnosi Funzionale e il PEI. Ma anche qui i criteri sono il bene individuale del disabile e non le risorse economiche, come chiarisce tutto il fiume di sentenze in materia: “il bene del disabile non è comprimibile per risorse economiche”. Piegare le necessità, su tali documenti, in base alle risorse economiche e a collusioni strumentali (cosa che avviene sovente) è delittuoso, specie in un paese come il nostro in cui il carico fiscale è elevatissimo e lo spreco ancora più elevato. La vera rivoluzione economica, come sottolineato dal Santo Padre, è quella di eliminare, o comunque ridurre, la “cultura dello scarto”.

5 – Invito pertanto i genitori con disabilità a ricorrere per vie legali, ove ovviamente vi siano le possibilità logistiche. Ad esempio ANIEF si è messa a disposizione per ricorsi gratuiti o quasi. Per i propri figli, per il bene Comune. La comunità, specie la comunità parrocchiale, è tenuta all’accoglienza e alla vicinanza di queste situazioni senza collusioni ed equilibrismi con le istituzioni di turno, ma piuttosto con spirito profetico di vera accoglienza e sostegno del Bene Comune. La vera rivoluzione di cuore e di mente, come sottolineato dal Santo Padre, è quella di ridurre, nei fatti e culturalmente, la “cultura dello scarto”. Qualora si verificassero sin da subito una carenza di ore in ordine al Sostegno, oppure all’Educativa Scolastica o all’Educativa Domiciliare, inviare diffida via PEC e/o Raccomandata A/R, alle rispettive Istituzioni e consultare sin da subito un legale.

Si veda l’iniziativa importante a sostegno dei disabili in età scolare e delle loro famiglie http://www.anief.org/content_pages. php?pag=6901

http://www.lacrocequotidiano.it  - 12 settembre 2017

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