Contributo da un post di Facebook de Un Italiano in IslandaL’altro giorno è uscito sul Reykjavík Grapevine un mio articolo sul paganesimo storico. Da allora gli algoritmi hanno deciso che il neopaganesimo dev’essere il mio nuovo interesse principale, e continuano a propormi video e post sull’argomento.
Uno in particolare mi ha colpito. Ironizzava sul fatto che, con la cristianizzazione, molte divinità pagane furono reinterpretate dagli autori cristiani come figure demoniache. Nel video, un praticante neopagano mostrava la propria spiritualità: passeggiate nei boschi, candele accese, corni bovini, rune e altri simboli rituali.
Questo è certamente il neopaganesimo contemporaneo, che non conosco in prima persona, ma che vedo quasi sempre rappresentato in questi termini: persone che amano la natura, cercano di viverla come esperienza spirituale e scelgono di collegare questo sentimento a qualche forma di paganesimo antico.
È però importante non confondere il neopaganesimo moderno con il paganesimo storico. Quest’ultimo era qualcosa di profondamente diverso dall’immagine romantica di boschi, meditazione e armonia con la natura. Proprio perché queste suggestioni New Age esercitano un’attrazione enorme, offrendo un antidoto all’alienazione della vita tecnologica, finiscono spesso per colonizzare il nostro immaginario, facendo apparire anche il paganesimo storico come una religione di boschi, meditazione e armonia con la natura.
Per quanto sia sempre necessario evitare semplificazioni, le fonti scritte e archeologiche restituiscono una società in cui erano presenti pratiche e valori oggi difficilmente conciliabili con la sensibilità moderna. In ordine sparso:
1) Sacrifici umani e animali. Fonti letterarie e testimonianze archeologiche indicano che, almeno in alcuni contesti e periodi, esseri umani e animali venivano sacrificati agli dèi mediante impiccagione, annegamento, sgozzamento o altri rituali.
2) Schiavitù istituzionalizzata. La schiavitù era una componente strutturale della società nordica. I þrælar costituivano una classe priva di libertà personale e non esisteva alcun principio religioso che mettesse in discussione l’istituzione stessa. La cosa cambiò con la cristianizzazione.
3) La guerra come ideale. Il valore guerriero era centrale. Morire combattendo prometteva, secondo alcune tradizioni, l’accesso al Valhǫll, contribuendo a nobilitare razzie, conquiste e violenza come strumenti di prestigio sociale.
4) Sacrifici funerari. Alcune fonti, come il celebre resoconto di Ibn Faḍlān, descrivono il sacrificio rituale di schiave o concubine durante i funerali di personaggi di alto rango. Lo stesso resoconto riporta un episodio raccapricciante di violenza sessuale rituale su una ragazzina che viene poi sacrificata per essere sepolta assieme al suo signore morto. L’archeologia suggerisce che pratiche analoghe possano essere esistite anche in Scandinavia, sebbene il quadro resti oggetto di dibattito.
5) Un’etica fondata sull’onore, non su principi universali. La morale era principalmente legata all’onore, alla lealtà verso il proprio gruppo e alla reciprocità, non all’idea di una legge morale valida per tutta l’umanità. L’ecologia attuale non aveva spazio alcuno.
6) Negazione del consenso. I matrimoni erano forzati. Soltanto con il cristianesimo si introduce il consenso delle parti come prerogativa necessaria alla validità del sacramento. Nel mondo pagano il consenso, non era previsto.
7) Esposizione dei neonati. L’abbandono dei bambini indesiderati, attestato anche nelle fonti islandesi, era una pratica socialmente accettata prima della cristianizzazione e venne progressivamente proibita con l’introduzione del cristianesimo.
8)Violenza tra comunità. Guerre, vendette, razzie e sottomissione di altri popoli erano elementi ordinari della società nordica dell’epoca come per tutte le altre, e trovavano piena legittimazione all’interno del sistema di valori dominante. È difficile conciliare la violenza di quel mondo passato con questa immagine attuale degli ecologisti new age che passeggiano per i boschi portandosi dietro i kit di rune e gli altarini da fare ai piedi degli alberi.
Tutto questo non significa che il paganesimo antico fosse unicamente aberrante, né che il cristianesimo medievale sia riuscito a creare una società perfetta secondo i propri valori, né tantomeno che il neopaganesimo moderno condivida o debba condividere le idee di quello antico. Significa semplicemente che il paganesimo storico non va confuso con il neopaganesimo e non va romanticizzato. Era il prodotto del suo tempo, con aspetti affascinanti e altri estremamente brutali. Idealizzarlo come una religione ecologista, pacifista e armoniosa significa proiettare valori del XXI secolo su una realtà storica che, in larga misura, era profondamente diversa.