Questa mattina, alle ore 8.50, il Santo Padre Leone XIV si è trasferito in auto all’emiciclo Sainte-Bernadette del Santuario di Nostra Signora di Lourdes per l’incontro con i Vescovi della Conferenza Episcopale di Francia.
Al Suo arrivo il Papa è stato accolto dal Presidente della Conferenza Episcopale di Francia, Em.mo Card. Jean-Marc Aveline, e insieme, hanno raggiunto l’interno dell’emiciclo.
Dopo le parole di benvenuto del Presidente della Conferenza Episcopale di Francia, il Pontefice ha pronunciato il Suo Discorso. Al termine, è stato consegnato un dono al Santo Padre.
Quindi Papa Leone XIV ha salutato i Vescovi della Conferenza Episcopale di Francia e, alle ore 10.00, si è trasferito in auto alla Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes per la celebrazione della Santa Messa.
Pubblichiamo di seguito il Discorso che il Pontefice ha pronunciato durante l’incontro con i Vescovi della Conferenza Episcopale di Francia:
Eminenza, Eccellenze,
sono lieto di incontrarvi, cari fratelli nell’Episcopato, in questo luogo benedetto dal Cielo, a due passi dalla grotta dove la Vergine Maria apparve a santa Bernadette e dove vi riunite regolarmente per le vostre Assemblee plenarie. Con questa scelta manifestate chiaramente la vostra volontà di porre la Chiesa di Francia sotto la protezione della Madre di Dio, la Vergine Immacolata, affinché la guidi con maggiore sicurezza secondo la volontà del Signore. Non c’è infatti modo migliore per giungere a Gesù che passare attraverso Maria. Tutto in Lei ci conduce verso suo Figlio.
Voi perpetuate, in questo modo, l’eredità che avete ricevuto dai vostri padri nella fede, fin dai tempi più remoti dell’evangelizzazione del vostro Paese. Il culto della Madre di Dio vi si radicò così profondamente, che ben presto la Francia fu definita il «Regno di Maria» (Pio XI, Lett. Ap. Galliam, Ecclesiae filiam primogenitam, 2 marzo 1922). Questo legame privilegiato tra la vostra Nazione e la Santa Vergine si espresse in modo singolare quando la Francia Le fu solennemente consacrata, il 10 febbraio 1638, come ho potuto vedere l’altro ieri, in una bella rappresentazione, nella Cattedrale di Notre-Dame de Paris. E il mio predecessore, Pio XI, facendo riferimento a questo voto, dichiarò la Madonna Assunta Patrona di Francia (cfr ibid.).
Questo lungo cammino di fiducia e di tenerezza con Maria, segnato da tante devozioni e da tanti luoghi che portano il suo nome, da tante suppliche esaudite – spesso tra le lacrime –, da Santuari e pellegrinaggi, da Cattedrali, continua al di là di ogni ostacolo e testimonia la fede viva del popolo di Dio a voi affidato. Di fronte alle immense sfide del nostro tempo, vi esorto, cari fratelli, a dare prova di coraggio, audacia e creatività missionaria. Non lasciatevi scoraggiare dagli errori, dalle incoerenze, e nemmeno dalle cadute che hanno segnato la storia di questo Popolo in cammino. Abbiate sempre il coraggio di riconoscere gli errori con amore della Verità e determinazione nel medicare le ferite con la carità del Buon Pastore, che conosce le sue pecore e le chiama ciascuna per nome. Alzatevi dunque con speranza e non stancatevi mai di annunciare il Vangelo!
La storia della Chiesa in Francia è ricca, immensamente ricca. È bella e feconda; ed è importante farvi riferimento per costruire il futuro delle vostre comunità, così come quello del vostro Paese. La Chiesa ha assistito, e ha persino contribuito, alla lenta edificazione della vostra Nazione; ancora oggi è parte integrante della sua cultura, della sua identità e della sua vocazione nel mondo. Ecco perché la sua voce ha pienamente diritto ad essere presente nel dibattito pubblico in Francia; essa possiede, per sua natura, un’autorevolezza profetica. Anche se non sempre è intesa, è comunque attesa. Anche se non sempre è seguita, particolarmente su questioni essenziali, che toccano i fondamenti della civiltà, nondimeno è necessaria; non ne dubitate! Conosco la vostra determinazione e il vostro coraggio – lo avete dimostrato con chiarezza durante i recenti dibattiti sul fine-vita – e vi esorto alla perseveranza, assieme a tutte le persone di buona volontà che difendono gli stessi valori.
