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vescovoUn vescovo cattolico può entrare in una scuola pubblica statale per fare una visita senza che sia lesa la laicità. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con una sentenza firmata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha rigettato il ricordo presentato dall’UAAR (l’Unione Atei Agnostici Razionalisti italiani), che aveva denunciato il vescovo di Grosseto per una visita pastorale nelle scuole della sua città. La (buona) notizia è stata diffusa ieri dal sito CulturaCattolica.it, che lo definisce «un atto di chiarezza, col quale speriamo si dia inizio ad una stagione di rispetto e di dialogo. E segni anche un argine a simili iniziative. L’UAAR, ben noto per le sue campagne in favore dello «sbattezzo», l’eliminazione dei cappellani dall’esercito, delle suore degli ospedali, la cancellazione dei segni religiosi in pubblico a partire dalle croci sulle vette delle montagne, aveva presentato un ricorso contro il vescovo di Grosseto Franco Agostinelli, «reo» di aver messo piede in una scuola statale per una visita e un incontro con studenti e docenti.

Ora è stato notificata la decisione, che viene risolta sulla base delle norme che disciplinano l’autonomia delle istituzioni scolastiche. È nell’ambito di questa autonomia, che è didattica e culturale, gli organi collegiali possono organizzare anche incontri con le autorità religiose locali, «rappresentative della comunità sociale e civica con cui la scuola pubblica è chiamata ad interagire». La visita del vescovo continua il Consiglio di Stato, «è avvenuta nelle ore di lezione; ma essa non si è svolta attraverso il compimento di atti di culto (eucarestia, benedizione, eccetera), ma attraverso una testimonianza sui valori, religiosi e culturali, che sono alla radice della catechesi cattolica, visti in connessione con l’esperienza religiosa e sociale della comunità territoriale».

Analoghe iniziative potrebbero essere svolta «con riferimento ai valori di altre confessioni religiose o di altri orientamenti spirituali, presenti nella comunità territoriale in cui agisce la scuola, a condizione che essi siano portatori di valori coerenti con i principi di tolleranza e rispetto delle libertà, individuali e collettive, garantite dalla nostra Carta Costituzionale democratica e dal nostro ordinamento giuridico positivo».

I giudici del Consiglio di Stato hanno dunque ritenuto che l’UAAR non abbia dato la prova «del carattere di culto della visita». E ricordano come la visita del vescovo sia stata programmata, si sia svolta in modo da evitare la partecipazione degli alunni delle famiglie che non intendevano aderire all’iniziativa. È la seconda volta che l’UAAR fallisce, dato che aveva già invano presentato un ricordo al Tar della Toscana.

Ci sono gruppi minoritari il cui scopo sembra proprio quello di creare motivi di scontro tra laici e cattolici, esasperando i toni. Nell’Italia del 2011 non abbiamo bisogno di tornare ai guelfi e ghibellini. E un vescovo può entrare a incontrare gli studenti senza che per questo sia messa in dubbio la laicità della scuola. Consentitemi un accenno alla grande e gloriosa università di Padova, nella quale anch’io mi sono laureato. Qualche anno fa venne invitato a tenere una lezione il cardinale Angelo Scola, all’epoca patriarca di Venezia. Ci fu qualcuno, che polemizzò. Il rettore, Vincenzo Milanesi, disse in quell’occasione una frase che vale la pena ricordare: «L’università di Padova è così laica che può invitare un cardinale a tenere una lezione senza veder per questo minacciata la sua laicità…».

Gli agguerriti atei dell’UAAR dovrebbero imparare dai laici veri.

© Andrea Tornielli - http://2.andreatornielli.it/ - 1 dicembre 2011