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Festa della Repubblica: un giorno per pensare insieme al futuro
Piero Altieri

17-marzo-150-anni-unita-italia-roma-300x234 Due giugno, festa della Repubblica. Un appuntamento significativo per una riflessione urgente e necessaria: fare memoria (non solo ricordare!) di una stagione fondativa della nostra identità come Nazione. Per riassumere senza ipocrisie e smemoratezze le responsabilità che sono assegnate a ciascuno, nella misura in cui dobbiamo riprendere coscienza della nostra appartenenza storico-culturale a quella “patria” che i padri hanno forgiato lungo il corso dei secoli. Segnando quella “terra dei padri” con un patrimonio di arte e di sapiente lavoro, eredità preziosa che rischiamo di disperdere. E proiettando la patria nel cuore del mar Mediterraneo e agganciandola al grande continente dell’Europa.
Rileggendo i “Principi fondamentali” della Costituzione repubblicana si può ben comprendere non solo da quale tragedia si era riemersi, ma quali erano e devono rimanere le fondamenta su cui ricostruire la “grande casa” così devastata dalle violenze della guerra e delle contrapposizioni ideologiche. E oggi messa a dura prova da una crisi e da un terremoto.
A Camaldoli, uno dei luoghi dello spirito europeo (la guerra non era ancora finita), uomini di alta statura intellettuale e spirituale, definirono le regole cui bisognava attenersi perché il futuro del Paese fosse nella verità e nella giustizia, nella solidarietà e nelle libertà.
Da vent’anni a questa parte e le responsabilità sono molteplici, non solo non c’è stata una “crescita” economica importante, ma a confronto di una pesante denatalità, le forze politiche, i partiti, più che mirare al “bene comune” si sono abbandonati stoltamente a quelle libidini di potere che negano futuro alle nuove generazioni. Censurato l’orizzonte della trascendenza, rimossa la presenza di Dio nella storia di ogni giorno, è prevalso il particolare del tutto e subito che trova triste riscontro dalla cintola al ginocchio. Dal Papa, (quanta amarezza però per le squallide vicende che lo hanno circondato in questi ultimi tempi… ma la casa fondata sulla roccia non crolla, quand’anche tornasse, seppure con modalità diverse, un altro 20 settembre 1870!) dal Papa e dai nostri vescovi torna forte il richiamo per un impegno responsabile e coraggioso per riprendere la costruzione della “città”, dove gli uomini di buona volontà si giocano, ogni giorno e nei giorni delle scelte strategiche.
Ritornando all’essenziale, deposte le famose illusioni del consumismo, possono intessere quella amicizia civica che non teme il confronto, anzi lo vede come un ulteriore passo in avanti.
Sono necessarie e urgenti alcune riforme che diano maggiore coesione e stabilità agli organi rappresentativi della democrazia (in primis la legge elettorale), ma sarebbe tutto vano, delusione che presenta il conto in tempi brevi se non si riattiva un rapporto fecondo con le antiche radici, nella serena riscoperta di quei valori fondativi che non sono frutto della genialità dell’uomo, ma che la genialità della sua ragione può e deve, laicamente, riscoprire per agire alla loro luce. Ricominciando dalla famiglia, così come i padri costituenti – di ogni estrazione ideale – l’hanno vista, così come l’ha pensata fin dall’inizio dei giorni il Creatore.
Un messaggio viene dal grande incontro mondiale delle famiglie che si conclude domani con la presenza di Benedetto XVI.

© www.agensir.it - 2 giugno 2012