Vivete attualmente in un contesto di laicità molto particolare, frutto di una storia turbolenta, oggi pacificata, ma che deve consentire alla Chiesa di compiere la sua missione. Il fatto che l’equilibrio faticosamente raggiunto venga gradualmente messo in discussione, come sta accadendo altrove nel mondo occidentale, non deve indurvi alla rassegnazione. Vi invito ad essere vigilanti, per difendere la libertà e il diritto della Chiesa a evangelizzare, a educare alla vera libertà e a praticare pubblicamente il culto, affinché, in modo visibile, la carità possa essere esercitata nel nome di Gesù Cristo.
Papa Francesco vi ha scritto, in occasione della riapertura della Cattedrale di Notre-Dame de Paris: «Invito tutti i battezzati che entreranno con gioia in questa Cattedrale a provare un legittimo orgoglio e a riappropriarsi della loro eredità di fede […]. Questa dimora, che il nostro Padre del Cielo abita, è vostra: voi ne siete le pietre vive. Quanti vi hanno preceduto nella fede l’hanno edificata per voi» (Messaggio in occasione della riapertura di Notre-Dame di Parigi, 21 novembre 2024). Incoraggiare i battezzati a “riappropriarsi del proprio patrimonio di fede” fa oggi parte della vostra missione di Pastori in vista di un rinnovamento della Chiesa in Francia.
Ciò che il Signore ha donato a voi, cattolici di Francia, Figlia primogenita della Chiesa, è davvero motivo di grande rendimento di grazie: una scia ininterrotta di santità che arriva fino ai nostri giorni; un fiorire di arti, lettere e scienze sotto l’impulso della fede e l’azione dello Spirito Santo; la maturazione irreversibile della consapevolezza del valore inalienabile della persona umana, della sua dignità e della necessità di tutelare i suoi diritti e le sue libertà; senza dimenticare quel formidabile slancio missionario che ha portato frutto fino agli estremi confini del mondo. Sì, Gesù vi ha dato molto ... e vuole, nel suo amore, continuare a farvi doni ...
Ecco perché, guardando al futuro, Papa Francesco aggiungeva alle parole già citate: «Possa dunque la rinascita di questa ammirevole chiesa costituire un segno profetico del rinnovamento della Chiesa in Francia» (ibid.). Anch’io credo che siano maturati i tempi in cui molti dei nostri contemporanei attendono di sentire risuonare il messaggio pieno di speranza del Vangelo, e di veder risplendere ai loro occhi la luce di Cristo risorto. Il messaggio di pace che ha la sua fonte in Gesù è tanto più atteso in quanto si constata, in Francia come altrove in Occidente, un’inquietante polarizzazione, un declino della fratellanza, della cordialità e della qualità della vita sociale, nonché una recrudescenza della violenza, delle disuguaglianze e della povertà. Di fronte a tali sfide, la disillusione e il disorientamento prendono il posto delle false promesse di un mondo in cui Dio sarebbe assente, relegato alla sfera privata, e dove il soccorso della sua grazia sarebbe considerato inutile alla “costruzione della Città”. Eppure, Gesù ha chiaramente avvertito i suoi discepoli: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5).
I giovani, in particolare, nutrono grandi aspirazioni. Preoccupati per il mondo che viene loro lasciato in eredità, ansiosi per il futuro, sono pronti a impegnarsi con coraggio e generosità per tutto ciò che è bello, vero e buono. Mostrate loro la via del Vangelo: l’unica direzione sicura – per quanto esigente –, che ha già portato tanti frutti in questa terra di Francia. Ieri, a Parigi, abbiamo evocato il segno incoraggiante del Catecumenato, che coinvolge prevalentemente giovani adulti. È una grazia e una gioia per tutto il popolo di Dio. È importante che abbiate cura di accompagnare questa grazia, in particolare attraverso l’accoglienza dei giovani in comunità vivaci, che praticano la carità e vivono la solidarietà; e attraverso un solido insegnamento dottrinale radicato nella Parola di Dio, che permetta loro di affrontare obiezioni e dubbi.
Per realizzare questo rinnovamento della speranza, nell’ambito di un nuovo slancio missionario in Francia, che auspico vivamente, esiste un unico programma, sempre lo stesso: far conoscere e amare Gesù Cristo, in modo autentico, con passione, ancora e ancora … Nel contesto attuale, vi trovate ad affrontare alcune sfide importanti. Quella dell’educazione è di primario rilievo. É molto lodevole che le vostre Assemblee approfondiscano l’argomento. L’educazione è una missione particolarmente vasta, che tocca molteplici settori della vita. Vorrei semplicemente accennare a quello dell’insegnamento cattolico, il cui “carattere proprio”, in questi tempi, viene messo in discussione. È positivo che gli istituti di insegnamento cattolici siano ampiamente aperti a coloro che non condividono la nostra fede. Questa accoglienza generosa e rispettosa della libertà di coscienza di ciascuno promette grande fecondità per tutti, per la società e per la Chiesa stessa. Tuttavia, l’insegnamento cattolico non può, in alcun modo, rinunciare al proprio progetto educativo, un progetto incentrato su Cristo che mira allo sviluppo integrale della persona umana in tutte le sue dimensioni: spirituale, culturale, intellettuale, morale e sociale. Nessuno deve quindi stupirsi delle occasioni offerte, all’interno di ogni istituto cattolico, di incontrare Gesù Cristo e di ascoltare la sua Parola. Tanto meno, nessun alunno deve trovarsi emarginato nella propria classe, semplicemente perché crede in Gesù.
