Anche quest’anno la tentazione di deformare il Santo di Assisi ha prevalso, almeno in televisione, con la solita sviolinatura del solito Roberto Benigni. In molti sui social hanno cercato di fare chiarezza sulla solita deformazione di San Francesco.
Tra questi segnalo il bello articolo di Antonio Socci, i post su Fb di don Antonello Iapicca, e la breve nota dell’ex senatore Simone Pillon. Molti anni fa (12 ottobre 2011) ho letto e recensito un libretto che smonta sinteticamente tutte le deformazioni su San Francesco. Il testo è di Guido Vignelli, “San Francesco antimoderno. Difesa del Serafico dalle falsificazioni progressiste”, pubblicato da Fede & Cultura nel 2009. Vedo dalla rete che è stato ripubblicato nel 2022. Allora l’ho presentato in tre sezioni. L’autore denuncia la falsa immagine modernizzata che circola in un certo mondo religioso, ma anche politico, il santo viene descritto come ‘buonista’, ‘pacifista’, ‘ecumenista’, ‘filoislamico’, ‘ecologista’, ‘libertario e rivoluzionario’”. Non è la prima volta che nella Storia i santi ma anche la stessa figura di Nostro Signore Gesù Cristo vengono spogliati della vera luce e gloria della santità. Vengono usati come pretesto per parlare di altro, per insegnare un altro Vangelo e magari per favorire un progetto anticristiano. Peraltro, secondo Vignelli, la falsificazione toccata a S. Francesco ha una lunga storia, cominciarono gli umanisti, poi i protestanti, “libertini”, gli illuministi, fino al pastore calvinista-liberale Paul Sabatier, che seguendo le orme di Ernest Renan che aveva demitizzato la figura di Cristo ora si doveva “demitizzare” anche quella del suo più popolare discepolo. A livello religioso, si contrappose un “Francesco storico” a un “Francesco della fede”. In pratica scrive Vignelli, “lungo tutto il XX secolo, molti biografi o apologeti del santo l’hanno trasformato in un precursore delle ultime mode culturali: ossia del ‘buonismo’ insulso, del pacifismo arrendista, dell’ecumenismo relativista, dell’ecologismo animalista, della ‘teologia della liberazione’ e del tribalismo anarcoide”. Una immagine diffusa soprattutto dai mezzi di comunicazione di massa (romanzi, fumetti, musical, commedie, film e telefilm) i quali propinano alle folle un Francesco melenso e sentimentale, smidollato e idiota, scettico in campo dogmatico e permissivo in campo morale, ‘aperto al mondo ed ‘amico di tutti’. In pratica, ormai per la maggior parte dei cattolici, S. Francesco è un precursore del naturalismo, apostolo di una “carità” tutta umana e terrena, che prescinde dalla verità. Ma basta informarsi andare alle fonti storiche francescane e tutte le falsità spudorate saranno smentite. Il testo di Vignelli, capitolo per capitolo descrive quello che San Francesco non è…Inizia: San Francesco non fu “buonista”. Forse, è la principale deformazione alla quale il santo è stato sottoposto. S. Francesco avrebbe inventato un nuovo modello di apostolato, quello di “mera ‘testimonianza’ propositiva, rifiutandosi di ricorrere non solo ad ogni tipo di polemica o condanna, ma anche d’imposizione o divieto (…)”. Invece il santo rifuggiva ogni compromesso e denunciava il male in concreto, predicava il timore di Dio e minacciava castighi infernali. Era molto severo nei confronti dei suoi stessi frati, intransigente nella disciplina religiosa.
San Francesco non fu pacifista. Per il mondo progressista cattolico, S. Francesco è il precursore del moderno pacifismo, promotore del disarmo unilaterale, dell’obiezione di coscienza. Ma la pace che auspicava e predicava il Serafico era quella spirituale assicurata dalla conversione della creatura al Creatore. La pace francescana non è la pace che l’uomo trova in sé stesso, ma la pace che l’uomo trova in Dio. Secondo Vignelli, non risulta che Francesco abbia mai contestato il servizio militare. Egli ben sapeva che combattere una guerra giusta non contraddice lo spirito caritatevole e pacifico del Cristianesimo (…)” Il santo amava presentarsi come un “soldato di Cristo” e un “araldo del gran Re”. S. Francesco non può essere arruolato al vile ed opportunistico arrendismo tipico degli odierni pacifisti fanatici, anche sedicenti cattolici, che si proclamano ‘adoratori della pace’ e promuovono marce a senso unico inalberando una multicolore ‘bandiera della pace’.
San Francesco non fu contro le Crociate. Non essendo pacifista, il Serafico non fu nemmeno contrario alle Crociate. Risulta invece che Francesco provasse un sincero entusiasmo per le Crociate ed ammirazione per le cavalleresche imprese riferite dalla letteratura dell’epoca. S. Francesco partecipò alla quinta Crociata, quella proclamata nel 1213 da Papa Innocenzo III, per poter predicare ai musulmani ed assistere caritatevolmente i crociati nei pericoli fisici e soprattutto spirituali cui andavano incontro. Francesco la chiamava “la santa impresa”, considerandola” pienamente lecita, valutandola come un intervento di legittima difesa militare di quei luoghi sacri e di quei popoli del vicino oriente un tempo cristianizzati dal sangue dei martiri e dal sudore dei confessori della fede”. Del resto, Francesco giustificò la Crociata proprio in faccia al sultano musulmano dell’Egitto. Ed è falsa quella tesi che sostengono alcuni che S. Francesco fece una scelta missionaria in opposizione a quella crociata.
