A cura della redazione de ilcattolico.it
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha usato parole dure verso il Santo Padre su Truth social (vedi qui), ma il Papa non ha risposto direttamente. Al contrario, ha mostrato rispetto, anche verso il Presidente Trump e nel contempo centrando la beatitudine evangelica come un must battesimale di ogni fedele e discepolo di Cristo, sottolineando l'importanza del dialogo e della pace.
“Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt. 5,9)
L'arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, ha espresso sconforto per le parole di Trump, affermando che il Papa non è un rivale politico, ma il Vicario di Cristo (vd Osservatore Romano).
È ben chiaro, d'altronde, per chiunque segue Cristo, e si spera anche per i fratelli maggiori di Israele, che la Pace è anzitutto un dono dall’alto da accogliere e coltivare umanamente con tutti i mezzi ordinari e straordinari e richiama soluzioni condivise per il Bene Comune e non sull’abuso degli innocenti. La guerra è sempre una sconfitta di tutti per tutti. Ricordava il Santo Padre nella veglia di sabato:
«Cari fratelli e sorelle, la vostra preghiera è espressione di quella fede che, secondo la parola di Gesù, sposta le montagne (cfr Mt 17,20). Grazie per avere accolto questo invito, radunandovi qui, presso la tomba di San Pietro, e in tanti altri luoghi del mondo a invocare la pace. La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia. La preghiera, infatti, non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena. È invece la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che già risorge! In ognuno di noi, in ogni essere umano, il Maestro interiore insegna infatti la pace, sospinge all’incontro, ispira l’invocazione. Alziamo allora lo sguardo! Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà. »
Ogni popolo ha diritto alla Pace ed anche a politiche che generino "appartenenza" nazionale ed internazionale e non interessi omissivi che alimentano le zone oscure ed ideologiche che allontanano dal Bene Comune della fraternità umana. E questo deve interrogare i sovrani non solo dell'Iran ma anche di tutti quelli che nei decenni non hanno attuato politiche non vigilanti verso l'Iran, i suoi desideri bellici e il verso il popolo iraniano.
Ma quello che qui ci preme osservare, al momento, è che il Santo Padre, a differenza di come rilanciato da diversi quotidiani ed anche, erroneamente, da alcune testate cattoliche, non si è mai posto direttamente contro Trump ma semplicemente ha risposto indirettamente ed elegantemente al post del Presidente degli Stati Uniti ricordando che come Papa della Chiesa Cattolica non ha paura dell’amministrazione Trump (come invece dichiarato nel post dal Presidente americano) ed anzi che come Pontefice ha il compito necessario (ministeriale e battesimale) di lavorare per la Pace. Come Bene, anzitutto donato e presente e poi come Bene attuabile cercando il dialogo e percorsi anche politici e diplomatici, propri di altro contesto. Guai se il Vicario di Cristo non dicesse ciò che ha detto e ripetuto costantemente in questi mesi e guai se ora si facesse scrupolo di pressioni indebite e fuori contesto da parte di chiunque.
Se il Santo Padre avesse risposto polemicamente e contro Trump o contro l’Amministrazione Trump avrebbe espresso un corto-circuito logico di chi vuole la Pace ma ragiona in termini di conflitto, sia verbale che politico. Pertanto i giornali e le testate cattoliche che hanno rilanciato questa modalità manichea (tanto cara al sensazionalismo e ai pruriti) hanno attuato ed espresso informazioni con criteri mondani e non evangelici e hanno tradito le parole chiare del Pontefice come riportate da EWTN:
“Non ho paura né dell’amministrazione Trump né di parlare a voce alta del messaggio del Vangelo. E questo è ciò che credo di essere chiamato a fare, ed è ciò a cui è chiamata la Chiesa. Non siamo politici. Non stiamo cercando di fare politica estera, come lui la definisce, con la stessa prospettiva con cui lui la intende. Ma credo davvero che il messaggio del Vangelo, ‘beati gli operatori di pace’, sia un messaggio che il mondo ha bisogno di ascoltare oggi.”
Basti d’altronde leggere attentamente non solo le Parole ma anche il meta-linguaggio del Santo Padre per comprendere che non c’è alcun “contro” qualcuno ma anzi che il Papa è lì e parla, come operatore di Pace, per il Bene di ciascuno e di tutti, anche del Presidente degli Stati Uniti.