Negli ultimi anni avete affrontato con determinazione il doloroso flagello degli abusi sui minori commessi da membri del clero o nel contesto ecclesiale. Avete adottato misure coraggiose per farvi fronte, attraverso l’ascolto, la ricerca della verità, la giustizia, il perdono, la riparazione e un impegno risoluto a favore di una cultura della prevenzione e della protezione contro questi crimini. Vi ringrazio per quanto avete fatto, e so che alcuni momenti sono stati molto difficili per la vostra Conferenza. È necessario proseguire sulla strada intrapresa, mantenendo la massima vigilanza. Allo stesso tempo, il vostro clero ha bisogno di essere sostenuto e incoraggiato; so che è oggetto della vostra sollecitudine paterna. Affinché nascano le vocazioni sacerdotali, il sacerdote deve essere desiderato, accolto, amato e la sua identità – configurata a Cristo – deve essere chiara e ben compresa all’interno del Popolo di Dio, per la gioia del Vangelo e il servizio della sua missione.
Mi sta a cuore menzionare anche il triste calo delle vocazioni alla vita consacrata, in particolare alla vita contemplativa. Ho appreso con dolore della chiusura, recente o imminente, di antiche e prestigiose Comunità monastiche, che hanno avuto grande influenza nella storia. Impegnare la propria vita alla sequela di Gesù in un cammino così esigente presuppone, oltre all’opera della grazia, una particolare generosità, un solido radicamento nella fede, una vita interiore intensa, una vicinanza privilegiata a Lui. Tali condizioni si riscontrano più spesso nelle famiglie cristiane, che meritano la massima attenzione e il massimo sostegno. L’approfondimento e il radicamento della vita di fede all’interno delle famiglie sono certamente una chiave che permetterà di risolvere molte delle crisi che la Chiesa e le nostre società stanno attraversando. È infatti all’interno delle famiglie che si imparano la vita comune, il rispetto per l’altro, l’accettazione della diversità, il sostegno reciproco, la generosità, la gratuità del dono di sé e lo spirito di sacrificio. Forse è questa la sfida principale da affrontare: che Gesù viva pienamente nelle famiglie cattoliche di Francia e le illumini con la sua presenza!
A queste questioni si aggiunge un’altra sfida che può suscitare una certa preoccupazione per il futuro: quella dell’unità. A questo proposito, permettetemi di ricordare quanto sia essenziale che i discepoli di Gesù si ritrovino nella carità, come Egli ha chiesto al Padre suo: «tutti siano una sola cosa […], perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). La Chiesa in Francia è un piccolo gregge che deve unire le proprie forze per la missione. Le divisioni ideologiche renderebbero vana la sua testimonianza. Ci sono sempre state tensioni nella storia della Chiesa, ma è proprio quando esse si manifestano che possiamo apprezzare ancora di più il dono dell’unità. Quest’ultima non è una piatta uniformità, ma fa sì che ogni sensibilità autenticamente cattolica converga naturalmente in una comune professione di fede, mediante l’obbedienza ai pastori legittimi e, in particolare, al Successore di Pietro, «principio e […] fondamento perpetuo e visibile dell'unità di fede e di comunione» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 18). Si tratta di un’unità dinamica che si nutre della Tradizione della Chiesa – dai Padri fino al Concilio Vaticano II – e del Magistero postconciliare. Inoltre, essa si arricchisce nel dialogo reciproco, partendo dalla fede, secondo uno stile sinodale che stiamo cercando di approfondire in questi ultimi tempi.
Cari fratelli, la Chiesa in Francia è cara al cuore del Papa. Quanto vorrei trasmettervi i sentimenti di entusiasmo e di speranza che mi animano quando penso a voi!
Ricco di comunità vivaci, fraterne e aperte al mondo; ricco di una gioventù ardente e impegnata in molteplici iniziative; ricco anche di un’eredità che lo sostiene ma allo stesso tempo lo impegna, il Popolo di Dio che è in Francia – ne sono certo – proseguirà con ardore la sua missione di annunciare e far amare Gesù Cristo, perché il mondo abbia la vita.
Affidando la vostra Assemblea, le vostre Comunità diocesane e il vostro Paese alla protezione materna di Nostra Signora di Lourdes, vi impartisco con gioia la Benedizione apostolica. Grazie!
© Bollettino Santa Sede - 27 settembre 2026