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pacem L'11 aprile del 1963 - dopo essere stata firmata la mattina del 9 davanti alle telecamere e ai fotografi in una cerimonia pubblica che, scardinando un protocollo secolare, contribuì alla sua diffusione planetaria - venne pubblicata la Pacem in terris di Giovanni XXIII, a cui dedichiamo oggi una pagina sul nostro quotidiano.
Come ricostruisce con dovizia di particolari Andrea Possieri, l'enciclica ebbe un'accoglienza senza eguali sulla stampa internazionale, suscitando una reazione dell'opinione pubblica mondiale che, a tutt'oggi, trova pochi esempi analoghi nell'età contemporanea. I giornali di tutti i Paesi, dagli Stati Uniti all'Unione Sovietica, dalla Francia alla Germania, dalla Jugoslavia alla Polonia, dall'Inghilterra alla Spagna, fino al Giappone, dedicarono alla pubblicazione del testo larghissimo spazio. La gran parte dei commenti, però, forzò la chiave politica dell'enciclica, facendo così nascere così il mito del "Roncalli di sinistra" in antitesi al Pacelli reazionario.
Lucetta Scaraffia, invece, in un testo pubblicato da "La Croix" che noi riproponiamo, coglie l'eredità dell'enciclica giovannea, e la sua portata sempre attuale: "Nel messaggio per la quarantaseiesima giornata della pace, il 1° gennaio 2013, Benedetto XVI ricordando la ricorrenza del cinquantesimo della Pacem in terris, ha ripreso la tesi fondamentale di questo documento, e cioè che condizione della pace sia lo stabilirsi di condizioni di verità, giustizia e amore".
"La negazione della verità - conclude Scaraffia - porta divisioni nella società, rifiuto da parte di altre culture che non accettano questa finzione, nuove tensioni e conflitti. Perché la pace può realizzarsi solo se tutti convergono su alcune verità fondamentali ed evidenti".

(©L'Osservatore Romano 11 aprile 2013)