Era inconcepibile una contrapposizione tra Missione e Crociata. “La vocazione del missionario e quella del crociato erano anzi considerate come apparentate, in quanto derivavano entrambe dalla comune prospettiva della cristiana testimonianza mediante il pellegrinaggio e la disposizione al martirio”.
San Francesco non fu ecumenista. Nel suo Testamento, egli esige che i frati sospettati di eresia o scisma vengano imprigionati e consegnati al cardinale protettore dell’Ordine per essere inquisiti. I Papi del XIII secolo, per promuovere la Santa Romana Inquisizione contro l’eresia, ricorsero non solo all’Ordine domenicano, ma talvolta anche a quello francescano.
San Francesco non fu filo-islamico. Giacomo da Vitry, amico del Serafico e testimone dei fatti, ha scritto che Francesco di fronte al sultano d’Egitto ha avuto un atteggiamento di perfezione apostolica. La sua predica riassume e riunisce “i tre elementi- chiave necessari per il trionfo del cristianesimo: rinnovamento morale e spirituale attraverso una vita di ascesi, di semplicità e di umiltà; (…) la predicazione, la propagazione della parola efficace, parola che infiamma le folle e le porta alla conversione; (…) il confronto (militare) con i saraceni, mirante a soccorrere la Chiesa orientale desolata che cerca la sua liberazione”.
San Francesco non fu ecologista. In pratica esagerando l’amore per le creature di S. Francesco, viene presentato come un profeta del moderno ecologismo dedito alla ‘salvaguardia del creato’, ma anche come un vegetariano o animalista. Alcuni addirittura lo dipingono come una sorta di naturista, cioè uno che rinuncia ai beni materiali, alla civiltà, compresi i vestiti, fino ad arrivare a presentarlo come un contestatore hippy, in un promotore del tribalismo e magari anche del nudismo.
Un luogo dove probabilmente trionfa maggiormente la deformazione dell’opera di S. Francesco è la scuola. Anche nel celebre Cantico delle creature, poema tanto frainteso quanto celebrato, la bellezza delle creature sono viste in corrispondenza della bellezza suprema cioè di Dio. In pratica S. Francesco considerava gli animali, i vegetali e i minerali non come idoli, “ma semplicemente come creature che, con la loro bellezza e col loro simbolismo naturale e soprannaturale, possono facilmente avviarci alla conoscenza e all’amore di Dio in Cristo”. Gli animalisti non possono rivendicare S. Francesco come loro patrono, quasi ch’egli fosse come gli indù che considerano gli animali sacri e intoccabili. Non considerò mai gli animali suoi pari, ma volle esercitare su di loro una vera e propria autorità. Non possiamo nemmeno arruolarlo tra i vegetariani, S. Francesco non ha mai condannato il consumo delle carni o la caccia o l’impiego degli animali per aiutare l’uomo.
San Francesco non fu un libertario, non fu un ribelle, un agitatore libertario, un anarchico, un tribale, precursore di quell’irrazionale rifiuto della (vera) civiltà che si è recentemente espresso in fenomeni di patologia sociale sessantottina o post-sessantottina, come i ‘figli dei fiori’, gli hippy, i frak, i punk, gli ‘indiani metropolitani’ e i no-global.
San Francesco non fu rivoluzionario. Sicuramente San Francesco non fu un antesignano della “teologia della liberazione”, non fu il precursore del pacifismo, nel “terzo mondo”, o il paladino della violenta rivolta degli “oppressi” contro il capitalismo. Non è un pauperista rivoluzionario, “come quei movimenti che contestano l’”ordine costituito” e combattono la proprietà privata e le conseguenti disuguaglianze sociali e gerarchiche politiche, sia ecclesiastiche che civili, nel tentativo d’imporre il collettivismo egualitario sognato dalle “comunità di base” latino-americane o afro-asiatiche. Francesco non istigò mai i poveri alla rivolta. Francesco non predicò nessun tipo di lotta di classe, anzi cercò sempre di garantire la concordia e l’armoniosa collaborazione fra signori e sudditi. Inoltre, non ha mai messo in discussione l’autorità dei governanti, li esortava a giudicare i sudditi con onestà, prudenza e soprattutto con misericordia. Mentre sulla povertà, “lo spirito francescano non pretendeva d’imporre la povertà come regola sociale a chi non può o non vuole accettarla, ma esortava a dare l’esempio di un assoluto distacco dalle ricchezze per inspirare in tutti, ricchi e poveri, un soprannaturale disprezzo delle vanità terrene”.
San Francesco non fu egualitario, non aveva un animo invidioso, ribelle, anarchico. Il suo legame con la classe nobiliare può meravigliare chi è vittima del pregiudizio progressista, secondo il quale a seguire Francesco sarebbero stati poveracci, emarginati, ignoranti e magari deficienti. Vignelli affidandosi alle testimonianze di Tommaso da Celano e Giacomo da Vitry, fa un lungo elenco dei primi seguaci dell’Ordine dove spiccano rampolli di nobili e illustri famiglie italiane.
Infine, San Francesco non rifiutò la cultura. Ultimo pregiudizio, “il quale Francesco sarebbe stato un tipo bizzarro che avrebbe voluto raccogliere nella sua fraternitas solo uomini sempliciotti e ignoranti, se non proprio idioti e sciocchi…”. E’ una falsità grossolana, perché anche qui basta considerare come l’Ordine, fin dal suo inizio, accolse o formò alcune fra le migliori menti dell’epoca, naturalmente non c’è lo spazio per fare un elenco dettagliato.
Torino, 4 ottobre 2026
San Francesco. DOMENICO BONVEGNA