Venticinque anni fa, a Leopoli, durante la sua visita in Ucraina, Giovanni Paolo II beatificò 26 martiri della Chiesa greco-cattolica, tra cui il vescovo Gregorio Khomyshyn, vescovo di Stanisławów (oggi Ivano-Frankivsk) dal 1904 al 1947. Era un ucraino, un vescovo greco-cattolico, cioè di rito orientale. Prima della Seconda Guerra Mondiale, i territori dell'attuale Ucraina occidentale appartenevano alla Seconda Repubblica Polacca, dove esistevano tre diocesi greco-cattoliche: l'arcieparchia di Leopoli, le eparchie di Stanisławów e Przemyśl. A quel tempo, i greco-cattolici erano una minoranza religiosa in tutta la Polonia. Il vescovo Khomyshyn, osservando il comportamento di alcuni suoi connazionali ucraini, mise in guardia contro il nazionalismo ucraino e l'escalation dell'odio degli ucraini verso i polacchi. Credeva che il nazionalismo fosse la più grande eresia che avesse afflitto la nazione ucraina, definendolo idolatria e satanismo. Oggi può essere considerato il "profeta dell'Ucraina", poiché le sue predizioni si sono avverate, portando a tragedie come quella del genocidio dei polacchi in Volinia.Continua su La Nuova Bussola quotidiana