Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Home

Narcisismo rivestitito di spiritualitadi Carlo Maria di Luigi

C'è un'affermazione che circola con grande disinvoltura nel dibattito ecclesiale contemporaneo: la Chiesa sarebbe ossessionata dal sesso, avrebbe messo il sesto comandamento al primo posto, guardando le persone attraverso il buco della serratura. È un'accusa suggestiva. Ha un solo difetto: è falsa.
Basterebbe aprire Dante — che non è esattamente un eretico — per verificarlo. Nella struttura dell'Inferno, i lussuriosi stanno al secondo cerchio: i più vicini all'uscita, i meno condannati. Ben più in fondo ci sono gli avari, i violenti, i fraudolenti, i traditori.

La tradizione morale cattolica ha sempre distinto tra peccati ex fragilitate — quelli sessuali, commessi per debolezza — e peccati ex malitia, quelli della volontà deliberatamente orientata al male.

I "peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio" non riguardano la camera da letto: riguardano l'omicidio, l'oppressione dei poveri, la frode.

Dunque, chi ha messo il sesso al primo posto? A guardare bene, sono proprio i contestatori. Ogni discussione sulla Chiesa, per dritto o per traverso, finisce sempre lì. È una proiezione psico-spirituale: si attribuisce alla Chiesa un'ossessione che è propria di chi la critica. Diversi autori e commentatori cadono esattamente in questo tranello, senza apparentemente accorgersene. Anche perché dietro la proiezione la vanità fa da coperta e da schermo obnubilante.

Il conto dei comandamenti
Alcuni osservano che il sesto comandamento "non è nemmeno nella top five". Argomento curioso. Se il rango numerico misura l'importanza, allora il settimo — non rubare — e l'ottavo — non dire falsa testimonianza (e cosa gravissima non appropriarti della stima degli altri) — sarebbero ancora meno rilevanti. L'argomento si autodemolisce nel momento stesso in cui viene formulato presentando gravissime contraddizioni logiche.
La sequenza dei comandamenti non è una classifica di gravità: è una struttura che riguarda i beni fondamentali della persona — vita, sessualità, proprietà, verità. Il sesto sta esattamente tra il non uccidere e il non rubare. Trattarlo come una hit parade è un equivoco categoriale, non un'analisi.

Benedizione o legittimazione?
Sulla questione delle benedizioni alle coppie irregolari, si è spesso elusivi dove occorre invece cogliere cos' una Benedizione. Una benedizione, nella tradizione cattolica, è una invocazione di grazia su una persona o una situazione orientata al bene secondo l'ordine della redenzione. Fiducia Supplicans aveva cercato faticosamente di tenere distinte la benedizione alla persona e il riconoscimento dell'unione. Il Cardinale Marx ha fatto esattamente ciò che il documento cercava di evitare. E la cosa grave è che c'era da aspettarselo senza per questo avere una chissaquale profezia pastorale.
Ciò che viene richiesto — con insistenza, con rivendicazione, con comunicati stampa — non è grazia. È riconoscimento pubblico. Chiamarla "benedizione" è un gioco linguistico, non teologico. E un gioco linguistico non diventa teologia per il fatto che lo si ripete abbastanza a lungo. L'insistenza non rende onesto ciò che non lo è, anzi l'insistenza impermeabilizza  al moto che la Grazia pone nelal creatura e che la Benedizione, per sé stessa attiva.

Il Concilio di Gerusalemme, che nessuno cita
C'è un qualcosa che non emerge mai con tutta la sua forza dirompente, e che taglia corto su decenni di dibattito: non è la Chiesa medievale, non è Wojtyla, non è la Curia romana. È la Chiesa prima ancora di essere Chiesa, nel momento in cui sceglie cosa tenere. Gli Atti degli Apostoli, al capitolo 15, raccontano il momento fondativo della Chiesa universale: il Concilio di Gerusalemme, in cui si decide cosa chiedere ai pagani convertiti. La risposta è programmaticamente minimalista.

«Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia. Farete cosa buona perciò a guardarvi da queste cose. State bene - ἔδοξεν γὰρ τῷ ⸂πνεύματι τῷ ἁγίῳ⸃ καὶ ἡμῖν μηδὲν πλέον ἐπιτίθεσθαι ὑμῖν βάρος πλὴν ⸂τούτων τῶν ἐπάναγκες⸃, ἀπέχεσθαι εἰδωλοθύτων καὶ αἵματος καὶ ⸀πνικτῶν καὶ πορνείας· ἐξ ὧν διατηροῦντες ἑαυτοὺς εὖ πράξετε. ἔρρωσθε.» (At. 15,28-29)

Via la circoncisione, via la Legge mosaica, via la pletora di prescrizioni rituali. Tabula rasa.
Restano due cose. Due sole.
Astenersi dalle carni sacrificate agli idoli, e dalle porneia — termine greco che indica le unioni sessualmente irregolari.
Cioè: quando la Chiesa nascente, guidata secondo la propria autocomprensione dallo Spirito Santo, decide cosa è irrinunciabile — quando ha la possibilità storica di alleggerire tutto — tiene solo questo. Non perché ossessionata dal sesso, ma perché lo considera parte di ciò che definisce la vita nuova del credente.
Chi vuole ridurre la morale sessuale a questione marginale e storicamente contingente deve fare i conti con Atti 15. Diversi neo-commentatori non lo fanno e lasciano il compito a specialisti di Teologia morale che, se onesti, non possono che prenderne atto. Ma l'onestà è assai rara perché è quella gentilezza d'animo che non addomestica la verità al proprio ombelico ma volentieri fa un passo indietro per aprirsi e aprire alla luce. Lo ricordava Papa Francesco nel'Udienza generale del 24 aprile 2024: «Il bene non è solo un fine, ma anche un modo. Il bene ha bisogno di tanta discrezione, di molta gentilezza. Il bene ha bisogno soprattutto di spogliarsi di quella presenza a volte troppo ingombrante che è il nostro io. Quando il nostro “io” è al centro di tutto, si rovina tutto.»

Sul Papa — una nota a margine
Leone XIV, nell'intervista in aereo tornando dall'ultimo viaggio apostolico (vd qui tutti i discorsi) ha scelto la via della non-contrapposizione frontale, e le ragioni politiche sono comprensibili: uno scontro diretto con la Chiesa tedesca rischia di aprire ferite difficili da rimarginare. Ma l'idea che si debbano "cambiare gli atteggiamenti prima di cambiare la dottrina" è teologicamente scivolosa, perché inverte il rapporto tra prassi e verità. E un "non ora" ripetuto indefinitamente diventa, nei fatti, un vuoto in cui ognuno fa ciò che ritiene. Saggezza diplomatica? È una lettura possibile. Ma un'altra lettura è altrettanto legittima: che la paralisi magisteriale non sia neutralità, ma abdicazione. Ed è nostro compito di appartenenza sostenere Pietro e la Chiesa, di cui siamo membra, perché ciò non accada; con amore, passione e con rispetto.