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Ambone-Lateranodi Aurelio Porfiri

Penso che una delle perdite più grandi successive alla riforma liturgica sia stata la incomprensione delle possibilità che sono offerte dal salmo responsoriale. Esso, prendendo il posto del graduale, unico verso salmodico che nel canto gregoriano veniva declamato su melodie elaborate come libera espressione del canto più puro, voleva recuperare una pratica antica, quella del canto del solista con risposta dell’assemblea.
Io penso che esso offriva (ed offre) un’occasione d’oro per i compositori, per elaborare nuove composizioni che, esaltando le parole ispirate dei salmi potessero commuovere ed esaltare gli ascoltatori. Invece, nei casi migliori, il salmo responsoriale viene spesso declamato su toni recitativi che lo rendono spesso monotono. Conosco una parrocchia dove ogni domenica il salmo veniva (viene?) declamato sulla stessa identica formula di recita, quale che sia il testo e lo spirito del salmo stesso. Ma, come detto, questi sono i casi migliori: in altri casi, non infrequenti purtroppo, esso viene semplicemente letto, tradendo così la natura stessa di questo momento rituale. Ci sono casi di compositori che si sono dedicati a questa forma con più attenzione: negli Stati Uniti ci sono le raccolte della casa editrice GIA, con serie complete di salmi responsoriali composti con le sensibilità musicali più varie, a volte anche troppo occhieggianti alla musica pop, ma che almeno dimostrano una attenzione per questo momento rituale. Da noi, purtroppo, i buoni esempi (e ci sono) vengono spesso ignorati grazie alle pratiche di cui sopra che di certo non esaltano questo momento che invece potrebbe offrire occasioni importanti per compositori veramente informati dell’autentico spirito liturgico.

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