Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Home
amore di cristodi GIOVANNI CERRO

La direzione spirituale, intesa come relazione tra maestro e discepolo finalizzata al perseguimento della perfezione interiore, è comune a tradizioni culturali e religiose molto diverse, dal pitagorismo al neoplatonismo, dal confucianesimo al buddhismo. Tuttavia, è solo all’interno del cristianesimo che storicamente si impone come strumento fondamentale sia per l’indagine della coscienza individuale sia per la costruzione di modelli comportamentali e disciplinari, assumendo nel corso dei secoli caratteristiche specifiche.
Il fenomeno si istituzionalizza tra basso medioevo e prima età moderna, anche attraverso una diffusione trasversale ai ceti sociali e l’estensione al laicato, come mostra il recente volume di Gabriella Zarri, Uomini e donne nella direzione spirituale ( XIII XVI secolo) , edito dal Centro italiano di studi sull’alto medioevo di Spoleto (2016, pagine 296, euro 40). Nel libro sono raccolti saggi pubblicati tra il 1991 e il 2012, frutto di più di un ventennio di ricerche dedicate allo studio delle istituzioni ecclesiastiche e della vita religiosa. Uno dei meriti di Zarri — p ro t a gonista della stagione di rinnovamento storiografico sul tema della direzione spirituale in età moderna — sta nel proporre un affresco di lunga durata in chiave storico-critica, capace di rilevare come al centro della c u ra animarum vi fosse un sistema di relazioni non solo di tipo spirituale, ma anche umano e sociale. Due sono i fili conduttori che attraversano il libro: da una parte, l’intenzione di studiare la direzione spirituale sia nei suoi aspetti teorici, così come vengono presentati nei testi agiografici e letterari, sia nella sua attuazione pratica, attraverso un’attenta ricognizione di epistolari, scritture autobiografiche e agiografiche; dall’altra parte, la volontà di porre a confronto la dimensione maschile e quella femminile nell’esercizio del consiglio e della predicazione, mostrando come non fossero infrequenti i rovesciamenti di ruoli. Nella ricostruzione che apre la prima parte del volume, Zarri rileva che le origini della pratica della guida delle anime risalgono a quel rapporto di fiducia tra padre spirituale e discepolo che si sviluppa all’interno della tradizione monastica e che mira al progresso spirituale e al discernimento dei pensieri. Rispetto al mondo antico, dove pure esisteva un percorso di iniziazione alla vita filosofica, il modello monastico presenta almeno due elementi di novità: anzitutto, il maestro deve avere una profonda conoscenza del discepolo, dei suoi desideri, delle sue tentazioni, dei suoi dubbi; quindi, il discepolo deve dimostrarsi obbediente e umile, fino ad annullare la propria volontà. Questa forma comunitaria di direzione, in cui spetta all’abate il compito di pastore delle anime, trova una prima teorizzazione nelle Conferenze di Giovanni Cassiano ai suoi monaci e resta sostanzialmente immutata fino al basso medioevo. La direzione spirituale, tuttavia, non si esaurisce nell’esempio monastico e nella prassi del discernimento degli spiriti. Zarri ne individua infatti una modalità ulteriore nell’amicizia spirituale, in cui non esiste una relazione di genere fissa del tipo uomo/direttore e donna/diretta. Lo dimostra, ad esempio, il caso della terziaria Angela da Foligno, la più importante mistica italiana del Duecento, che diventa maestra del suo stesso confessore e biografo. Il modello dell’amicizia spirituale acquisisce centralità parallelamente al diffondersi di nuove forme di vita religiosa, che guardano con favore sia alla confessione frequente sia alla presenza di una guida che affianchi il credente nel suo cammino di perfezionamento e di contemplazione. La grande diffusione del misticismo femminile, che aveva dato luogo anche a casi di santità simulata, rende però necessaria tra fine Trecento e primo Quattrocento una maggiore attenzione alle esperienze descritte da sedicenti santi, profeti e visionari. I trattati del cancelliere di Parigi Jean Gerson rappresentano in questo senso una pietra miliare: vi si sostiene che solo un sacerdote esperto e dalla vita santa, e non un semplice maestro privato, è in grado di discernere i veri doni dello spirito. Il ruolo del direttore spirituale, declinato tutto al maschile, viene perciò parzialmente a sovrapporsi a quello di confessori e inquisitori. La seconda parte del libro è dedicata all’indagine di tre figure carismatiche di madri spirituali vissute tra fine Quattrocento e primo Cinquecento. La prima ad essere presentata è Camilla Battista da Varano, figlia di Giulio Cesare, che dopo aver preso i voti tra le clarisse osservanti divenne abbadessa del monastero di Santa Maria Nuova di Camerino. Nelle sue Istruzioni al discepolo , un trattato epistolare di inizio Cinquecento, suor Camilla si rivolge al proprio padre spirituale, unendo consigli sulla condotta a testimonianze autobiografiche e precisando che l’autorità per esercitare questo magistero le proviene direttamente da Dio. In questo senso, è di grande interesse l’appendice al saggio, in cui Zarri mette a confronto alcuni brani tratti da tre diverse redazioni delle Istruzioni , una di epoca cinquecentesca e due seicentesche, mostrando come i mutamenti culturali in atto e le indicazioni tridentine si riflettono puntualmente in alcune varianti apportate al testo. Significativa è anche l’esperienza di direzione spirituale rivolta ad alcuni membri dell’aristo crazia bresciana da parte di suor Laura Magnani, agostiniana vissuta nel monastero di Santa Croce, la cui fama di santità era legata all’esercizio di doni carismatici come la precognizione, la profezia e l’intercessione attraverso la preghiera. Il terzo e ultimo esempio riportato da Zarri è quello della mistica Chiara Bugni, clarissa veneziana di nobile famiglia, costretta negli ultimi anni della sua vita alla carcerazione e al silenzio. I suoi sermoni alle consorelle sono contenuti nel Libro della beata Chiara , singolare caso di scrittura comunitaria a cui partecipano sia illustri teologi, come il francescano Francesco Zorzi, autore di una prima e incompleta biografia della Bugni, sia monache colte, accomunate dalla volontà di perpetuarne la memoria e promuoverne il culto dentro e fuori il monastero. In conclusione, Zarri dimostra che la lunga durata del concetto di direzione spirituale non implica affatto l’accettazione della sua «atemporalità», ma al contrario richiede un’indagine storiografica attenta, capace di tener conto dei cambiamenti relativi alle concezioni della religiosità, della spiritualità e della pratica sacramentale. Solo così si può accedere alla comprensione di un fenomeno complesso, che si definisce nel difficile equilibrio tra libertà e dottrina, coscienza individuale e relazione con l’altro.

© Osservatore Romano - 4 marzo 2017


vd anche

LA DIREZIONE SPIRITUALE