Home
la famiglia madre e padre dona tutto ad un bimboDonare Tutto ad un bimbo che ha perso Tutto.
Lo stato che trasforma il desiderio degli adulti in un diritto, è contro la Persona ed è contro quell'unico bambino, Persona, bene inestimabile ed incomprimibile, soggetto di diritti a cui lo Stato deve garantire tutto, come Costituzione riconosce.



Filippo Fiani


La video-lettera che Luca Trapanese scrisse qualche settimana fa a Giorgia Meloni, sollevando la questione dell’adozione ai singoli, ha riacceso (brevemente e male) l’attenzione su questa cenerentola delle leggi Italiane.

Questa vicenda puzza di strumentale lontano un miglio e forse l’obiettivo era proprio quello di sollevare questioni morali a cui difficilmente la Meloni avrebbe potuto dare una risposta senza dividere i suoi sostenitori.

Il problema come sempre sta nella poca informazione delle persone che ne parlano e nella superficialità con la quale si affrontano temi come questo, che vanno a colpire tanto forte chi vive dentro a queste storie, quanto vengono completamente ignorati e liquidati come quisquilie da chi, fortuna loro, non ha mai avuto a che fare con questo variegatissimo mondo.

È difficile, in un breve articolo, parlare in modo esaustivo dell’argomento, anche perché c’è un dinamismo tale che mentre metti a fuoco e puntualizzi una questione, è possibile che da qualche parte, in un tribunale dei minori in Italia, in un ministero in Perù o in Cambogia, qualcuno abbia cambiato le carte in tavola. E allora ciò che valeva fino a poco fa, non vale più. Questo riguarda le norme e i decreti, le leggi internazionali e le convenzioni che i paesi stipulano soprattutto per evitare che (specialmente nelle adozioni internazionali) quello che può essere un atto di altissimo livello umanitario e sociale, non si trasformi in una compravendita (traffico) di minori.

Purtroppo già adesso, dopo poche righe introduttive, ho dovuto scindere l’argomento in due usando un aggettivo per l’adozione. Nazionale e internazionale. Se avessi voluto essere pignolo, prima di arrivare a questo avrei dovuto iniziare con il mettere il lettore in guardia sulla differenza tra adozione e affido, ma tutto ciò mi avrebbe ricondotto al problema iniziale, cioè quello di parlare di cose che cambiano.

Quello che invece non cambia e non cambierà mai, nell’adozione, è il Soggetto.

Il Soggetto (con la S maiuscola n.d.r.) è il bambino. Ed è intorno al bambino, neonato o adolescente, sano o malato, che deve ruotare tutto l’apparato dell’adozione. Fin qui sembra tutto ovvio, ma se è necessario sottolinearlo, evidentemente non è tutto così ovvio. Il fatto è che troppo spesso, gli aventi diritto all’adozione, sono diventati gli adulti, quelli che adottano, gli aspiranti genitori: “quelli che pagano”, secondo la più sguaiata tradizione dei racconti da osteria. E siccome pagano…

A considerare l’adozione “un diritto” degli adulti ci siamo arrivati abbastanza velocemente, ma passo dopo passo. Il primo passo è stato curiosamente in senso opposto, come per prendere una rincorsa, similmente a quando si è legalizzato l’aborto. Decretando per legge che è un diritto NON avere un bambino interrompendo la gravidanza, è stato decretato che il bambino non è un soggetto che ha dei diritti, ma che è un oggetto del diritto di altri che possono decidere di non tenerlo. Contemporaneamente, nella sua schizofrenia, l’umanità ha iniziato ad usufruire di pratiche mediche sempre più affinate, con l’obiettivo di procurare gravidanze a coppie sterili o poco fertili. Prima con lo scopo di aiutare chi era in difficoltà, ma poi, con l’avvento delle pratiche eterologhe e con diagnosi genetica preimpianto, sottolineando sempre di più quanto “il figlio” sia diventato un diritto da ottenere con ogni mezzo.

Per di più quando, in paesi come l’Italia ad esempio, queste pratiche vengono pagate dal Servizio Sanitario Nazionale come le cure salvavita a cui tutti abbiamo, appunto, diritto.

È ovvio che in un panorama di questo tipo, anche l’adozione passi come il diritto di chi vuole adottare ad ottenere un figlio. La realtà però è un’altra. L’adozione dovrebbe essere il sistema con cui la società si prende cura delle persone più piccole e più deboli che hanno perso TUTTO e alle quali si deve rendere TUTTO con gli interessi e con garanzia.

I bambini che hanno perso una famiglia devono trovare una famiglia. Le famiglie che si rendono disponibili all’adozione, nonostante tutti i limiti dei servizi sociali e dei tribunali, fanno un percorso perché, camminando verso l’idoneità, abbiano modo di interrogarsi e di maturare anche il concetto che l’adozione potrebbe anche non arrivare.

Negli anni abbiamo visto coppie, tutte adatte in modi diversi, giungere o non giungere all’adozione per le vie più misteriose, per i motivi più strani, ma quello che è importante è che, per quanto è in nostro potere, per quanto riguarda quello che avviene all’interno dei confini nazionali (non possiamo, infatti, arrogarci il diritto di decidere in casa d’altri) tutto il possibile sia fatto a tutela del bambino e del suo diritto alla famiglia.

E qui mi ricollego all’argomento iniziale, ossia la richiesta di concedere l’adozione anche ai singoli. Premesso che, con buona pace dell’effetto giornalistico, Luca e sua figlia, non sono una “luminosa eccezione”, sono sicuramente luminosi, ma la legge sulle adozioni, all’articolo 44 regola le adozioni e le concede anche a chi non è sposato di rendersi disponibile all’adozione di un bambino.

Di contro, per adottare un bambino senza essere una coppia composta da padre e madre, ci devono essere delle motivazioni particolari e peculiari di quella famiglia che si va a formare. Possibilmente queste adozioni non devono mai andare a scapito del bimbo. Se si pensa che Luca possa essere il meglio per Alba, ben venga anche da solo, ma non si deve mai perdere di vista l’obiettivo minimo che è quello di rendere TUTTO, non solo una parte o l’altra, non solo un padre o solo una madre, ma TUTTO quello che il bambino, il Soggetto che ha diritto, aveva e che ha perduto.